giovedì 15 gennaio 2026

Storici lucani. 16. La Lucania Sconosciuta di Luca Mandelli (Donato Donnino)

Quando pensiamo al Sud storico italiano, spesso ci sfugge un nome che risuona antico e denso di storie dimenticate: Lucania. Nel Seicento, un frate agostiniano intraprese un’opera ambiziosa e quasi visionaria: scrivere la storia organica e la geografia di questa terra. Luca Mandelli, agostiniano di Diano nel Principato Citra (oggi Teggiano in provincia di Salerno), nato probabilmente tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII, morto nel 1672, fu autore di La Lucania Sconosciuta, prima opera storiografica dedicata alla Lucania nel suo complesso.

Mandelli iniziò a scrivere la sua opera dopo il 1644, e continuò fino alla sua morte nel 1672, basandosi su numerose fonti, citate a margine del testo.  


Il risultato fu un manoscritto mastodontico di oltre seicento fogli, fitte pagine scritte a mano, che raccontano terre, paesi, coste, colline, valli, ma anche la gente, le consuetudini e i toponimi, restituendo un quadro ricco e complesso di un territorio che rischiava di essere dimenticato. Nonostante l’importanza del lavoro, l’opera non fu mai pubblicata e sopravvive oggi nella Biblioteca Nazionale di Napoli, dove continua a essere una fonte preziosa per studiosi e appassionati.

Mandelli volle offrire la prima storia organica della Lucania, non limitandosi a frammenti o cronache locali, ma tracciando una mappa culturale e geografica ampia, che abbracciasse coste, valli, montagne e paesi noti e dimenticati. 
La "Lucania sconosciuta" di Luca Mandelli (spesso citato anche come Luca Mannelli) non è un libro moderno o un romanzo, bensì un'importantissima opera storiografica del XVII secolo, fondamentale per chi studia la storia della Basilicata e del Vallo di Diano.
L'opera è divisa in due volumi e offre una panoramica dettagliata della Lucania del 1600. I temi principali includono:
- Geografia e Storia: Descrizione dei confini antichi e moderni della Lucania (che all'epoca comprendeva anche parte dell'attuale Cilento e Vallo di Diano).
- I Centri Abitati: Mandelli descrive minuziosamente i paesi, i castelli e le città (es. Maratea, Teggiano, i paesi della Val d'Agri), fornendo dati preziosi sull'urbanistica e sulla demografia del tempo.
- Genealogia: Riporta notizie sulle famiglie nobiliari locali, sulle successioni feudali e sulle figure ecclesiastiche di rilievo.
- Archeologia: È una delle prime fonti a citare ritrovamenti archeologici ed epigrafici della zona (es. Paestum e Velia).
La sua ricerca collegava fonti classiche e documenti locali, attingendo a storici antichi e alla memoria orale, creando un ponte tra il Mezzogiorno dimenticato e l’identità storica della regione. Le fonti sono le più varie, dagli autori antichi come Livio, Strabone, Virgilio, Tacito, ecc., sino ai moderni come Summonte, Capaccio, Porzio, Cantalicio, e così via. Si va dalla storia generale del Regno di Napoli agli autori di storie locali, come Quattromani, Mirafioti, Ciarlanti, Pellegrino, ed altri. Inoltre, Mandelli usa i fiumi come assi portanti della narrazione, tanto che i suoi "ragionamenti" (capitoli) seguono i bacini fluviali (Sele, Tanagro, Sinni, Agri, Basento, Bradano), non copiando solo dai libri antichi, ma visitando i luoghi (soprattutto nel Vallo di Diano e nel Cilento), descrivendo rovine che oggi non esistono più, leggendo, come detto, epigrafi e riportando usanze locali.
Eppure, nonostante la sua erudizione e il ruolo centrale che il manoscritto ha avuto per storici successivi, La Lucania sconosciuta non è mai diventata patrimonio culturale condiviso, e molte delle comunità descritte rischiano oggi di esistere solo tra le pagine ingiallite di Mandelli.

Per una lettura del manoscritto, con edizione critica, rimandiamo a A. BOTTI, Identità territoriali e storiografia nel Regno di Napoli. Edizione critica e studio introduttivo de “La Lucania Sconosciuta” di Luca Mandelli di Diano, UniRoma 3, a.a. 2015-2016.

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