giovedì 5 luglio 2018

Storici Lucani. 12. Domenico Appio da Matera (Veronica Robertini)

Dottore in utroque jure e patrizio materano, Appio apparteneva ad una notevole famiglia del patriziato materano, documentata nella città murgiana sin dal XIV secolo, «nell'antica terra d'Ugiano, e dopochè questa fu rovinata, passava in Ferrandina, poco da essa distante,e successivamente in  Grottole ed in Matera, ove da dugendo anni persiste e venne aggregata alla prima piazza de' Nobili». Suo padre Claudio, avvocato ed accademico, avrebbe scritto un Juris promptuarium al quale contribuì anche Domenico, che in seguito sposò Beatrice Cornice, dalla quale ebbe un figlio, Giuseppe.
Tra le numerose opere scritte dall'Appio, oltre alla Cronologia historica della città di Matera (1701), si dedicò alla retorica, con una Selva erudita utilissima ai predicatori et ad ogni amatore delle belle lettere (scritta a Matera negli anni 1699-1702 e posseduta in forma manoscritta dalla famiglia Gattini), oltre ad un Repertorium iuris (1702). Il manoscritto della Cronologia di Appio si presenta con una prima parte riguardante le «Riflessioni politiche e morali sopra le vite degli arcivescovi, e conti di Matera», raccolte da lui stesso dai manoscritti del frate Antonino Ulmo, suo zio; la seconda parte, che è preceduta dalla vita di sant'Eustachio, protettore di Matera, è la vera e propria «Cronologia istorica della città di Matera tradotta da varie scritture antiche», come egli stesso confermava alla fine della prima parte:

Sin qui ho trovato da suoi manuscritti, atteso gl'altri si sono dispersi dalla morte di D. P. Bacelliero Fr. Antonino Ulmo mio zio. Io D. Domenico Appio ho scritto come sopra manu propria […] seguitando appresso una cronologia istorica sopra la città di Matera mia Patria, con molte curiose notizie raccolte me da varie scritture antiche-- e prima la vita del glorioso S. Martire Eustachio protettore della città di Matera cronologia.

La prima sezione si presenta, come dice il titolo stesso, con una serie di riflessioni di tipo metodologico; infatti è possibile constatarlo sin dall'inizio dell'opera, in cui è presente un pensiero riguardante Matera, nel quale Appio metteva in evidenza la mancanza di fonti necessarie a una migliore autorappresentazione della comunità. Sono, altresì, caratteristiche dell'Appio le riflessioni morali, come, ad esempio, nella trattazione degli scontri di successione dei conti normanni.
È possibile affermare che l'opera di Appio, tralasciando la prima parte, rientri pienamente nel genere della storiografia cittadina settecentesca, situandosi tra descrizione, autorappresentazione e storia. Egli, infatti, per ricostruire l'identità comunitaria, si avvalse dei metodi classici quali il racconto delle origini, il santo patrono, la descrizione della città, i personaggi illustri. In effetti, prima della cronologia propriamente detta, si situa l'agiografia del «glorioso S. Eustachio» protettore di Matera, in cui viene descritta la sua vita, iniziando dalle apparizioni che egli ricevette mentre cacciava, la sua conversione e infine il martirio. La cronologia, invece, è suddivisa in tre libri e a sua volta in capitoli: nel primo libro, si tratta di origine e descrizione di Matera (ff. 45r-62v) e, dopo che, nel secondo, vengono propriamente narrati eventi storici del Regno nei quali era coinvolta Matera (ff. 62v-74r), il terzo libro chiudeva l'opera con una carrellata di personaggi illustri (ff. 74r-113r).

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