Una leggenda "nera" del Mezzogiorno: il cardinale Fabrizio Ruffo. 3. L'Armata Cristiana e Reale in Calabria

Il cardinale Ruffo, allarmato dalle notizie della “repubblicanizzazione” di molte aree e desideroso di dare avvio alla spedizione, il 7 febbraio partì da Messina e sbarcò a Pezzo (l’attuale Villa S. Giovanni), con al suo seguito il Marchese Malaspina, l’abate Lorenzo Speziani, Annibale Caporossi, Domenico Petromasi, Carlo Cuccaro ed altri servitori. Il 12 febbraio Fabrizio Ruffo poteva contare sull’apporto di circa trecentocinquanta uomini, come annunciava al ministro Acton. 
La tappa successiva fu, dunque, Scilla, nella quale il Ruffo dimorò per due giorni. Ivi, però, i fedelissimi del Ruffo riuscirono a radunare pochi individui disposti ad arruolarsi e si passò successivamente in Bagnara, feudo della famiglia Ruffo, che non aveva dato l’apporto ipotizzato. 
La formazione di un nucleo stabile e forte dell’armata era ancora lontana e tra Scilla e Bagnara il Ruffo poté soltanto incamerare i beni del cugino, il principe di Scilla, e le rendite del fratello, entrambi residenti a Napoli. Il cardinale, però, dal canto proprio, continuava a chiedere aiuti a Messina e dopo alcune settimane riuscì finalmente ad ottenere due cannoni da quattro, che andarono ad aggiungersi ai 1500 uomini sino a quel momento reclutati nell’Armata. 
Fabrizio Ruffo giunse a Rosarno il 23 febbraio ed a quella data le sue previsioni sul numero dei realisti si attestavano su diverse migliaia di sanfedisti. Rosarno si attestava come una tappa importante dell’avanzata del Ruffo, anche perché ivi egli maturò la consapevolezza della necessità di una forte opera di proselitismo in favore della causa monarchica. Il 24 febbraio il Ruffo giunse a Mileto; ivi poté accogliere i delegati delle città che erano passate dalla parte sanfedista e si accinse ad inviare nel resto della provincia fidati collaboratori per sondare i sentimenti realisti delle popolazioni e rendergli conto del progresso sempre più rapido della controrivoluzione. Proprio a Mileto poté dirsi costituito il nucleo fondamentale dell’Armata “Cristiana e Reale”, tanto che il Ruffo dovette rimandare indietro le masse provenienti dalle zone più lontane, temendo ulteriori infiltrazioni giacobine.
La prima fase della riconquista delle province di Calabria poteva dirsi conclusa ed il Ruffo si apprestava a raggiungere Crotone, da cui il Ruffo sostò a Borgia, distintasi per la ferma opposizione al governo repubblicano e all’innalzamento dell’albero della libertà, dando, inoltre, prova di attaccamento alla monarchia nella strenua difesa delle istituzioni di antico regime. A Borgia il cardinale ricevette una delegazione proveniente da Catanzaro che gli annunciava la fine dell’esperienza repubblicana in quella città. Per riportare all’obbedienza Crotone, il Ruffo aveva inviato tremila uomini, ai quali si aggiunsero lungo il percorso (e soprattutto a Cutro, dove si organizzarono tutte le forze in campo) le bande capeggiate da Angelo Paonessa, detto Panzanera, e Arcangelo Scozzafava, detto Galano, i quali condussero le operazioni sotto il segno del 
saccheggio.
Realizzata anche la Calabria Citra, Ruffo si rimise in viaggio verso Cassano, ove giunse il 21 aprile: le due colonne dell’Armata poterono riunirsi e marciare verso Trebisacce e successivamente verso Amendolara. 


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