giovedì 24 febbraio 2022

Potenza. 1. La città antica

Com’era la città di Potenza nell’antichità? Non è facile rispondere: il soffio del tempo e le distruzioni degli uomini rendono difficile fare poco più che ipotesi. 

Sappiamo, comunque, che tra lo scorcio del IV e gli inizi del III secolo a.C., nella Lucania interna l’antica Potentia sarebbe sorta lungo la riva sinistra del fiume Basento. Tuttavia, è più probabile che si fosse sviluppata sul colle, decisamente più adatto a costituire uno stanziamento facilmente difendibile: certamente non era adatta alle finalità difensive di una colonia l’ubicazione in un luogo basso o lungo le pendici di un’altura. Inoltre, sarebbe stato anche poco salubre stanziare un insediamento lungo un corso fluviale, che presentava maggiori rischi di contrarre la malaria. Testimonianza di un originario nucleo abitativo sulla sommità del colle è la presenza di rilievi ed epigrafi e, ancora, nell’area più centrale del pianoro sul quale sorge Potenza, di parte di un selciato composto da grandi pietre quadrate e di tubi di piombo, probabilmente appartenenti a impianti idrici. 

L’antico nucleo abitato, dunque, collegato al centro fortificato di Serra di Vaglio, sarebbe stato, in origine, in linea con altri insediamenti indigeni, un avamposto di controllo, poi sviluppatosi in federazione di città-stato e divenuto colonia romana, come testimonia lo stesso toponimo Potentia, di origine romana, con ogni probabilità sorto e sviluppatosi dopo le guerre di Roma contro Pirro, nel III secolo a.C. 


L’insediamento romano era probabilmente compreso tra le attuali piazze Mario Pagano e Pignatari, ricalcando il modello generale delle cittadine romane di origine militare, con l’incrocio centrale tra il cardo maximus e il decumanus maximus, l’attuale via Pretoria, che attraversava tutta la città da est a ovest, mentre il cardo corrisponderebbe alla via che oggi sbocca all’ingresso di porta San Giovanni. Le porte principali dovevano trovarsi alle estremità del decumano maggiore e al termine del cardo  maximus, non molto lontano proprio dalla stessa porta San Giovanni.

L’odierna piazza Matteotti, invece, dovrebbe aver assolto la funzione di luogo del mercato pubblico e dell’amministrazione cittadina, un vero e proprio foro. Il nucleo abitativo più consistente si sviluppò, appunto, su tale pianoro, dalla forma allungata, che offriva un terreno stabile per la costruzione delle case ed era circondato da ripidi pendii che ne assicuravano una naturale difesa ma che condizionarono anche lo sviluppo urbano, in particolare sul versante settentrionale e meridionale, con una ripida pendenza che avrebbe impedito l’espansione da quel lato. 

Non è, inoltre, facile ricostruire il tracciato delle mura e, dunque, il perimetro della città romana, vista la frammentarietà delle testimonianze, come una maglia composta da isolati di regolare dimensione, tranne in alcuni punti nei quali tende ad allargarsi. Si trattava, comunque, di una colonia, nel successivo ordinamento augusteo facente parte della regio tertia Lucania et Bruttii e iscritta alla tribù Pomptina e che, fra tardo IV e VI secolo d.C., divenne sede vescovile, come testimoniato dalla menzione di un vescovo Erculenzio e di un Pietro, il primo dei quali avrebbe consacrato la chiesa di San Michele Arcangelo, fuori dalle mura. 

Altre testimonianze risalenti alla tarda antichità sono una basilica sorta nel luogo in cui dal IV secolo si venerava il martire Sant’Oronzio e la chiesa della SS. Trinità, edificata sull’antico tracciato. 

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