Ernesto De Martino, seppure non lucano, risulta notevolmente legato alla Basilicata nella sua "spedizione" dal 30 settembre al 31 ottobre 1952 e poi, più volte, fino al 1956. Egli nacque a Napoli nel 1908, da padre ingegnere delle ferrovie e madre maestra elementare. Frequentò il ginnasio a Firenze e il liceo (classico nella sezione moderna, senza il greco, sostituito dal tedesco) a Napoli. Dopo aver frequentato per un anno la facoltà di ingegneria a Torino, studiò filosofia a Napoli dal 1929. Nel 1930 incontrò Vittorio Macchioro, archeologo, storico delle religioni e studioso dell'orfismo. Prestò servizio militare come allievo ufficiale riuscendo nel contempo a proseguire gli studi.
Dopo la laurea in lettere all'Università di Napoli nel 1932, con una tesi in storia delle religioni sotto la direzione di Adolfo Omodeo, si interessò alle discipline etnologiche. Si iscrisse ai GUF e alla Milizia Universitaria, collaborando a L'Universale di Berto Ricci e facendo circolare in una cerchia ristretta di collaboratori un Saggio sulla religione civile poi rimasto inedito. Alla caduta del regime nel luglio del 1943, De Martino, che aveva intanto maturato forti sentimenti antifascisti, si trovava con la famiglia a Cotignola, nella bassa Romagna e partecipò da rifugiato alla Resistenza, dapprima in provincia di Ravenna poi a Forlì, dove rappresentò il Partito italiano del lavoro alle riunioni del CLN.
Nel 1935 aveva sposato Anna Macchioro, la figlia di Vittorio, con cui ebbe due figlie, Lia e Vera. La relazione con Anna Macchioro entrò definitivamente in crisi nel 1947, quando, durante il suo insegnamento in un istituto magistrale di Bari, conobbe e si legò ad una sua allieva, Vittoria De Palma, che diventò la sua nuova compagna e preziosa collaboratrice. In Puglia ricoprì anche ruoli di responsabilità nel PSI, a Bari e nel Salento.
De Martino fu collaboratore di Raffaele Pettazzoni all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", nell'ambito della Scuola romana di Storia delle religioni. Come ordinario di Storia delle religioni e di Etnologia, dal dicembre 1958 fino alla morte insegnò all'Università di Cagliari.
Pubblicato nel 1959, Sud e Magia è un'opera fondamentale dell'antropologia italiana che analizza il profondo legame tra la cultura popolare del Mezzogiorno – in particolare della Basilicata degli anni Cinquanta – e le pratiche magico-religiose, rifiutando di liquidare queste ultime come semplice ignoranza o superstizione da folklore.
Al cuore del saggio si trova il concetto teorico di "crisi della presenza", ovvero il rischio costante che l'individuo sperimenta, in contesti di estrema miseria, isolamento e precarietà materiale, di perdere la propria coscienza di soggetto attivo e la capacità di dare un senso alla realtà di fronte a traumi, malattie o forze naturali avverse. La magia si configura quindi come un vero e proprio dispositivo di protezione culturale e psicologica, un ammortizzatore sociale capace di sottrarre l'essere umano dall'angoscia dell'indeterminato; attraverso rituali precisi come la guarigione dall'affascino (la fascinazione o malocchio) o le pratiche contro le fatture, il caos interiore viene incanalato in forme definite, permettendo al soggetto di agire e riscattarsi. De Martino descrive minuziosamente questo mondo arcaico esaminando i rituali protettivi legati alla nascita e all'infanzia, le formule per allontanare i temporali che minacciavano i raccolti e il sincretismo con il cattolicesimo ufficiale, dove santi e liturgie cristiane vengono costantemente assimilati e piegati a fini magici e utilitaristici per la sopravvivenza quotidiana. Nella seconda parte del volume, l'autore adotta una prospettiva storica più ampia, indagando i motivi per cui la razionalità moderna e l'Illuminismo, pur avendo influenzato le élite colte delle città come Napoli, non siano mai riusciti a penetrare nel mondo rurale delle province meridionali; la persistenza del magismo viene così ricondotta al fallimento storico delle classi dirigenti e dello Stato, che hanno lasciato le masse contadine in una condizione di totale subalternità economica e sociale.
Oltre a Sud e magia (1959), ricordiamo: Naturalismo e storicismo nell’etnologia (1941), Il mondo magico (1948), Morte e pianto rituale nel mondo antico (1958), La terra del rimorso (1961), Furore simbolo valore (1962) e, postumi, La fine del mondo (1977) e Storia e metastoria (1995).
Morì a Roma il 6 maggio 1965.
FONTE: https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_de_Martino (con tagli)
APPROFONDIMENTI:
Ernesto De Martino tra magia e storia (podcast Rai)