giovedì 24 settembre 2026

Principato Citra. 2. La storia di Nocera di Simone Lunadoro (Gianvito Martino)

È del 1610 un primo prodotto storiografico su un centro del Principato Citra, una dissertazione epistolare sulle origini e la storia di Nocera de’ Pagani. L’autore, il senese Simone Lunadoro, dottore in legge, successivamente protonotario apostolico e canonico della metropolitana della propria città, aveva ottenuto, grazie al nipote Girolamo Lunadoro, segretario del cardinale Cinzio Aldobrandini, nipote di Clemente VIII, la diocesi nocerina nel 1602. Come vescovo, Lunadoro si distinse per una vigorosa azione pastorale, articolata intorno all’applicazione dei decreti tridentini, alla maggiore assistenza spirituale alla popolazione (anche tramite la dotazione di più parrocchie a Nocera) ed all’estensione dei poteri secolari della curia. In quest’ultimo campo, Lunadoro portò a termine il palazzo vescovile già iniziato dai predecessori ed avviò il progetto di completa riedificazione della cattedrale secondo il modello di quella senese.

Il tentativo parastoriografico di Lunadoro, la prima storia moderna di Nocera, si ispirava certamente alle scritture storiche toscane, in special modo alla Historia de’ fatti e guerre de’ Sanesi di Orlando Malavolti, più volte citata dallo stesso Lunadoro. Il destinatario della lettera, inoltre, fu, non a caso, il senese Alcibiade Lucarini, lettore ordinario nello studio salernitano. Scegliendo la forma della lettera, sicuramente meno impegnativa dell’opus historicum concluso, il vescovo decideva, continuando sullo stile delle relationes ad limina, di offrire un quadro sicuramente esteso, ma, al contempo, molto meno impegnato ed accurato dello stato ecclesiastico e civile della cittadina. In effetti, Lunadoro dava del rapporto tra Chiesa, popolo e feudatari un quadro estremamente equilibrato, descrivendo l’armonica composizione del governo della città. Se, infatti, il duca Francesco Maria Carafa, che esercitava il merum et mixtum imperium, deteneva la titolarità della maggior parte delle magistrature, i cittadini, d’altro canto, provvedevano per la maggior parte del governo »ch’era lassata alla cura loro» nel Parlamento cittadino. 

Simone Lunadoro rivelava, quindi, notevoli qualità di equilibrio e diplomazia, sorvolando sui contrasti tra il duca e l’università di Nocera. Sicuramente anche la forma epistolare gli consentiva di operare tagli nella rappresentazione della comunità, rappresentandosi come vescovo di una città importante e nella quale gli equilibri tra i poteri locali  erano stabili anche grazie alla propria opera pastorale.

BIBLIOGRAFIA:

S. LUNADORO, Copia d'una lettara scritta da mons. Lunadoro vescovo di Nocera de' Pagani intorno all'origine di detta città e suo vescouado al signor Alcibiade Lucarini, in Napoli, per Tarquinio Longo, MDCX,

G. ORLANDO, Storia di Nocera de’ Pagani, Napoli 1884, III, pp. 462-500.

S. LUNADORO, Copia d'una lettara scritta da mons. Lunadoro vescovo di Nocera de' Pagani intorno all'origine di detta città e suo vescouado al signor Alcibiade Lucarini, ristampa anastatica, Nocera, Edizioni de "La Cittanova", 1985.


giovedì 10 settembre 2026

Principato Citra. 1. Storici moderni del Principato (secoli XVI-XVIII) (Gianvito Martino)

 


Autore

Provenienza

Socio-Professionale

Città

Opera

Antonini

Giuseppe

Avvocato

Cilento e

Vallo di Diano

La Lucania. Discorsi, in Napoli, nella Stamperia di Raffaello Gessari, 1745

Carlucci

Giovan

Battista

Ecclesiastico

Palomonte

Descrizione della Terra di Palo, che prima si chiamò Polo, in Napoli, per Carlo Porsile, 1681
[rist. anast., Palomonte, s.e., 1988]

De Nigris

Niccolò

Dottore

in utroque iure

Campagna

Campagna antica e moderna, sacra e profana, overo compendiosa Istoria della Città di Campagna, in Napoli, per Francesco Benzi, 1691

Gatta

Costantino

Medico

Cilento

e Vallo di Diano

Memorie topografiche-storiche della provincia di Lucania, compresa al presente nella provincia di Basilicata, e di Principato Citeriore, colla genealogia de’ serenissimi principi di Bisignano dell'illustre famiglia Sanseverino, Napoli, Stamperia del Muzio, 1732; ii ed., Memorie topografiche-storiche della provincia di Lucania, colle notizie dell'antico e venerabile tempio dedicato alla ss. Vergine, nel territorio della città di Saponara, e d'un sepolcro de' gentili presso l'antica città di Consilina, Napoli, Stamperia del Muzio, 1743.

Lunadoro

Simone

Ecclesiastico

Nocera

Copia d'una lettara scritta da mons. Lunadoro vescovo di Nocera de' Pagani intorno all'origine di detta città e suo vescouado al signor
Alcibiade Lucarini
, Napoli, Tarquinio Longo, 1610
[rist. anast., Nocera Inferiore, La cittanova, 1985]

Mandelli

Luca

 

Cilento e

Vallo di Diano

La Lucania, ms., xvii secolo, trascrizione del 1792, in BNN

Marugi

Elia

Ecclesiastico

Nocera

Lettera intorno all'antichità di Nocera de' Pagani, Napoli, …, 1651
[a cura di M. Vassalluzzo, Cava dei Tirreni, paes, 1986]

Mazza

Antonio

Medico

Salerno

Historiarum epitome de rebus Salernitanis, Neapoli, ex typographia Io: Francisci Paci, 1681

Mazza

Matteo

Geronino

Medico

Salerno

Dell’origine di Longobardi et di Normandi. Parte prima. Nella quale si scrive brevemente del sito, et cose notabili di Salerno, stanza di queste bellicosissime nationi. Qual sarà un argomento di quel che segue. Trattasi di Longobardi et di Normandi con la successione di lor Principi nelle parti di Puglia, et loro acquisti, et vittorie, ms., 1618, in BNN, Manoscritti

Mosca

Gaspare

Ecclesiastico

Salerno

De Salernitanae ecclesiae episcopis et archiepiscopis catalogus, Neapoli, ex typographia Stelliolae, ad Portam Regalem, 1594

Polverino

Agnello

Notaio

Cava

Decrizione istorica della città fedelissima della Cava,  in Napoli, nella Stamperia di Domenico Roselli, 1716-1717

Ventimiglia

Francesco

Antonio

 

Salerno

Prodromo di Francesco-Antonio Ventimiglia alla sua opera alla sua opera Memoria del Principato di Salerno, Napoli, Gaetano Raimondi, 1795

Delle memorie del Principato di Salerno, parte prima, che contiene le notizie di tal principato dall'anno 840 al 1127, Napoli, nella Stamperia di Gaetano Raimondi, 1788

Volpi

Giuseppe

Patrizio

Capaccio

Cronologia de' vescovi Pestani ora detti di Capaccio. Dall'anno 500 fino al presente. In cui si da' conto dei fatti piu memorabili […], in Napoli, nella stamperia di Michele Luigi Muzio, 1720

[rist. anast. Marigliano, Scuola tipo-litografica della Piccola opera della redenzione Istituto Anselmi, 1994]

giovedì 27 agosto 2026

Materiali didattici. 34. Il telero LUCANIA 61 di Carlo Levi (Rosamaria Nicoletti)

Il grande telero Lucania ’61, oggi esposto permanentemente a Matera, nella sede di Palazzo Lanfranchi, fu commissionato a Carlo Levi dal Comitato organizzatore per le celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia a Torino.

Mario Soldati, curatore della mostra Italia ‘61, gli chiese, infatti, di realizzare un’opera che rappresentasse la Basilicata all’interno del Padiglione delle Regioni progettato per l’occasione da Gian Luigi Nervi. Carlo Levi organizzò, allora, nell’aprile del 1960 un viaggio in regione insieme a Mario Carbone, per rinverdire la sua memoria dei volti, della terra, delle storie vissute da esule tra il 1935 e il 1936.

La descrizione di Carlo Levi (che citiamo dal blog "Camminare nella Storia") è quantomai icastica:

Siamo nella grotta verde, in presenza della morte. Le donne stanno attorno al morto bianco, dal viso bianco, strette nell’antico lamento: e le madri piangono il figlio morto. Le due madri, la terrena e la celeste, piangono e raccontano la vita del figlio, con i loro visi antichi, raccolta di amore e di dolore. Narrano della nascita, della povertà, della vita spesa per gli altri, della bontà, della poesia, dell’acerba morte. Con le madri sono le donne avvolte nei veli del costume e le giovani in lacrime o chiuse nel nero del lutto e della vita e con loro la figura solitaria del vecchio vice-sindaco amaro e la vecchia che sembra vaticinante; tutto intorno la grande spirale delle figure femminili, simili a un nero volo di uccelli, fino alla maga, in alto, dove si mostra il cielo. Dall’apertura della grotta appare una valle lontana: è il cimitero e la tomba di Rocco. Nella grotta, tra la famiglia e gli animali, il lamento si perde e si trasforma nel sonno. Una grande contadina dalla pelle arida di sole e di terra tiene in braccio il bambino addormentato. Nell’ombra verde della grotta, nel sonno dell’asina che raschia, tra gli attrezzi e le provviste, tra il pane e i lambasciuni, vicino alla vecchia vaticinante, una bambina dalla gamba fasciata guarda con gli intensi occhi neri. E guarda il monaciello vestito per voto e le donne che vegliano il sonno e i sospiri; i bambini sono stretti nei letti, sdraiati, incrociati o in braccio alle donne e le capre circondano la culla appesa, dove dorme un lattante. E il buio della grotta brulica di forme.



Ma le ore passano. Fuori è giorno alto. Nel vicolo si svolge la vita del vicinato. Piedi si muovono e passano. Chi porta in capo, chi siede lavorando davanti alla porta, chi allatta, chi nutre il bambino, chi stende il bucato, chi parla, chi ascolta. Una grande donna incinta, bianca nei suoi grembiali, sotto gli occhi delle compagne affaccendate e dei fanciulli dal viso melanconico appoggiati agli stipiti, si leva sul paesaggio spoglio, accanto ai ragazzi, al giovane Rocco adolescente. È ancora la madre tra i bambini che la tengono con le mani e gli animali, sotto il paese bianco alto sul colle, nel sole impietoso del mezzogiorno. Volge l’ora. Si avanzano l’ombre. I contadini risalgono come ogni sera verso il paese già oscuro. Lunghe file con gli asini e le capre, come legati a un moto che si ripete da sempre, ogni giorno, all’andare degli animali, allo spazio dei pasti, al rumore dei zoccoli dei muli sulla terra, al filo dei finimenti, all’ondeggiare dei basti e dei cesti. Un contadino precede le bestie, la donna, il figlio. È color del velluto, dei panni infangati, della terra. La sua donna è alta, in groppa col suo bambino, come in una fuga in Egitto, bianca come l’argilla dei monti desolati. E dietro viene la lunga fila nera, capre, donne, pecore, argille e ombre, sotto il deserto dei campi, verso la piazza.




La piazza è colma di gente che ascolta Rocco che parla. Alla finestra, lontani e isolati, si affacciano dal loro tempo i grandi morti di Lucania, gli antichi meridionalisti, Fortunato, Nitti, Dorso. Sotto di loro permane sul muretto la fila curva dei disoccupati e dei vecchi, uomini in attesa, senza speranza, giù fino al disoccupato dal colore delle stoppie che chiude in basso la fila e il quadro, e al cane che dorme come morto. Sulla piazza, all’ombra delle chiese, i vecchi intabarrati parlano gli eterni discorsi. In gruppo o solitari si appoggiano al bastone, nel tempo fermo. E gli uomini aspettano, con il viso sulle mani, con le mani intrecciate o appoggiate alle ginocchia, le inutili mani che non trovano lavoro. Ma davanti a loro è un altro mondo che nasce: sul volto di Rocco scintilla la luce di un’interna energia che nuova si esprime: attorno a quel centro luminoso si svolge la grande spirale degli uomini che nella parola trovano per la prima volta il senso e il valore dell’esistenza. Eccoli tutti, i compagni e i fratelli, i personaggi della storia, i protagonisti veri. Che cosa dice Rocco? È il suo un comizio, un discorso politico o è una poesia quella che egli sottolinea col gesto della mano? Forse l’uno e l’altro insieme, forse egli dice i suoi versi, la sua Marsigliese contadina: Spuntano ai pali ancora / le teste dei briganti / e la caverna / l’oasi verde della triste speranza / lindo conserva un guanciale di pietra…/ Ma nei sentieri non si torna indietro. / Altre ali fuggiranno dalle paglie della cova, / perchè lungo il perire dei tempi, / l’alba è nuova, è nuova. L’alba è nuova per questi uomini: eccoli giovani e vecchi, pastori e operai e fanciulli, intenti ad ascoltare e ad ascoltarsi, testimoni e protagonisti: eccoli, i contadini e i poeti, e fra essi il maggiore, Umberto Saba e tra la folla l’autore e i personaggi del ‘Cristo si è fermato a Eboli’ e quelli de ‘l’Uva puttanella’, una folla che cresce, che diventa infinita: un mondo nasce con la parola e l’immagine”. 


L’opera (lunga oltre 20 metri e divisa in tre pannelli) è, dunque, dedicata a Rocco Scotellaro, scrittore, poeta e sindaco di Tricarico che appare giovanissimo, al centro della tela, con il volto lentigginoso. Viene ritratto, invece, già sindaco al centro della piazza affollata dalla sua comunità alla quale partecipano anche importanti intellettuali italiani, tra cui lo stesso Levi, di profilo. 

giovedì 20 agosto 2026

Bibliografie essenziali. 48. John Acton e la "leggenda nera" del "ministro/amante" di Maria Carolina


- G. Nuzzo, La monarchia delle Due Sicilie tra Ancien Régime e rivoluzione, Napoli, Berisio, 1972

- Id., L’ascesa di Acton al governo dello stato, in «Archivio Storico per le Province Napoletane», III serie, 19 (1980), pp. 437-545

- Id., A Napoli nel tardo Settecento. La parabola della neutralità, Napoli, Morano, 1990

- R. Moscati, Dalla reggenza alla repubblica partenopea, in Storia di Napoli, Cava dei Tirreni, Di Mauro, 1976, IV, pp. 721-787

- R. Ajello, I filosofi e la Regina. Il governo delle Due Sicilie da Tanucci a Caracciolo (1776-1786), in «Rivista Storica Italiana», 103 (1992), pp. 398-454 e pp. 657-738. 

giovedì 30 luglio 2026

Orazio. 7. L'ode a Virgilio tradotta da Cesare Pavese


(Carmina, IV 12)

Già i venti di Tracia compagni della primavera, e mitigatori del mare, spingono innanzi le vele, già il gelo è sparito dai prati e i fiumi non cricchian più colmi di neve invernale. […] La stagione porta la sete, o Vergilio, ma se desideri proprio di ber del vino di quel torchiato a Cale, tu che frequenti i giovani più nobili, devi pagarlo con del nardo. Un piccolo vasello di nardo farà saltar fuori il fiasco che ora sta nei magazzini di Sulpizio, generoso a infondere novelle speranze e efficace a lavare ogni amarezza. Ché se ti affretti a questi piaceri, corri veloce colla tua merce: io non intendo di innaffiarti col vino a gratis, come la mia fosse la casa d’un riccone. Ma però tronca ogni indugio e lascia lì di cercar guadagni e ricordandoti, fin che sei ancora in tempo, delle fosche fiamme, mescola un po’ di pazzia ai ragionamenti: è dolce a tempo e luogo.

sabato 18 luglio 2026

Disney a Potenza


Il dialetto potentino approda sulle pagine di Topolino. Il numero 3686 del celebre settimanale Disney, in uscita il 15 luglio, è disponibile anche in un’edizione speciale che propone la storia “Zio Paperone e la giornata piena” tradotta nella parlata del capoluogo lucano.
L’iniziativa rientra nel progetto con cui Topolino porta le proprie storie nei dialetti e nelle lingue locali italiane, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio linguistico del Paese attraverso il fumetto.
La traduzione in potentino è stata curata dal linguista Potito Paccione, nell’ambito di un gruppo di lavoro coordinato da Riccardo Regis, professore ordinario di Linguistica italiana all’Università degli Studi di Torino ed esperto di dialettologia italiana. La storia è firmata da Augusto Macchetto, ai testi, e Giampaolo Soldati, ai disegni.
Paccione, eccellente studioso potentino, ha conseguito con lode la Laurea Triennale in Lettere e Filosofia (Curriculum dell’Età Moderna) nel 2014 presso l’Università degli Studi della Basilicata, discutendo una tesi in Glottologia e Linguistica focalizzata sul "Galloitalico potentino tra innovazione e conservazione". Presso lo stesso Ateneo ha proseguito gli studi magistrali in Storia e Civiltà Europee, laureandosi nel 2017 con 110/110 e lode con una tesi sperimentale dal titolo "Le parlate galloitaliche lucane: analisi linguistica dei dialetti di Tito e Potenza in tempo apparente".
Il suo percorso di ricerca sul campo ha inizio nel 2012 attraverso la collaborazione attiva con il Progetto A.L.Ba. (confluito nel 2018 nel CID - Centro Internazionale di Dialettologia), per il quale ha operato come raccoglitore di dati linguistici per il III e il IV volume dell’Atlante Linguistico della Basilicata. Parallelamente alle attività di ricerca, ha svolto un ruolo chiave nella segreteria organizzativa di prestigiosi Convegni e delle Scuole Internazionali di Dialettologia. Attualmente prosegue la sua attività scientifica in qualità di Assegnista di ricerca post-lauream presso il CID ed è Dottorando di ricerca presso l'Università degli Studi "Guglielmo Marconi" di Roma, specializzandosi nello studio e nella salvaguardia del patrimonio linguistico e dialettale lucano.



giovedì 16 luglio 2026

Orazio. 6. L'ode a Lidia tradotta da Cesare Pavese


(Carmina, I 25)

Più di rado i giovanotti audaci vengono a batterti di molti colpi le finestre serrate: essi non ti rompono più i sonni e la porta che prima si muoveva di continuo sui cardini agevoli ora s’è innamorata della soglia. Odi sempre più di rado ormai dirti: «Lidia, le lunghe notti, mentr’io muoio per te, dormi tu?»

Verrà il tempo che, vecchia da pochi soldi, rimpiangerai i tuoi protervi amanti in un angiporto solitario più rumoroso del vento Tracio durante l’interlunio. Allora l’amore ardente e la libidine, che suole infuriare le cavalle, t’infierirà intorno al fegato piagato. E ancora, ti lamenterai che i giovani lieti godano del mirto e dell’edera pallida più che della scura, e che donino all’Euro, compagno dell’inverno, le foglie disseccate.

Principato Citra. 2. La storia di Nocera di Simone Lunadoro (Gianvito Martino)

È del 1610 un primo prodotto storiografico su un centro del Principato Citra, una dissertazione epistolare sulle origini e la storia di Noce...