La Basilicata contemporanea. 9. Rocco Scotellaro

Nato a Tricarico il 19 aprile 1923, dopo gli iniziali studi presso il Convitto Serafico dei Cappuccini a Sicignano degli Alburni e a Cava de’ Tirreni, e la frequenza della prima liceale al Regio Liceo-Ginnasio “Q. Orazio Flacco” di Potenza, la sua formazione culturale e politica si delineò tra il 1940 e il 1941 a Trento, dove conseguì la maturità classica al “G. Prati” sotto la guida di Bruno Betta e di Giovanni Gozzer (antifascista di formazione cattolica), e dove ebbe i primi contatti teorici col socialismo. 
Maturò il suo pensiero nei drammatici anni 1943-1944 vissuti in Basilicata, terra di confinati politici come Carlo Levi, Manlio Rossi-Doria, Camilla Ravera, Emilio Sereni, Franco Venturi, Guido Miglioli e di ebrei internati. Segnalato da Eugenio Colorni, confinato a Melfi, come «un ragazzo su cui si poteva contare» quando in regione si sarebbero ricostruiti i partiti di sinistra, Scotellaro il 4 dicembre 1943 si iscrisse al Partito Socialista Italiano. Il giorno di Natale dello stesso anno fondò a Tricarico la sezione “Giacomo Matteotti” del PSI, che sotto la sua guida si rivelò attivissima nella fase di passaggio dal fascismo alla repubblica. Tenne decisivi contatti con gli ambienti antifascisti lucani e fu designato membro del CLN della provincia di Matera. 
Intenso fu l’impegno politico-sindacale a livello regionale e comunale. Promosse la costituzione di leghe aderenti alla Camera del Lavoro. A Tricarico, attraverso i consigli di borgo, creò un forte consenso soprattutto tra i contadini e i braccianti. In occasione del 10 maggio 1944 pronunciò un accorato discorso nella piazza di Tricarico, inviandone una cronaca all’«Avanti!». Nel richiamare gli ideali della solidarietà internazionale, del lavoro e della riconquistata libertà, egli pose l’accento sulla necessità della «rieducazione morale e politica del popolo». 
Nel giugno dello stesso anno, promosse un’imponente manifestazione per commemorare l’uccisione di Giacomo Matteotti, seguita da un comizio popolare, la cui cronaca fu pubblicata su «Il Lavoratore». L’attivo coinvolgimento nella vita del partito (partecipò al Congresso nazionale del PSIUP svoltosi a Firenze l’11-17 aprile 1946 alla vigilia delle elezioni per la Costituente e dell’indizione del referendum istituzionale) culminò il 20 ottobre 1946, nel corso della prima democratica votazione amministrativa del dopoguerra, nella sua elezione a sindaco di Tricarico per lo schieramento del Fronte Popolare Repubblicano (PSIUP, PRI, Pd’A, PCI). Questa sua prima Amministrazione (24 novembre 1946 – 18 aprile 1948) si contraddistinse per il coinvolgimento del popolo nella risoluzione dei problemi e per la realizzazione di opere concrete a favore della popolazione, come la fondazione di un ospedale a Tricarico, il terzo all’epoca esistente in Basilicata, inaugurato il 7 agosto 1947. 
Pose, inoltre, grande attenzione al lavoro (nel gennaio 1947 l’esecutivo nazionale del PSI lo aveva nominato ispettore regionale per il lavoro giovanile in Basilicata) e, attraverso la costruzione dell’edificio scolastico e l’apertura di scuole per adulti, alla lotta contro l’analfabetismo, tappa fondamentale del processo di elevazione culturale e democratica dei popoli. All’indomani della sconfitta elettorale delle Sinistre in Italia (18 aprile 1948), la sua amministrazione entrò in crisi ed egli si dimise. 
Rieletto nelle successive Comunali per le quali si presentò nella lista dell’Aratro e la dizione di Fronte Democratico Popolare (PSI, PCI e Indipendenti), iniziò la sua seconda Amministrazione (28 novembre 1948 – 8 maggio 1950, data quest’ultima delle sue dimissioni dopo il proscioglimento dalle accuse di concussione, per le quali dall’8 febbraio al 25 marzo 1950 aveva subito il carcere). Fu quello per la Basilicata il periodo della più accesa lotta per il possesso della terra da parte dei contadini e dei braccianti e molti latifondi furono occupati anche a Tricarico. 
Da sindaco deliberò l’adesione alle "Assise per la Rinascita della Lucania", che si svolse a Matera il 3-4 dicembre 1949, la costruzione della strada Tricarico-Matine, l’affidamento all’architetto Ettore Stella di Matera della progettazione della nuova casa comunale. Assistette alla cerimonia della posa della prima pietra per la costruzione dell’edificio scolastico del paese, alla presenza dell’on. Emilio Colombo, sottosegretario di Stato per l’Agricoltura e Foreste, e del vescovo di Tricarico Raffaello delle Nocche. Dopo le vicende dell’ingiusto carcere, nel 1950 lasciò la politica attiva e, su invito di Manlio Rossi-Doria, che dirigeva l’Osservatorio di Economia Agraria di Portici, si dedicò alle ricerche preliminari per il Piano di Sviluppo Regionale per la Basilicata, commissionato dalla SVIMEZ, curando la parte relativa ai problemi della scuola. Nel contempo partecipò alle indagini sulla civiltà contadina in Basilicata, condotte da George Peck, Friederick G. Friedmann, Ernesto De Martino e lavorò su un’ampia ricerca sulla cultura dei contadini meridionali, affidatagli da Vito Laterza. Morì improvvisamente a Portici il 15 dicembre 1953.

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