giovedì 2 settembre 2021

Il Mezzogiorno moderno. 18. I De Cardenas: una famiglia potente

I De Cardenas avevano origini spagnole. 
Un ramo fu importato in Sicilia da Giovanni, Pretore di Palermo, nel 1321-22. Ne fu capostipite il nobiluomo spagnolo Fernando, originario di València, che aveva sposato una discendente diretta della Casa Reale di Castiglia e Leon. 
Tra i membri della famiglia si annoverano Giovanni, governatore della Camera sotto la regina Elisabetta; Alfonso, Castellano di Piazza e Marchese di Laino; Ferdinando, Principe del Sacro Romano Impero, tenente colonello di fanteria e Governatore di Milazzo nel 1723. 
Lo stemma araldico della famiglia era costituito da un’arma d’oro, due lupi passanti l’uno sull’altro, posti in fascia e la bordatura rossa, caricata di otto conchiglie e otto S maiuscole d’oro, alternate.
I Cardenas, in Basilicata, possedettero il feudo di Pisticci per oltre due secoli, dal 1593 a tutto il 1806 .
Precisamente, la presa di possesso della Terra di Pisticci venne registrata il 10 luglio 1593, con atto del notaio Camillo Positano di Bari. Quale primo atto vennero avviati gli interventi di ristrutturazione e ampliamento del castello, che divenne “castello degli Acerra”, dal momento che i De Càrdenas erano feudatari anche di Acerra e di Laino. Il castello, opportunamente fortificato, continuò a svolgere le funzioni di dimora della famiglia, dei governatori, di agenti e ospiti. Fu sede di uffici amministrativi e giudiziari e, nei piani inferiori, fu dotato di ambienti per il corpo di guardia. Solo per un breve periodo il feudo di Pisticci fu trasferito a Camillo De Curtis, proveniente da un’antica famiglia di origini longobarde, nel 1594, per poi essere nuovamente riacquistato, nel 1595, da don Bernardino De Càrdenas.
Patrizio napoletano, don Bernardino aveva sposato Fulvia Caracciolo, figlia di don Ferrante I duca di Airola, preferendo sempre la vita tranquilla di Pisticci al lusso e agli intrighi della capitale. Dopo la sua morte, avvenuta  il 14 gennaio 1625 a Pisticci, dove si era definitivamente stabilito, il feudo passò al figlio Giovanni, che ereditò il titolo paterno di Signore di Pisticci. Entrambi furono tumulati nella chiesa del Convento francescano di santa Maria delle Grazie (come si rileva ancora oggi dalle lapidi dei due sepolcri all’interno della stessa chiesa) .


FONTE: G. RECUPERO, Esame, e rischiaramento di altri dritti della corona sulle provincie del regno di Napoli, Napoli, Presso Gioacchino Milo, 1793, p. 96. 

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