martedì 18 agosto 2020

A margine di un recente libro del 2020

 Il 1848 fu un anno cruciale per l'intera Europa. Le forme e i conflitti dell’associazionismo politico nel corso della “Primavera dei popoli” coinvolsero l'intero continente, con particolare rilevanza al Regno delle Due Sicilie, caratterizzato da forti contrasti interni tra la corrente politica moderata e quella radical-democratica; ancora di più nelle aree interne quali Basilicata e Puglia, con aspri dibattiti manifestati soprattutto in occasione della Dieta Federale del 25 giugno 1848 a Potenza. 
Ovviamente, particolare attenzione è stata finora rivolta a tali contrasti e, in seguito, alla messe di processi e di condanne che segnarono la repressione ferdinandea che, tuttavia, non riuscì ad estirpare i fermenti democratici ed unitari nel Mezzogiorno.
In maniera inevitabile gli attori del 1848 sono di una generazione diversa da quelli del 1820. Una classe che con la “Primavera dei popoli” determinò un passaggio intermedio in vista del 1860. Moderati e radicali avrebbero visto fallire le loro idee ispiratrici e, inevitabilmente, furono costretti a correggere il percorso politico ideale, in modo da supportare un programma più attuabile e perseguibile, che dopo gli eventi del ‘48-’49 avrebbe avuto il volto della dinastia sabauda.
Un ruolo di primo piano svolsero, come nei precedenti snodi risorgimentali, i giornali. Ma stavolta fu un'altra storia, un altro modo di scrivere e di intendere la comunicazione quotidiana. Abbandonati gli aulicismi, le effusioni retoriche, la stampa si avviò a diventare quella che sarebbe stata in Età contemporanea, e un ruolo fondamentale fu svolto dal lucano Ferdinando Petruccelli della Gattina con il suo "Mondo Vecchio e Mondo Nuovo", pubblicato in edizione critica e con una densa introduzione dei due giovani studiosi Antonio Cecere e Luisa Rendina, che in tal modo rendono un servizio alla comunità pubblicando uno dei maggiori desiderata dagli studiosi. 
L'introduzione evidenzia, con opportune e mirate citazioni dal giornale, come il periodico, di impronta democratica radicale, seguisse un’idea progressista, evidenziando il crollo del vecchio mondo e delle sue ineguaglianze, sostenendo la coesione di politica e incorruttibilità, proponendo un sistema di impieghi su base meritocratica che valorizzasse le competenze e premiasse le intelligenze della nazione. Petruccelli, anticlericale, preoccupato da una possibile restaurazione che sfociasse in una svolta reazionaria e ben cosciente che le insoddisfazioni dei contadini potessero trovare delle risposte nelle idee sanfediste più radicali, sostenne le masse. Confermò l’inaccettabilità del sistema di voto basato sul censo, esplicitando la necessità di un nuovo patto sociale. Una corrente del liberalismo aveva già parlato, tramite il «Nazionale» di Spaventa, di una possibile guerra nel Lombardo-Veneto, aprendo ad un possibile intervento in vista di una lega italiana; le stesse idee riguardanti l’adesione alla lega italiana erano supportate da «Mondo Vecchio e Mondo Nuovo»: Petruccelli della Gattina, come ben evidenziato da Cecere e Rendina, aveva riportato la possibilità di adesione in più numeri del suo periodico proiettando Napoli e il regno in una prospettiva ben più ampia di quella meridionale. Dopo la chiusura del suo giornale, considerato troppo sovversivo, Petruccelli della Gattina coordinò l’attività cospirativa calabrese e i suoi contatti con le organizzazioni settarie lucane.
La lettura dei due giovani studiosi, ben fondata sull'ampia bibliografia classica e recente e su studi di vario carattere, contestualizza l'operato del giornale in un più generale contesto non solo meridionale (come testi anche recenti si ostinano a fare, soprattutto in ambito regionale), ma anche, e soprattutto, nazionale. I due studiosi mostrano come il Mezzogiorno si ponesse come il centro dell’azione in vista dei successivi eventi storici. Il 1848 aveva mutato la preparazione della coscienza comune in vista del 1860 ed anche dovendo ammettere che gli eventi che avrebbero portato all’Unità avrebbero seguito in realtà il modus operandi della rivoluzione calabrese del 1848, restava la nuova consapevolezza politica acquisita tramite l’esperienza dei circoli locali e del dibattito politico in una nuova forma di periodico, che produsse un lascito solido su cui poggiare il processo unitario nel Sud. Dopo gli eventi del 1848, evidenziano Cecere e Rendina, tutti furono coscienti dell’ormai insopportabile convivenza tra i Borbone e i loro sudditi; il contesto politico del Regno delle Due Sicilie era gestito univocamente dal sovrano, le forze in campo della penisola ora sapevano direttamente che gran parte delle popolazioni del sud erano scontente dei governanti. 
Il volume, assai corposo, raccoglie, oltre a questa notevole introduzione, l'intero giornale, riproposto, tra l'altro, in veste grafica leggibile e scientificamente corretta, volendo offrire, appunto, un prodotto che gli studiosi e gli appassionati desideravano da tempo. Di grande interesse, dunque, questa pubblicazione da parte di un editore lungimirante, che dà alla comunità scientifica una fonte di primaria importanza, con i giusti strumenti per accostarsi ad essa. 






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