giovedì 7 ottobre 2021

La Basilicata contemporanea. 38. L'emigrazione e i suoi contraccolpi

Una domanda centrale per quanto riguarda i flussi migratori di tardo Ottocento è se l’emigrazione di massa abbia esercitato una influenza nello sviluppo del Mezzogiorno e nella modernizzazione dei costumi. La dimensione del fenomeno, considerando anche i movimenti di ritorno, lascia il campo aperto a indagini sociologiche di comportamenti, di mentalità e di culture diversificate secondo aree geografiche. L’emigrazione sia transoceanica che continentale, specie nelle zone di più intenso esodo, continuava a distribuire in maniera relativamente bilanciata svantaggi e benefici.
Ascanio Branca, il relatore dell’Inchiesta Jacini per la Basilicata, scriveva: «È nello spirito di avventura, nell’impulso verso un miglioramento che tragga gli uomini dalle condizioni poco felici del paese nativo, piuttosto che una vera penuria o la mancanza di lavori, che deve riguardarsi il principale movente che spinge all’emigrazione i lavoratori delle campagne, braccianti coloni ed altri operai di mestieri e cittadini in copia anche maggiore» (Atti della Giunta per la Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola, vol. IX, Fascicolo I, Relazione del commissario A. Branca, provincia di Potenza, Roma, Forzani e C., Tipografi del Senato, 1883, p. 65).
Non c'è dubbio che il complesso di esperienze che tanti “americani” portavano con sé nei loro paesi di origine contribuì in qualche modo o tonificare l’atmosfera stagnante della società rurale del Mezzogiorno, a insidiare vecchie costumanze, a scalfire qua e là secolari rapporti di soggezioni dei contadini verso i “galantuomini”. Per costoro si realizza come migrare non sia soltanto partire o inse-rirsi, ma possa consistere nel semplice lavorare lontano da casa per un tempo determinato e poi torna-re a sfruttare le conoscenze e le capacità economiche acquisite durante il periodo all’estero. In effet-ti, la recente ricerca storica ha messo in evidenza i riflessi che il fenomeno emigratorio poteva avere sui movimenti operai dei paesi di origine .
Per la Basilicata c’è il caso del «monaco bianco» Luigi Loperfido, ex emigrato in America, che nel 1902, promuove a Matera un movimento formalmente religioso, ma che nella sostanza è un moto agrario capace di scioperi . Si pensi infine alla Calabria, dove il rientro di una parte dell’emigrazione transoceanica che ne aveva svuotato borghi e campagne negli anni a ridosso della Grande Guerra non solo migliora l’alimentazione e l’abbigliamento, ma favorisce la nascita delle prime esperienze organizzative di stampo classista . In alcune realtà locali, poi, il nesso fra emigrazione e crescita del socialismo è strettissimo: lo dimostra l’esempio di Morano Calabro, dove, come emerge dalle ricer-che di Vittorio Cappelli, il periodico socialista «Vita Nuova» fu pubblicato dal 1913 al 1915 grazie alle sovvenzioni dei lavoratori moranesi emigrati in America . Per tanti “americani” delle campagne del Sud vi è ormai l’incapacità di raffigurarsi una società contadina, che si tende a vedere come un qualcosa di statico e di inerte, da rifiutare e da sostituire con rapporti sociali più dinamici .

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE DI RIFERIMENTO:
F. P. CERASE, Sotto il dominio dei borghesi. Sottosviluppo ed emigrazione nell’Italia meridionale. 1860-1910, Assisi-Roma, Carucci, 1976.
D. SACCO, La febbre d’America. Il socialismo e l’emigrazione (1898-1915), Manduria-BariRoma, Lacaita, 2001.
G. DE ROSA, L’emigrazione italiana dall’Ottocento alla fine del Novecento, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», XXX (2002), n. 62


Nessun commento:

Posta un commento

Il Mezzogiorno moderno. 19. La stampa periodica meridionale dal 1799 al 1848 (Antonio Cecere)

La stampa meridionale di tipo politico si può dire nasca con la rivoluzione del 1799, facendo sì che si celebrasse, secondo l’espressione di...