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Visualizzazione dei post da Aprile, 2013

Feudatari di Basilicata. 2. I feudi ecclesiastici

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A fronte della quasi assenza della microsignoria, che con lo 0,60% di fuochi di vassalli poneva la Basilicata al livello di presenza più basso fra le province del Mezzogiorno, la media signoria registrava il 43,07%, con 13.429 fuochi incardinati, e la grande signoria, con i suoi complessivi 17.558 fuochi,  colpiva il  56,31%  della popolazione  provinciale infeudata.   Dunque, si trattava, a metà Cinquecento, di 50 signorie per 98 villaggi e un totale di 31.175 fuochi di vassalli. Un dato percentuale che poneva la provincia della Basilicata al penultimo posto tra le province del Regno.  Importante, poi, era la feudalità ecclesiastica, sia quella riconducibile a titoli vescovili, sia quella esercitata da ordini religiosi. Nella Basilicata della prima età moderna, infatti, erano investiti di titoli feudali i vescovi di Anglona e Tursi (barone del feudo di Anglona), di Campagna e Satriano (conte di Castellaro e Perolla), di Melfi e Rapolla (conte di Salsola e barone di Gaudiano, con risp…

Risorgimento lucano. 5. Rocco Brienza: un patriota "dietro le quinte"

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Rocco Brienza nacque a Potenza il 1º settembre 1818 da Luigi e Isabella Laguardia. Il padre era un carbonaro e uno zio sacerdote, nello stesso anno in cui nacque Rocco, era morto in seguito alle sevizie cui era stato sottoposto per essere stato giansenista e per aver preso parte alla lotta armata contro i sanfedisti del cardinale Ruffo nel 1799. Il Brienza studiò prima a Napoli e poi nel collegio e nel seminario di Potenza: ordinato sacerdote, dopo essere stato rinchiuso per punizione nel convento dei frati cappuccini di Picerno, fu nominato professore con funzioni di vicerettore e, anche in questa occasione, si distinse per aver procurato - come egli stesso scrive - i libri "più scomunicati politicamente ed i più gravati di condanna per santificare co' miei compagni le ore di ozio". Inviato, dietro sua richiesta, a predicare nei comuni della provincia, venne a contatto con la setta dell'Unità italiana e, incluso fra gli "attendibili", venne arrestato il 9…

La Basilicata medievale. 1. Giovanni Albino da Castelluccio, storico aragonese

Nato probabilmente a Castelluccio, Giovanni Albino si diede alla vita ecclesiastica, ricevendo anche un'accurata educazione umanistica alla scuola del Pontano e del Panormita, secondo quanto racconta la tradizione erudita napoletana. Nei documenti aragonesi risulta dal 1478 bibliotecario, e poi bibliotecario maggiore, di Alfonso, duca di Calabria, che lo impiegò anche come segretario e, ben presto, come suo oratore e persona di fiducia nei più vari negoziati politici. Fu perciò tra il 1478 e il 1487 più volte a Ferrara, a Firenze, a Urbino, a Roma: tra gli affari più importanti da lui sbrigati si ricorda il viaggio in Albania, dopo l'espulsione dei Turchi da Otranto, per ottenere la consegna del pascià di Valona, che aveva organizzato la spedizione contro Otranto e che in Albania era stato appunto sconfitto e catturato (settembre 1481), e il prestito di diecimila ducati fatto da Firenze e da Lorenzo de' Medici al re Ferrante (luglio 1484). Inoltre, egli fu tramite di re F…

Feudatari di Basilicata. 1. XIII-XV secolo

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La rete feudale, a metà Cinquecento, faceva della Basilicata una provincia di media e grande signoria, in cui alcune importanti famiglie legavano la Basilicata con la rete feudale di altre province limitrofe. Infatti la media signoria in Basilicata comprendeva il 43,07%, con 13.429 fuochi, e la grande signoria raggiungeva il 56,31%, con 17.558 fuochi, della popolazione provinciale infeudata. Un dato che poneva la provincia della Basilicata al penultimo posto tra le province del Regno per la presenza di città regie, la maggior parte dei territori della provincia erano in mano ai feudatari. I primi e più potenti signori della Basilicata furono i Sanseverino, che esordirono organizzando in Basilicata e in Calabria bande armate filoangioine contro la casa sveva e dopo la sconfitta di quest'ultimi ampliarono di molto il loro dominio giungendo a possedere tutta la parte centro-meridionale, dove il fulcro del loro potere era la contea di Chiaromonte, con centri importanti come Senise e S…

La Basilicata moderna. 5. La chiesa ricettizia: assetti e gestione

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Le chiese ricettizie ebbero un ruolo primario non solo nella storia del clero ma anche nella storia della società meridionale. Ciò era più evidente per la Basilicata dove ricettizie non erano solo le parrocchie, ma anche i capitoli cattedrali di tutte le diocesi lucane. Le ricettizie erano associazioni di preti locali che gestivano in massa comune un patrimonio di natura laica, che poteva derivare o dai beni delle famiglie private o dalle università, e ciò era consentito solo dai preti nativi del luogo che avessero avuto il privilegio di diventare “partecipanti” o “porzionari”. La nomina dei partecipanti era di natura laicale e spettava o ai comuni, nel caso in cui le ricettizie erano dette anche “comunie”, o a famiglie locali, nel caso in cui erano dette “familiari”. Solo dopo l'avvenuta designazione interveniva l'ordinario diocesano che controllava l'idoneità dei prescelti sotto il profilo spirituale. Il numero dei partecipanti era fissato negli atti di fondazione o in …

La Basilicata moderna. 4. Le Università (secoli XVI-XVIII): l'amministrazione

Il termine Università veniva attribuito più propriamente alle «Città Regie», cioè quei centri che passavano al Regio Demanio, cioè alle dirette dipendenze della Corona e senza l'intermediazione del barone: in tal modo tutte le terre feudali comprese nel suo agro erano riscattate e diventavano di possesso comune, cioè “universali”. Il comune, pertanto, amministrava per conto suo queste terre, decidendo autonomamente se concedere ai privati contadini o lasciarle all'uso comune. I vari centri diventavano Città Regie solo se compravano se stesse, cioè si impegnavano a versare allo Stato la somma per il proprio riscatto. In Basilicata le città che riuscirono in tale impresa, ossia sottrarsi al peso feudale, furono pochissime: Saponara, Lagonegro, Matera, Maratea, San Mauro e Rivello. Tutte le altre università erano sotto la dipendenza del feudatario. Ogni università, sia feudale che regia, era amministrata dal Buon Governo dei Reggimentari, composto dal mastrogiurato, che aveva fu…

Carlo di Borbone e la modernizzazione incompiuta nel Mezzogiorno. Un recente seminario

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Personaggi. 4. Nicola Sole, il poeta della contraddizione

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Nicola Sole nacque a Senise 31 marzo del 1821, da Biagio Antonio e Raffaella Dursio: dopo la prematura morte del padre, fu educato ed allevato dallo zio arciprete, Giuseppe Antonio Sole, che nel 1831 lo mandò al seminario di Tursi, dove studiò fino al 1835. Nel 1836, Sole iniziò a praticare studi di medicina, prima come praticante a San Chirico Raparo e poi a San Giorgio Lucano, per trasferirsi, infine, all'età di 19 anni, a Napoli, dove abbandonò gli studi medici e si dedicò alla giurisprudenza, laureandosi nel 1845.  Nel frattempo, aveva iniziato a dedicarsi alla letteratura ed a frequentare importanti salotti letterari dell'epoca, accostandosi alla corrente neoguelfa di Gioberti. Trasferitosi a Potenza, dove iniziò ad esercitare la professione di avvocato, partecipò alla rivoluzione del 1848, acclamando pubblicamente la necessità della Costituzione. Sempre in quell'anno, pubblicò per il tipografo editore Vincenzo Santanello la sua prima raccolta di poesie, L’Arpa lucana…

Statistiche del blog: Grazie a Tutti!

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La Basilicata moderna. 3. Diocesi e vescovi: un vescovo a Rapone nel 1726

Domenico Antonio Manfredi, grottolese, vescovo della diocesi di Muro tra il 1724 ed il 1738, durante le visite pastorali decretò che i fedeli frequentassero i sacramenti e che il clero stesso rispettasse una condotta improntata a dignità e impegno morale. La minuziosità e lo scrupolo documentario del vescovo sono documentate, altresì, dalla visita pastorale del 1726, nel territorio di Rapone, uno dei centri più piccoli della diocesi, organizzato in diciannove punti, che partono da un’attenta registrazione della popolazione: “le famiglie dalle quale viene abitata da 258 sono arrivate fino a 260. Le anime però sono diminuite, perché da 1102 ne mancano 20 […] Il Clero vien composto da diciannove sacerdoti di cui dieci partecipanti e nove non partecipanti”.
Ecco stralci dal testo della visita:

//98v// Die sexta visitae pastoralis Raponis
Le famiglie dalle quali viene abitata questa frazione da 258 sono arrivate fino a 262, le anime però sono diminuite, perché da 1102 né mancano venti esse…

Paesi lucani. 3. Lagonegro nel 1735

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//f. 235r// (…) la detta Città sta situata sotto le falde dei Monti dell’Appennino, volgarmente chiamati Monti di Sireno. Questa anticamente stava sotto il dominio del Conte Carafa et habendo questa venduta a Prencipi di Stigliano, l’Università domandò la prelazione e fu finalmente ammessa al Regio Demanio nel anno mille cinquecento cinquant’uno, a qual effetto ne fu stipulato istrumento di ricompra dall’Illustre D. Pietro de Toledo in quel tempo Vice Re di questo Regno da chi furo parimenti conceduti molti Privileggii che poi furono confirmati nella Città d’Ispania dalla felice memoria di Carlo Quinto Monarca di questo Regno e fra degl’altri li fu conceduto il nome di Città. E’ distante questa Città miglia tre dalla terra di Rivello, otto miglia da quella di Lauria, dodici miglia da quella di Moliterno, dodeci miglia da quella di Montesano, miglia otto da quella di Trenturella,  Battaglia e Casaletto E’ composta di fuochi quattrocento novanta tre secondo l’antica numerazione. Gl’abitanti…

Materiali didattici. 4. Descrizione generale della provincia di Basilicata e del suo capoluogo (1736)

//1r// La Provincia di Basilicata è una delle più spaziose del Regno. Da Settentrione confina con quella parte della Capitanata che dagli Antichi fu chiamata Iapigia e Messapia ed ora dalla Città di Otranto ha preso il nome di Terra di Otranto. Si stende poi verso mezzo giorno in un lunghissimo tratto terminando nel Mar Tirreno ed in quella parte della Calabria che chiamasi Brutii. Da Levante è bagnata dal mar Ionio. Da Ponente termina con quel tratto di Puglia che dicesi Peucezia. Contiene sotto di sé molte Città, Terre, Castelli e Villaggi. Il paese è quasi tutto montuoso, contenendo spesso fiumi, e però si rende poco praticabile in tempo d’inverno; è abbondante di vini, biade e di armenti. Vi sono delle buone cacce di caprii, cervi ed altre fiere selvagge. Detta provincia viene divisa in quattro  ripartimenti denominati il primo di Tursi, il secondo di Maratea, il terzo di Tricarico e il quarto di Melfi. La Città che da il nome alla Provincia è Matera, della quale, come anche dell…

Risorgimento lucano. 4. Pietro Lacava tra rivoluzioni e Stato unitario

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Pietro Lacava nacque a Corleto Perticara, in Basilicata, il 21 ottobre 1835 da Giuseppe Domenico e da Brigida Francolino. Il padre era un avvocato di idee liberali, che ebbe una parte di rilievo nel moto rivoluzionario della Basilicata del 1848 e poi nella rivoluzione del 1860. Il Lacava seguì le orme del padre: si laureò in giurisprudenza a Napoli, dove ebbe fra i suoi maestri il penalista E. Pessina, e qui entrò presto in contatto con gli ambienti patriottici. Nel 1857 fu, con G. Albini e G. Lazzaro, fra i fondatori del Comitato dell'ordine, che aveva come programma l'unità italiana con la monarchia sabauda. In veste di segretario del Comitato organizzò l'importante dimostrazione degli studenti universitari del 6 apr. 1860 e nei mesi seguenti, dopo l'avvio della spedizione dei Mille, fu tra gli artefici dell'insurrezione della Basilicata. Assunse poi la carica di segretario del governo prodittatoriale che si costituì a Potenza nell'agosto 1860 e il 7 settemb…

Materiali didattici. 3. La popolazione della Basilicata nei 150 anni dall'Unità

Per chi analizzi gli aspetti territoriali e politici della Basilicata, risulta utile, nell’ambito di una ricostruzione puntuale, analizzare i dati dell’evoluzione demografica regionale, per aree e subaree. La dinamica demografica è, infatti, seppure in modo indiretto, un indicatore piuttosto significativo dello sviluppo economico di un territorio in un determinato lasso di tempo. In tale ottica, risulta di notevole interesse l’analisi dei numerosi dati statistici che forniscono informazioni relative alle tendenze in atto onde evidenziare significati fenomeni di crescita o declino della popolazione anche in rapporto alle dinamiche presenti in altre aree di riferimento. È evidente che la tendenza di un’area ad attrarre o respingere popolazione potrebbe essere legata in modo molto stretto alla vitalità economica di quel territorio. Non bisogna, però, trascurare altri fattori che potrebbero influenzare lo scenario demografico di una zona (ad esempio la costruzione di nuove infrastrutture…

Il Catasto Onciario: alle origini della dichiarazione dei redditi

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La riforma del Catasto Onciario, trovava la sua raison d’etre nell’esigenza di provvedere al censimento sia della popolazione che della ricchezza prodotta nel Regno e di arginare in tal modo lo strapotere fino ad allora detenuto, in materia fiscale, dalla Regia Camera della Sommaria.
Con il Catasto Onciario si intendeva introdurre un sistema tributario maggiormente equo e uniforme, che sostituisse quello precedentemente in vigore, essenzialmente basato sulla tassazione degli abitanti e non su quella dei beni e della ricchezza in genere. Altra novità fu la tassazione dei beni ecclesiastici, prima non soggetti a imposte.

Per la formazione del catasto Onciario tutte le Università, eccettuati Napoli e i suoi casali, esentati da imposte, dovettero eleggere dei deputati e degli estimatori, incaricati degli “atti preliminari” e, rispettivamente, della valutazione («apprezzo») dei beni.
I cittadini e tutti coloro che possedevano beni erano invece tenuti alla redazione delle «rivele», vere e …