mercoledì 10 aprile 2013

Personaggi. 2. Tommaso Stigliani poeta materano



Tommaso Stigliani nacque a Matera nel 1573 da una famiglia non abbiente, pur se molte fonti indicano un’origine nobile per il poeta. Giovane, si recò a Napoli, dove conobbe Giambattista Marino e probabilmente Torquato Tasso.
Nel 1600 pubblicò il poemetto pastorale in ottave Polifemo (Milano, Ciotti) e un volume di raccolta di Rime (Venezia, Ciotti, 1601). Dopo aver soggiornato brevemente alla corte di Carlo Emanuele I di Savoia a Torino, nel 1603 Stigliani divenne segretario di Ranuccio Farnese, duca di Parma.
Il Canzoniere, pubblicato nel 1605 finì nell’elenco dei libri messi all’Indice dei libri proibiti, con decreto 18 novembre 1605, a causa di alcuni indovinelli di contenuto osceno. Stigliani ritenne responsabile della denuncia all’Inquisizione Enrico Caterino Davila, al servizio in quel tempo presso la Repubblica di Venezia. Lo sfidò a duello, ma rimase ferito e dovette fuggire a Napoli. Poté ritornare a Parma, grazie all’intercessione del cardinale Cinzio Aldobrandini, già protettore di Tasso e dedicatario della Gerusalemme Conquistata.
Nella città emiliana divenne Principe dell’Accademia degli Innominati, della quale erano stati membri Tasso e Marino.
Nel 1617 diede alle stampe i primi venti canti del poema Il mondo nuovo, sull’epopea di Cristoforo Colombo e della scoperta dell’America, ma le aspre allusioni a Marino contenute nell’opera attirarono su di lui le ire dell’ Accademia.
Costretto a lasciare Parma, nel 1621 si stabilì a Roma dove entrò a servizio del cardinale Scipione Borghese e poi di Pompeo Colonna. Nella città papale curò l’edizione del Saggiatore di Galileo Galilei (Roma, Mascardi, 1623),che gli era stata affidata dall’Accademico dei Lincei Virginio Cesarini, suo protettore e amico. Sempre in questi anni romani, Stigliani ripropose al pubblico una nuova edizione del suo Canzoniere (Roma, Zannetti, 1623), emendata delle poesie oscene, ma non altrettanto efficace quanto la prima. Pochi anni più tardi, uscì lo scritto di poetica Dell’Occhiale (Venezia, Carampello, 1627), stroncatura dell’Adone di Marino, il rivale scomparso nel 1625. Stigliani si richiamava a una poetica petrarchesca, più fedele alla tradizione classica, sebbene anch’essa barocca negli effetti. L’anno dopo veniva riproposto Il Mondo nuovo (Roma, Mascardi, 1628) nell’edizione definitiva in 34 canti. La posizione di Stigliani era ormai consolidata e il poeta godeva di fama e stima all’interno della cerchia dei Lincei per il rigore del suo lavoro, mentre la sistematica stroncatura di Marino gli aveva acquistato la simpatia della gran parte dei poeti del suo tempo. Nell’anno della morte uscì l’edizione delle Lettere (Roma, Manelfi, 1651) e postumo fu pubblicato il rimario Arte del verso italiano (Roma, Del Verme, 1658).

martedì 9 aprile 2013

Paesi lucani. 2. Bernalda nel 1797



Bernalda, o Bernarda, terra in provincia di Basilicata, in diocesi di Acerenza, distante da Matera miglia 18, e 30 da Taranto. E' situata in un colle verso mezzogiorno dirimpetto al mare Jonio, da cui è lontana 6 miglia, e verso ponente e tramontana tiene una catena di monti. L'aria, che vi si respira, dicono di esser buona, perchè temperata d'inverno, e calda molto di està. Si vuole, che fosse antica, e surta sulle rovine di Camarda. Vi esistono tuttavia gli avanzi delle sue mura, e tiene due porte, una ad oriente, l'altra a settentrione, fuori della quale vi sta un borgo, non essendo stato il recinto della terra capace della sua avvanzata popolazione. Nelle tasse de' fuochi trovasi sempre sotto nome di Camarda, alias Bernarda  o Bernanda.
Il di lei territorio confina da oriente e settentrione con quello di Pisticci, e propriamente col fiume Basento, il quale nasce ne' monti di Calvello, e di Potenza, e scaricasi nel mare Jonio, Tutto il detto territorio vedesi coltivato, eccetto la difesa feudale chiamata il Gaudello, Egli fa delle buone produzioni, ed anche bambace, ma appena sufficienti all'uso de' suoi cittadini, essendo assai ristretto per il numero de' medesimi. Buona parte di quegli abitati, che ascendono a 3200 vanno a faticare ne' territorij de' paesi limitrofi, che pigliano ad estaglio, e poi vendono le ricolte con poco loro guadagno a' negozianti di Taranto, come pure vanno ad esercitarvi la pastorizia.
Nella numerazione del 1532 furono tassati i suoi naturali per fuochi 99, nel 1545 per 135, nel 1561 per 284, nel 1595 per 673, nel 1648 per lo stesso numero, e nel 1669 per 387.
Il suddetto fiume Basento dà loro de' pesci, che chiamano chierpe, patimesi, ed anche capitoni, anguille, e londre, Vi sono parimenti altri rivoli di acqua, che nella stagione estiva vi pescano de' cerdiali, e de' gamberi. Alcuni di detti naturali vivono con questa pesca.
Nella difesa del Gaudello vi è molta caccia di quadrupedi, e di volatili; della prima specie sono cignali, lupi, volpi, lepri, cervi, mologne, porci spini, e testuggini, della seconda colombi, tortore, starne, pernici, beccacce, papare, grue, ed altri uccelli.
Nella nuova situazione del 1669 si trova notata: Beatrice de Bernando, seu hodierno possessore della terra di Camarda alias Bernanda per la giurisdizione delle seconde cause di detta terra, Ill. D. Ferrante de Bernando Duca di Bernanda per detta terra, ed Andrea Parise per la portolania della terra medesima. L'odierno possessore è D. Nicola Perez-Navarreta  grande di Spagna, col titolo di duca.

Fonte: L. GIUSTINIANI, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Napoli, presso Vincenzo Manfredi, 1797, tomo II, pp. 267-268.

lunedì 8 aprile 2013

La Basilicata contemporanea. 1. Per una bibliografia su Arturo Arcomano, un intellettuale e pedagogista d'avanguardia



Volumi
-     Scuola e società nel Mezzogiorno, Roma, Editori Riuniti, 1963
-     Istruzione e ministri, scuole e maestri nel I decennio unitario, Napoli, Fratelli Conte, 1983
-     Pedagogia, istruzione ed educazione in Italia (1860/1873), Napoli, Edizioni Libreria Sapere, 1986
-     L’educatore lucano. Periodico d'educazione e d'istruzione per le scuole elementari, Potenza, Università degli studi della Basilicata, Dipartimento di scienze storiche, linguistiche e antropologiche, 1994 (edizione critica con saggio introduttivo)

Articoli, saggi, recensioni
-          Scuole, istruzione e cultura contadina in Basilicata, in «Lucania», n. 1 (1954), pp. 39-41
-          Un paese che si spopola, Maratea, in «Lucania», n. 2 (nov.-dic. 1954), pp. 55-60
-          La scuola attiva di Roccanova, in «Lucania», n. 3-4 (aprile 1955), pp. 19-24
-          L'analfabetismo in Lucania, in «Chiarezza», a. I (1955), n. 2
-          Vita di un contadino, in «Chiarezza», n. 4-5 (1955), pp. 3-4-8
-          Analfabetismo a Matera, in «Chiarezza», n. 7 (luglio 1955)
-          Un giorno con i carbonai, in «Chiarezza», n. 9-10 (sett.-ott. 1955)
-          Un paese di Basilicata (Roccanova), in «Mondo Operaio», n. 20-22 (ottobre 1955), pp. 19-21
-          A proposito di un dibattito sul folklore, in «Lucania», a. III (1956), n. 1, pp. 32-35
-          Senise: braccianti e grossi proprietari, in «Lucania», a. III (1956), n.1, pp. 3-16
-          Scuola elementare nel Sud, in «Chiarezza», a. II (gennaio 1956), n. 1
-          Intervenire in Basilicata, in «Chiarezza», a. II (febbr.-marzo 1956), n. 2-3
-          Analfabetismo in Basilicata, in «Mondo Operaio», n. 7 (luglio 1956), pp. 436-439
-          Inchiesta in Lucania-Scheda per un comune lucano, in «Opinione», a. I (agosto-settembre 1956), n. 3, pp. 50-56
-          Storia di una classe in Lucania, in «Riforma della Scuola», n. 8-9 (1956), pp. 19-21
-          Pastori di Basilicata, in «Chiarezza», n. 7-8 (luglio-agosto 1956)
-          Rinnovamento in Basilicata, in «Avanti!», 27 settembre 1956
-          Gli analfabeti senza perdono, in «Il Contemporaneo», 27 ottobre 1956
-          Nuovo anno scolastico, in «Chiarezza», n. 10 (ottobre 1956)
-          Scuola e cultura contadina in Basilicata, in «I problemi della pedagogia», n. 6 (1956), 19 p.
-          I maestri itineranti e il loro ispettore, in «Riforma della scuola», n. 1 (gennaio 1957), pp. 18-19
-          Lo studio dell’ambiente, in «Riforma della scuola», n. 4 (aprile 1957), pp. 25-26
-          Il problema della scuola, in «Chiarezza», n. 4 (aprile 1957)
-          Un po’ più di coraggio-I nuovi libri di testo, in «Riforma della scuola», n. 8-9 (agosto-settembre 1957), pp. 6-8
-          Collegio-scuola in Basilicata, in «Riforma della scuola», n. 8-9 (agosto-settembre 1957), p. 34
-          L’aula diventò un arsenale, in «Riforma della scuola», n. 12 (dicembre 1957), pp. 17-19
-          Istruzione ed educazione preelementare in Basilicata, in «I problemi della pedagogia», n. 6 (1958), 11 p.
-          La monografia sulla gru, in «Riforma della scuola», n. 2 (febbraio 1958), pp. 17-18
-          La luciarella, in «Riforma della scuola», n. 3 (marzo 1959), p. 22
-          La tipografia a scuola nel Sud, in «La voce della scuola democratica», n. 3 (febbraio 1959)
-          Esperienze di un maestro, in «Riforma della scuola», n. 11 (novembre 1959), pp. 24-27
-          Recensione a S. Cilibrizzi, I grandi lucani nella storia della nuova Italia, in «I problemi della pedagogia», a. I (1960), n. 1
-          Scuole nuove e Mezzogiorno, in «I problemi della pedagogia», 17 p.
-          Scuole nuove fra i contadini, in «Riforma della scuola», n. 1 (gennaio 1960), p. 16
-          È possibile una scuola di base, nuova nel Sud?, in «Cultura e società», n. 1 (gennaio 1960), pp. 260-284
-          Viaggio d’Aprile in Calabria, in «Riforma della scuola», n. 3 (marzo 1960), pp. 17-19
-          Il maestro nel Sud, in «Il maestro oggi», a. I (maggio-luglio 1960), n. 3, pp. 59-69
-          Maestri e civiltà in Lucania, in «Il Contemporaneo», n. 25-26 (maggio-giugno 1960), pp. 125-129
-          Contenuto e metodo, in «Riforma della scuola», n. 6-7 (giugno-luglio 1960), pp. 5-6
-          Maestri del Mezzogiorno, in «Cultura e Società», luglio 1960, pp. 815-826
-          «Il metano è nostro, guai a chi lo tocca!», in «Riforma della scuola», n. 8-9 (agosto-settembre 1960), pp. 22-24
-          Maestri del Sud, in «Il maestro oggi», n. 1 (agosto-ottobre 1960), pp. 102-108
-          Storia di un edificio scolastico, in «Riforma della scuola», n. 10 (ottobre 1960), pp. 13-14
-          In mezzo alla strada, in «Mondo Nuovo», n. 39 (2 ottobre 1960)
-          I milioni che non si spendono, in «Riforma della scuola», n. 11 (novembre 1960), pp. 22-23
-          Le cifre dell'analfabetismo, in «Mondo Nuovo», n. 1 (gennaio 1961)
-          Scuola materna nel Mezzogiorno, in «Riforma della scuola», n. 2 (febbraio 1961), p. 22
-          Condizione della scuola elementare nel Mezzogiorno, in «Riforma della scuola», n. 5 (maggio 1961), pp. 20-21
-          Recensione a A. N. Whitehead, I fini dell’educazione e altri saggi, in «Riforma della scuola», n. 5 (maggio 1961), pp. 34-35
-          Recensione a R. Caffi, I problemi fondamentali dell’educazione, in «Riforma della scuola», n. 6-7 (giugno-luglio 1961), p. 49
-          Maestri del Mezzogiorno, in «Cultura e società», n. 4 (luglio 1961), pp. 816-826
-          La scuola dagli 11 ai 14 anni nel Mezzogiorno, in «Riforma della scuola», n. 8-9 (agosto-settembre 1961), pp. 18-20
-          Recensione a S. Valitutti, Difesa della scuola, in «Riforma della scuola», n. 8-9 (agosto-settembre 1961)
-          Recensione a G. Cives, Cento anni di vita scolastica in Italia. Ispezioni e inchieste da Gino Capponi a Giuseppe Lombardo Radice, in «Riforma della scuola», n. 8-9 (agosto-settembre 1961)
-          Recensione a L’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia nei suoi primi cinquant’anni di vita, in «Riforma della scuola», n. 5 (maggio 1962), p. 32
-          Recensione a E. C. Banfield, Una comunità del Mezzogiorno, in «Riforma della scuola», n. 11 (novembre 1962), p. 37
-          L’educazione della mente, in «Riforma della scuola», n. 8-9 (agosto-settembre 1962), p. 16
-          Scuola e università nel Mezzogiorno, in «Riforma della scuola», n. 11 (novembre 1962), p. 24
-          Recensione a L. Lombardo Radice, L'educazione della mente, in «Riforma della scuola», n. 8-9 (1962), p. 16
-          Scuola infantile problema sociale, in «Riforma della scuola», n. 3 (marzo 1963), pp. 38-41
-          Mentalità scientifica e democrazia, in «Riforma della scuola», n. 6-7 (giugno-luglio 1963), pp. 52-53
-          Università e scuola nel Mezzogiorno, in «Cronache Meridionali», n. 10-11 (1962), pp. 155-164
-          Scuola di base, in «Scuola e Costituzione», n. 9-10 (sett.-ott. 1962), pp. 7-9
-          Scuola e Università nel Mezzogiorno - Il Convegno di Palmi, in «Riforma della scuola», n. 11 (1962), p. 24
-          Recensione a E. C. Banfield, Una comunità del Mezzogiorno, in «Riforma della scuola», n. 11 (1962), p. 37
-          Scuola e Università nel Sud, in «Chiarezza», n. 1 (gennaio 1963)
-          Recensione a Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia. Relazione sull’attività dell’Associazione nell’anno 1961, in «Riforma della scuola», n. 2 (febbraio 1963), p. 39
-          Mezzogiorno e scuola, in «Chiarezza», n. 2 (febbraio 1963)
-          Scuola infantile - problema sociale, in Atti del Convegno su Problemi della
-          scuola infantile (Istituto Gramsci, 15- 16 dicembre 1962, Roma), in «Riforma della scuola», n. 3 (1963), pp. 38-41
-          La scuola dell'infanzia, in «Chiarezza», n. 5 (maggio 1963)
-          Economia ed educazione (recensione a P. Jaccard, Politica dell'impiego ed educazione), in «Avanti!» 1 giugno 1963
-          Mentalità scientifica e democrazia, in L'insegnamento scientifico nella scuola dell'obbligo, in «Riforma della scuola», n. 6-7 (1963), pp. 52-53
-          Alfabeto e analfabetismo (recensione a A. Lorenzetto, Alfabeto e analfabetismo), in «Avanti!», 2 marzo 1963
-          L'edificio scolastico di Roccanova, in «Chiarezza», n. 1 (genn.-febbr. 1964)
-          Infanzia alienata (recensione a D. Bertoni Jovine, Infanzia alienata), in «Il Ponte», n. 11 (1964), pp. 1429-1430
-          La scuola e l'educazione nelle campagne (in collaborazione con L. Raparelli), in Atti del Convegno Strutture civili nelle campagne (Roma, 4 ottobre 1965), Roma 1965, pp. 47-49
-          Segnalazioni di libri e riviste, in «Realtà e problemi dell'educazione degli adulti», n. 19-20-21 (1967), pp. 71-78
-          Educazione permanente dell'uomo (recensione a A. Lorenzetto, La scoperta dell'adulto), in «Mondo Nuovo», 7 (maggio 1967)
-          Un bilancio necessario: 20 anni di scuola popolare, in «Scuola Nostra», n. 3 (marzo 1967)
-          Attività sociali ed educative nel Mezzogiorno, in «I problemi della pedagogia», n. 4-5 (luglio-ottobre 1971), 10 p.
-          I corsi integrativi al termine degli Istituti magistrali e dei Licei artistici, in «La ricerca», n. 8 (15 aprile 1972), pp. 1-6
-          Educazione degli adulti ed educazione permanente nei lavori del CENSIS (appunti di lavoro), in «I problemi della pedagogia», n. 4 (luglio-agosto 1973), pp. 3-16
-          Scuola e cultura contadina in Basilicata, in «I problemi della pedagogia», n. 6 (novembre-dicembre 1975)
-          Scuola e cultura in Basilicata, in «I problemi della pedagogia», n. 6 (novembre-dicembre 1975), 19 p.
-          Obbligo in un feudo, in «Riforma della scuola», n. 3 (marzo 1975), pp. 36-37
-          Scuole nuove e Mezzogiorno, Estr. da «I problemi della pedagogia», 17 p.
-          Istruzione elementare ed istruzione popolare (vicende del I decennio unitario), in «I problemi della pedagogia», n. 3 (maggio-giugno 1975), 24 p.
-          L' analfabetismo nel Mezzogiorno. Una riflessione storico-politica, in «Riforma della scuola», n. 10 (ottobre 1976), pp. 11-18
-          La formazione del maestro in Italia, in «Riforma della scuola», n. 3 (marzo 1977), pp. 27-35
-          Recensione a D. Demetrio, Le scuole dell'alfabeto, in «Riforma della scuola», n. 3 (marzo 1978), p. 40
-          Annotazioni in margine, in Infanzia ambiente servizi sociali, Atti del Convegno Nazionale, Napoli, 17-20 maggio 1979, Napoli, Marotta, 1980, pp. 315-322
-          Il tirocinio didattico in Italia dal 1860 alla prima guerra mondiale, in «Scuola e Città», n. 4 (30 aprile 1980), pp. 145-156
-          Motivi educativi nel "De jure et officiis" di Genovesi (Appunti di lavoro), in «Studi filosofici», n. 3 (1980), pp. 180-222
-          Scuola e istruzione durante il fascismo in Basilicata, in Campagne e fascismo in Basilicata e nel Mezzogiorno, a cura di A. Arcomano et alii, Manduria, Lacaita, 1981, pp. 357-381
-          La storia dell'Istituto Magistrale Margherita di Savoia, saggio in occasione del centenario dell'Istituto, maggio 1989, pp. 9-34
-          Periodici meridionali dell'Ottocento. L'educatore lucano, saggio introduttivo alla ristampa anastatica de L'Educatore Lucano, Università degli studi della Basilicata, Dipartimento di scienze storiche, linguistiche e antropologiche, pp. 1-62

(Già pubblicata su «Bollettino Storico della Basilicata», XXIV (2008), n. 24)

sabato 6 aprile 2013

L'antica Lucania. 1. Il territorio nelle fonti greche e latine

Dal Sele iniziano la regio tertia e il territorio della Lucania e del Bruzio e lì non vi è stata una scarsità di mutazione di abitanti. L'hanno tenuto i Pelasgi, gli Enotri, gli Itali, i Morgeti, i Siculi, soprattutto i popoli di Grecia e più di recente i Lucani, discendenti dai Sanniti, capeggiati da Lucio. (Plinio III 71)
La Lucania va dalla costa tirrenica alla Sicilia e dal Sele al Laos, da Metaponto a Turi: nella costa va dai Sanniti fino all'istmo da Turi a Cirella, vicino al Laos; sono trecento stadi in tutto (Strabone, VI 1 4)


All'interno, tra i Lucani, vi sono gli Atenati, i Bantini, gli Ebolini, i Grumentini, i Potentini, i Sontini, i Sirini, i Tergilani, gli Ursentini, i Volcentani, ai quali si uniscono i Numestrani. Catone testimonia che scomparve Tebe Lucana, e Teopompo che fosse città dei Lucani Mardonia, in cui morì Alessandro d'Epiro.
Dunque, tre sono le stirpi degli Apuli: i teani da un capo dei Greci; i Lucani portati da Calcante, che ora vivono nei luoghi tenuti dagli Atenati. (Plinio, III 98, 104)
I Lucani sono Sanniti di stirpe. Coprivano gli scudi con coperture fatte di vimini. (Strabone, VI 1, 3 - Servio, Commento all'Eneide VII 632)
Petelia viene ritenuta metropoli dei Lucani ed è ancora sufficientemente abitata. Essa è fondazione di Filottete che fuggiva da Melibea per una rivolta. Ci sono anche, all'interno, Grumento e Vertine e Calasarna ed altri piccoli insediamenti fino a Venosa, citta, rinomata. Nel resto del tempo si reggevano democraticamente, mentre in guerra si sceglieva un sovrano, da parte di coloro che tenevano cariche neli villaggi: ora, però, sono Romani.  (Strabone, VI 1 3)
Dice una legge dei Lucani che, se quando tramonta il sole, si incontra un forestiero per strada e non lo si posita, si dovrà essere multati e pagare il prezzo della mancanza di ospitalità a chi arriva e Zeus Ospitale.  (Eliano, Storia Varia, IV 1)


giovedì 4 aprile 2013

Risorgimento lucano. 3. Giambattista Pentasuglia un materano tra i Mille


«Garibaldi aveva dato ordine a Crispi, a Castiglia, ad Andrea Rossi e a Pentasuglia di prender terra immediatamente, sia per disporre quanto occorreva allo sbarco, sia per impossessarsi del  telegrafo elettrico, del municipio, delle carceri e della tesoreria.[…] 
Pentasuglia corse al telegrafo, e puntando un revolver sul  petto dell'impiegato, s'impossessò della macchina. L'impiegato  aveva già trasmessa a Palermo la notizia dello sbarco, con quei  particolari che poté procurarsi. Il telegrafo elettrico era in diretta comunicazione col luogotenente, anzi la macchina dell'ufficio di Palermo stava proprio nel gabinetto del Galletti, il quale  aveva alla sua immediazione un telegrafista di fiducia, chiamato De Palma, tuttora vivo. Furono chieste da Palermo maggiori notizie, e soprattutto se la città era tranquilla, al che il Pentasuglia rispose: Tranquillissima: i due vapori arrivati sono vapori nostri. La, contraddizione lampante con le prime notizie e l'osservazione fatta al Galletti dal De Palma, che era cambiata la mano del telegrafista, persuasero il primo che lo sbarco di Garibaldi era avvenuto e il telegrafo già passato in mano di lui». 
Da R. DE CESARE, La fine di un regno (Napoli e Sicilia), Città di Castello, Lapi Tipografo-Editore, 1900, parte II, p. 208.

mercoledì 3 aprile 2013

Storici Lucani. 4. Pisticci tra storici e storia


Relativamente al centro ionico di Pisticci, un primo esempio di storiografia cittadina, seppure in nuce, è rappresentato dal Liber Niger Pisticii, compilato nel 1567 dal dottore in utroque jure Andrea Marzio. 
Il Liber Niger del Marzio legava Pisticci al greco pìstis, sottolineandone il carattere di città fedelissima: «(Graeci) videntes arcem ubi nunc est Pisticium adversus hostium impetus resistentem, et fidelem: vocaverunt ipsam arcem Pisticium graeco nomine quod latine sonat “fidele”: namque pistis graece, latine fides (…) et quoniam ipsa arx semper servavit fidem fuit appellatam a graecis methapontinis Pisticium: fidele cum ceterae defecissent (…): et usque in hodiernum diem est fidele moderatoribus et dominis suis» (p. 39).
Pur limitato ad una raccolta di documenti, il Liber Niger appare espressione di una volontà autonomista contro il potere feudale dei Sanseverino, che si limitarono a governare ‘da lontano’ i propri, estesissimi, feudi e ad imporre tasse e la presenza del proprio rappresentante in seno al locale governo cittadino. Infatti, nonostante una topica pagina di dichiarazione di fedeltà al sovrano, in cui fondazione della città e carattere fidelistico si congiungevano, il Liber venne compilato per dimostrare, attraverso la puntigliosa ricostruzione di statuti, privilegi e grazie concessi alla città, nonché attraverso un’embrionale ‘cronotassi dei sindaci’, l’autonomia e la continuità del governo cittadino nei rapporti con il potere dominante. 
In tale ambito, assai più interessante risulta la Memoria del notaio pisticcese Paolo D'Avenia, una cronaca cittadina d’impianto annalistico. L’autore, di orientamento moderato e conservatore, compose la propria cronaca sulle vicende di Pisticci durante e dopo le gravissime crisi che colpirono il Regno e la Basilicata nel secondo Seicento: la grande rivolta del 1647-48, la peste del 1656, la carestia del 1673-74 e, in particolare per Pisticci, un moto popolare del 1677. Una visuale privilegiata, questa, per comprendere dinamiche socio-politiche dei centri di Basilicata tra Cinque e Seicento e i riflessi degli eventi generali sulla periferia del Viceregno.

Bibliografia
A. MARTII, Libro Negro della Terra di Pisticci, a cura di C. Spani, Roma, Luigi Spani, 1988
P. D’AVENIA, La caduta e la rovina della Terra di Pisticcio nostra Patria e nuova edificazione di essa (1677), in N. JENO DE' CORONEI (a cura di), Sinodo Materese del 1578, Roma, Tip. D. De Falco, 1880, pp. 108-123.

martedì 2 aprile 2013

Storici Lucani. 3. Storiografia e storici a Potenza moderna


Caso significativo di storiografia di prevalente derivazione «feudale» fu quello di Potenza che, significativamente, si espresse all’inizio ed alla fine dell’età moderna, in concomitanza con l’ascesa ed il declino della signoria dei propri feudatari, i conti Loffredo. 
Probabilmente, un primo “abbozzo” storiografico lato sensu fu la perduta orazione del dottore in utroque jure Francesco Teleo. Di tale «orazione latina manuscritta» diede notizia l’arcidiacono potentino Giuseppe Rendina nella sua Istoria della Città di Potenza, affermando che il magnifico Francesco Teleo l’avrebbe recitata nel 1578, in occasione dell’entrata in città del nuovo feudatario Alfonso de Guevara, probabilmente come captatio benevolentiae per ottenere la concessione della Carta cittadina. Un primo esempio, dunque, si potrebbe ipotizzare, di autorappresentazione comunitaria nei confronti del potere feudale, ma che non venne mantenuto nella storiografia ‘ufficiale’. 

Ne è un esempio la già citata Istoria della città di Potenza dell’arcidiacono della Cattedrale, Giuseppe Rendina, composta tra il 1668 e il 1673. Questa sorta di ‘storia ibrida’, in quattro libri, mostra chiaramente la sovrapposizione, visibile, peraltro, anche nella storiografia coeva di Matera e di Venosa, tra agiografia, archeologia e genealogia. Nel libro I, infatti, trattando delle origini della città, il Rendina mostrava di adeguarsi al modello della fondazione ‘mitistorica’ recuperando, come nel caso del Cenna per Venosa, frammenti della ‘grande’ storia e disinvoltamente adattandoli alla città anche tramite il capzioso ricorso alle fonti epigrafiche. Per costruirere un adeguato fondamento all’archeologia cittadina – considerato che il puro ricorso alla storia non poteva dimostrare alcunché -, il Rendina, nell’intento di legare alla Chiesa le virtù civico-morali dei cittadini, si diffondeva, nel secondo libro, sulla leggenda, di origine beneventana, dei Santi dodici fratelli cartaginesi, martirizzati sotto l’imperatore Massimiano e proclamati patroni della città. Passava, poi, a trattare, nel libro III, per meglio dimostrare la continuità del potere ecclesiastico, degli eventi storici riguardanti la locale Chiesa, incentrato sulle vicende della cattedrale e di Gerardo La Porta, vescovo di Potenza e patrono della città, nonché, secondo il consueto modello della cronotassi, sui vescovi suoi successori e sulla loro opera di costruzione degli spazi sacri, tramite la fondazione di chiese, monasteri e luoghi pii. Nel libro IV, infine, l’autore ricuciva storia sacra ‘antica’ e storia recente, dimostrando l’importanza della propria città con la narrazione della rivolta di Potenza contro Carlo d’Angiò, della infeudazione ai Guevara, della venuta, nel 1502, del duca di Nemours, in attesa del Gran Capitano Consalvo de Cordova, chiudendo, come a suggellare la dinamica cittadina, con una vera e propria microgenealogia della famiglia Loffredo, che l’autore, seguendo in questo i dettami dei genealogisti, capziosamente legava al principe longobardo Arechi.
Sostanzialmente invariata, questa autorappresentazione cittadina ritornava, alle soglie del Decennio francese, nell’opera del canonico Emanuele Viggiano che, nel 1805, dedicava le sue Memorie storiche di Potenza alla contessa Ginevra Loffredo. Rappresentazione neutra, fortemente legata ai Loffredo e, come tale, vera e propria storia feudale, che, paradossalmente, rappresentava ancora la città basentana formalmente ripartita secondo l’antico modulo parrocchiale. Le Memorie, tuttavia, risultano utili per evidenziare l’autorappresentazione cittadina, volta ancora verso la tranquilla, «fedele», storia feudale, più rassicurante rispetto alle vicende di un 1799 traumatico per gli sconvolgimenti dello status quo, come il noto affaire Serrao: significativamente, infatti, gli eventi del 1799 venivano taciuti con un semplice riferimento a «quel generale disastro, che tanto scompiglio nel nostro Regno produsse». Restava, dell’autocoscienza cittadina, il tradizionale accento posto sugli «uomini di lettere» della città, di tradizione sei-settecentesca, volto ad evidenziare la volontà di una posizione di maggiore spicco.

Bibliografia
Istoria della Città di Potenza di D. Giuseppe Arcidiacono Rendina de’ Baroni di Campomaggiore, ms. in Biblioteca Provinciale di Potenza.
R. M. ABBONDANZA BLASI, Il manoscritto del canonico Giuseppe Rendina, in Potenza Capoluogo (1806-2006), S. Maria C. V., Spartaco, 2008, I, Storia, Istituzioni, Società, pp. 203-207. 
E. VIGGIANO, Memorie storiche di Potenza, Napoli, Orsini, 1805.

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( Carmina , IV 12) Già i venti di Tracia compagni della primavera, e mitigatori del mare, spingono innanzi le vele, già il gelo è sparito da...