giovedì 19 maggio 2022

La Basilicata moderna. 43. Le tipologie urbane a metà Settecento

 Dalla relazione Gaudioso emerge, in primo luogo, un quadro alquanto variegato delle tipologie urbane. La provincia comprendeva, infatti, 117 centri abitati distribuiti in quattro “Ripartimenti”. Era, in effetti, una provincia piuttosto vasta, che, fino a quell’epoca, era nota sostanzialmente attraverso la descrizione datane, ad inizio del secolo, dal Pacichelli:

"Opportuno è il passaggio dall’Hirpinia nella Lucania, Terra questa, anzi fra l’uno, e l’altro partimento delle due Provincie distesa, che a quella unita, ò congionta; la maggior parte però più inchiusa, e con qualche portion della Puglia, e Grecia grande, volgarmente detta Basilicata. Vogliono i seguaci di Leandro Alberti, e del Pontano, che questo nome sia sorto da’ Veleni suoi naturali, ò dal Greco Imperadore, che ne dotò la figliuola, ò da un tal Basilio, che col suo valore ne scacciò i Greci: e taluni molto meglio stimano, per la sua Signoria rilevata, sendo che la sua voce Greca, significa propriamente Regale, forsi perché al Regal Dominio da tempo lungo sia ella appartenuta, à differenza delle due precedenti de’ Prencipi  di Benevento, ò Salerno. […] La dividono gli Apennini dalla minor parte della Lucania, che resta nell’Ulterior Principato, hà per limiti dal lato di Greco e Tramontana le Terre, di Bari, e di Otranto, con la Provincia di Capitanata per la Riviera dell’Ofanto, dall’Oriente e Libeccio il Mare Ionio, ò di Taranto, dall’Africo alquanto il Tirreno, e dal Mezogiorno, col fiume Lao, la Calabria inferiore. In questa circonferenza dunque si ferma la particella de gl’Hirpini avvanzata al superior Principato, un taglio della Puglia Daunia, e Peucetia fra l’Ofanto, e il Bradano verso i rigagni loro, ed il lembo maritimo della Grecia grande […]. Hoggi è Matera Sede Arcivescovale, e Risdenza insieme de’ Regali Ministri per la Giustizia, e Finanze in Basilicata. I Vescovadi suffraganei sono, Lavello, Marsico vecchio, Melfi, Montepeloso, Muro, Rapolla, Tricarico, Tursi, e Venosa, Eccedono il centinajo nella Provincia le Terre, e Castelli: e con tredeci Torri guarda i due Mari. Ella viene inaffiata particolarmente da’ Fiumi, Braciano, Acalandro, ò Roseto, Siri, ò Seno, e Taciri, e da altrettanti Laghi non nominati da gli Eruditi. È Paese assai montuoso, non però inameno per la giocondità de’ suoi fruttiferi campi".

In quest’ampia provincia, i Ripartimenti avevano una consistenza piuttosto omogenea. Quello di Tursi comprendeva 31 centri abitati e si spingeva da Montescaglioso e da Ferrandina, sino ai confini della Calabria e da Terranova del Pollino sino a Gallicchio. Quello di Maratea comprendeva 30 centri abitati e comprendeva le zone dalla costa tirrenica fino a Viggianello, a Miglionico e a Corleto Perticara. Quello di Tricarico, con 29 centri abitati, comprendeva Potenza e i paesi del basso Potentino, estendendosi sino a Pietrafesa e da Sasso sino ai centri dell’alta valle dell’Agri, da Montemurro a Tramutola. Il Ripartimento di Melfi, infine, comprendeva 28 centri abitati, a nord di Potenza. 

Oltre a questi centri. Risultavano quasi delle énclaves i feudi di San Basile e Policoro, situati nel Ripartimento di Tursi.

I 117 centri abitati distribuiti nei 4 Ripartimenti della Basilicata erano, comunque, piccoli nuclei abitati con una popolazione inferiore ai mille abitanti. Oltre a Matera (13382 abitanti), Potenza (8000) e Lauria (6000) soltanto tre centri superavano i 5000 abitanti: Melfi (5523), Avigliano (5500) e Ferrandina (5000). Sette superavano i 4000 abitanti: Laurenzana (4800), Pisticci e Tursi (4200), Muro, Rivello, Tricarico e Viggiano (4000). Sei i 3000: Calvello e Venosa (3700), Moliterno (3500), San Fele (3200), Montepeloso (3071), Rionero (3050).


Da quanto sinora riportato risulta di per sé evidente come una provincia interna, qual era la Basilicata, mostrasse una netta sproporzione tra la vastità del suo territorio e le tipologie insediative, cosa di cui lo stesso Carlo doveva essersi accorto, pur attraversandone la parte meno montuosa e forse più omogeneamente abitata. Infatti, a fronte di un semplice 17% degli abitati costituito da città statutariamente tali, ben il 92% degli insediamenti basilicatesi rientrava nell’ambito delle Terre. Una provincia, dunque, del resto peculiare anche per l’intreccio, sul versante istituzionale, di Università, Feudo e Chiesa che, spesso in concorrenza tra loro, erano i tre fondamentali livelli che di fatto esprimevano l’amministrazione del potere locale, tramite conflitti, ma anche forti intrecci. Un connotato, questo, che, in alcuni centri, tra i quali Matera, Venosa, Potenza assunse dimensioni e forme di esercizio concreto ancora più particolari e alquanto significativi rispetto al contesto circostante.


giovedì 5 maggio 2022

La Basilicata moderna. 42. Il dossier di Rodrigo Maria Gaudioso


La rapida visita fatta in Basilicata nel gennaio del 1735, sulla via di Messina, indusse Carlo di Borbone a disporre una inchiesta sulle condizioni di questa regione e Bernardo Tanucci incaricò a tal proposito Rodrigo Maria Gaudioso, avvocato fiscale dell’Udienza di Matera, di raccogliere dati e notizie per stilare una relazione sulle condizioni economiche e sociali di questa provincia:

"Illustrissimo signor mio padrone colentisimo

In questa settimana essendomi capitata una stimatissima carta di Vostra Illustrissima de 19 del cadente aprile con mi si è servito comandarmi per il serviggio di S. M e per le occorrenze che allo stesso vengono le facessi un’esatta discrittione di questa provincia avvisandole minutamente il sistema d’essa ne i propri termini che si è servita comandarmelo; ond’io in altro che accuso il ricivo di tal riverentissimo ordine di V.S.V., passo a parteciparle che sarà da me subbito ubbedito e eseguito colla celerità più possibile nella propria maniera che si e servita imprimelo, ed impritanto rinnovando a V. S V.I.I.I. sempre più rispettosa la mia cita osservanza con devotissimo inchino verso immutabilmente".

Gaudioso, segretario fiscale della Regia udienza di Basilicata e Marchese di Camporeale, già il 30 aprile rispose che avrebbe provveduto con celerità, inviando agli amministratori delle università di Basilicata una lettera per sollecitarli alla stesura delle singole relazioni, soprattutto gli amministratori inadempienti entro sei giorni. Il Gaudioso inviò, quindi, una lettera a tutti gli amministratori delle università chiedendo di stendere una relazione sullo stato dei propri centri indicandone posizione, abitanti, produzione, giurisdizione, amministrazione, introiti e tasse.

Un successivo sollecito fu inviato dal Gaudioso a molte Università:

"Matera 30 aprile 1735

Signor. Regente d. Bernardo Tanucci

Segretario di giustizia presso S. M

Miles. D. Rodrigo Maria Gaudioso ex marchionibus Campi Reali Regi Fisci […] provinciae Basilicate […]

Magnifici sindaci, eletti cancellieri, ed ogni altro a chi spetta dell’università di tutti luoghi di questa provincia di Basilicata vi significo che fra il ternime  di giorni io avessimo rimesso in nostro potere fede veridica del numero degl’abitanti dai vostri rispettivi luoghi, vescovadi colle loro entrade e plebende, badie, conventi dè frati, parrocchie,baroni con loro entrade, i nobili di ciaschè d’una città con loro entrada, prodotti del terreno, marina, meccanica, entrade rege, tribunali con loro ministri, e salari di ciascuno,usanze, leggi,stili particolari ed inclinazioni dei popoli. E’ perché finora non abbiate curato ubbidire, abbiamo perciò fatto urgente, col quale vi dicemo ed avvertimo che precisamente […] tra il termine d’altri giorni 6 lo dobbiate remettere in risposta della fede di quel tanto vi è nei singoli rispettivi luoghi.

Matera, li’ 8 gennaio 1736

Rodrigo Maria Gaudioso".

Rodrigo Maria Gaudioso inviò a Napoli un voluminoso dossier diviso, sostanzialmente, in due parti: la prima (cc. 1r-38v) era la relazione propriamente detta, nella quale l’avvocato fiscale aveva riassunto e rielaborato le relazioni inviategli dalle Università, organizzandole secondo le rubriche richieste agli amministratori e ponendo particolare rilievo nella registrazione delle entrate; la seconda parte (cc. 52r-416) raccoglieva le relazioni redatte dai cancellieri delle singole Università della provincia e dalle quali il Gaudioso aveva, appunto, tratto il materiale per la sua descrizione. La relazione del Gaudioso e quelle delle Università furono, poi, raccolte in un unico volume attualmente conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli. 

Quale immagine della Basilicata emerge da queste pagine? Una rappresentazione, tutto sommato, molto meno stereotipata di quanto si possa pensare. Infatti, pur con tutti i limiti evidenti di un’inchiesta condotta sostanzialmente a tavolino, senza adeguati strumenti di rilevazione, l’indagine del Gaudioso ebbe l’indubbio merito di essersi avvicinata a restituire un’immagine più realistica della Basilicata che, come ha scritto Valeria Verrastro, "che è, sì, quella regione aspra e dai precipitosi monti di cui ci parla l’Alberti: il vero attestano sindaco ed eletti di Brindisi quando ci descrivono territori “di aspera coltura per le spine, pietre ed altri intoppi, per essere, tali territori, la maggior parte montuosi, e non piani, e le vigne per essere in terreno duro”. Emerge anche, una Basilicata che in alcune sue zone pure si identifica con quella regione fertile descrittaci dal Mazzella: “con profitto gli abitanti dell’antica Montepeloso s’industriano alla semina dé grani, e biade in un territorio che è tanto quanto fertile, ed è sufficiente per lo mantenimento del paese”. Una regione, dunque, non del tutto priva di risorse, ma dove le stesse sono letteralmente falcidiate dalla perversità del sistema fiscale napoletano che, se da una parte indebita le Università, dall’altra aumenta a dismisura la rendita baronale e quella regale a tutto svantaggio dei ceti più umili. Quest'ultimi sottoposti a una infinita serie di contribuzioni su generi di consumo di prima necessità, di corresponsioni dovute alla feudalità laica (duchi e principi) come a quella ecclesiastica (Ordini religiosi e vescovi), così numerose da metterli nelle condizioni, come amaramente si legge nella già citata relazione su Brindisi, “di non aver più cosa propria che non sia soggetta ai suddetti pesi”. Una regione dove il ceto civile, che pure altrove va faticosamente facendosi strada, stenta a formarsi: “pochi i dottori di legge”, pochi pure i “dottori fisici”.

Ma più che la Relazione grande interesse rivestono le informative che furono spedite al Gaudioso dagli amministratori delle singole Università, per la grande mole di notizie in esse contenute e che il marchese di Camporeale ritenne, forse, opportuno tacere o inglobare nel più generale contesto “a volo d’uccello” della Provincia.

Potenza. 5b. Le tradizioni dei mestieri

Una volta raggiunta l’età per poter lavorare, il ragazzo in base al proprio stato badava o alla coltura dei campi, ad un mestiere o all’ammi...