giovedì 11 luglio 2013

Irsina. 1. Inquadramento generale (Eufemia Smaldone)

Montepeloso è una città vescovile in provincia di Basilicata esente da metropolitano. È sotto il grado 41 di latitudine, e 34 di longitudine. Dista a Matera miglia 18, da Gravina 8, dall’Adriatico 40, ed altrettanti dal Jonio. Si vuole da taluni esser stata un tempo situata in quel tenimento, che appellano Yrso. Irsi fu un paese abitato non molto lungi da Montepeloso, e nel luogo tra Grassano, è detta citta appellato Santangelo vi si ritrovò un’antica greca iscrizione contenendo un voto, che facea il popolo Irsino a Giove (I). non si può però accertare il leggitore se veramente questa città se veramente questa città fosse surta dalla distruzione dell’accennata antica Irsi, o quando mutato avesse ancor sito, e denominazione, onde poi dal luogo cretoso, in cui oggi si vede, detta l’avessero Montepilloso, e finalmente Montepeloso, o Montepiloso.
Nell’anno 988 fu tutta incendiata, come rileviamo dal cronaco Cavese, e vi si aggiugne di esser stata immediatamente meglio rifatta dal Principe Giovanni, su quel monte dove sono gli Agostiniani, nel 1010 ebbesi una battaglia tra i Greci, e i Saraceni comandati da Ismaele. Nel codice Nap. del Duca d’Andria si legge: Ismael præliatus est cum Græcis in montepelusio, e vi cadde morto il Greco Duca Pasiano. Il cronista barese nota questo fatto nel 1011, ma altri con più critica nel suddivisato anno 1010. Questa città fu da Roberto Guiscardi, il quale per la resistenza fattagli dagli abitanti vi lasciò Goffredo conte di Conversano, che era suo nipote.
La situazione di questa città è in luogo elevato, è circondata da muri con delle porte e l’aria vi si respira salubre. Il territorio confina da settentrione col feudo di Monteserico, da levante con Gravina, e colle difese del possessor di Grottole, come anche da levante, e da mezzogiorno a ponente col territorio di Grassano e difese di Tricarico, di Tolve ec. Tutta l’estensione è di circa 65000 moggi. Un quarto di miglio distante da essa città sonovi due fonti di buona, ed abbondante acqua. Vi passano due fiumi uno da settentrione a levante, che appellano Vasento-piccolo, o Basentello, l’altro da ponente a mezzogiorno ch’è il Bradano, a cui si unisce la Lavetta. No vi mancano poi dappertutto altre sorgive di acqua.
Le produzioni consistono in grano, granone, legumi, in abbondanza. Gli ortaggi vi riescono anche buoni, il vino che però non è spregevole, se ne raccoglie tanto che basta all’uso civico. Ne’ luoghi macchiosi evvi della caccia di caprj, volpi, lupi, e non vi mancano starne, pernici, mallardi, e più altre specie di uccelli. I suddetti fiumi dan pure dei pesci.
Sul monte veggonsi gli avanzi di un castello opera de’ mezzi tempi.
Gli abitanti ascendono a 5000 in circa, e sono numerati per fuochi 107, insieme col suo borgo, ma le sue 36 ville fanno un solo corpo colla città stessa. Quindi una così unita popolazione nel 1532 fu tassata per fuochi 964, nel 1545 per 1327, nel 1561 per 1505, nel 1595 per 1744, nel 1648 per lo stesso numero, e nel 1669 per 1662. Nell’ultima del 1737 per 982.
Il loro commercio consiste nello smaltimento de’ prodotti del suolo, e di formaggi, avendo anche industria di animali. Tutto il territorio è diviso in IV parti, comprendendo ciascuno un numero di dette ville.
Questa città insieme al ducato di Civita di Penne fu conceduta dall’imperatore Carlo V2 ad Alessandro de’ Medici, e poi alla famosa Margherita d’Austria4 sua figlia. Si è più volte accennato come i beni Farnesiani fossero pervenuti al nostro Sovrano, ond’è del tutto inutile di qui ripetere.
(fonti: Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, Napoli, Simoniana, 1797-1805, vol. 2, pp. 116-123)
Abbiamo a nostra disposizione altre fonti che ci aiutano a capire l’andamento della popolazione di Montepeloso, come ad esempio:
Dalla “Descrittione del Regno di Napoli”, a p. 131, Mazzella ci informa che nel 1601 a Montepeluso c’erano 586 fuochi;
Enrico Bacco, invece, nella “Nuova, e perfettissima Descrittione del Regno di Napoli”, a p. 112, ci dice che c’erano 911 fuochi;
Ottavio Beltrano nella “Breve Descrittione del Regno di Napoli”  afferma che, nel 1640 i fuochi montepelosani erano, ancora una volta, 911;
Pacichelli nel “Regno di Napoli in prospettiva”, ci parla per la prima volta, di abitanti e non di fuochi, e in particolare la popolazione di Montepeloso era di 3125 abitanti (1703);
Nel 1736, Carlo di Borbone dispone un’inchiesta sulle condizione della regione Basilicata, e Bernardo Tanucci incarica Rodrigo Maria Gaudioso, avvocato fiscale presso l’Udienza di Matera, di raccogliere dati e notizie per una relazione sulle condizioni economiche e sociali su questa regione. Da tale relazione viene fuori che la popolazione montepelosana era di 3071 abitanti;
Giuseppe Maria Alfano nella “Istorica descrizione del Regno di Napoli” (1798), a p. 72, afferma che Montepeloso è sede Vescovile, Marchesato della casa del Riario, d’aria buona, e di popolazione 5021.


Irsina, un tempo Montepeloso, sorge su un altopiano a 550 m. sul l.m. ed il suo agro si estende per ben 27.000 ettari. A seguito della forte emigrazione degli anni scorsi, soprattutto per ragioni di lavoro, la popolazione attuale è scesa a circa 5.000 abitanti.
Verso il 1200 divenne Terra della Contea di Andria e passò così dal dominio dei Normanni a quello degli Svevi, anzi fu uno dei possessi preferiti da Federico II tanto “che ottenne da lui molti miglioramenti, quali furono una solida cinta di mura intorno alla città ed un ben munito castello che poi donò a S. Francesco d’Assisi verso il 1224”. Ma il Santo qui non venne mai.
Con la morte dell’imperatore Federico II5, Montepeloso divenne Marchesato a sé sotto la signoria di Manfredi di Svezia; nel 1307 passò nelle mani di Bertrando Del Balzo.
Dallo storico E. Palermo, sappiamo che, Montepeloso fece parte della dote della regina Giovanna, moglie di Ferdinando I d’Aragona e nel 1483 Pirro Del Balzo comprò dal re Ferdinando la città di Altamura, nel cui principato si trovava anche Montepeloso. Pirro, coinvolto nella congiura dei Baroni nel 1487, fu condannato a morte, i suoi possessi furono confiscati e la signoria di Montepeloso passò a Federico d’Aragona6.
Il 21 dicembre 1506, essendo Re di Napoli Federico il Cattolico, questi fece dono ad Onorato Gaetani d’Aragona di Anagni della Città di Altamura e di Montepeloso, divenuta nel frattempo Baronia.
Nel 1548 signore di Montepeloso fu Scipione Gaetani, ma egli venne presto a trovarsi in contrasto con i cittadini per i suoi abusi tanto che questi furono costretti a ricorrere al Sacro Regio Consiglio del Vicerè di Napoli.
Dopo Scipione, sino alla fine del feudalesimo, i successori non ebbero altro titolo che quello di “Utili Signori di Montepeloso”. Nel 1580 a Scipione successe il figlio don Luigi che, per soddisfare certi debiti, pensò di vendere la città con tutti i suoi beni per 122 mila ducati a Gerolamo Grimaldi, di nobile e di distinta famiglia genovese. Il nuovo signore morì nel 1610 senza eredi maschi e perciò il feudo passò nelle mani del fratello Francesco e alla nipote Maria Doria Grimaldi.
In ordine di tempo ai Grimaldi successero i De Guevara, i Riario, gli Sforza, i Nugent.
L’ultima feudataria fu la contessina Margherita Nugent nata nel 1891, discendente di quel Maresciallo Nugent austriaco che aveva combattuto nell’esercito imperiale. Ella, si adoperò molto per la valorizzazione ed il restauro degli affreschi di scuola giottesca scoperti nel 1929 nella cripta della chiesa di S. Francesco in Irsina. Nubile, morì senza lasciare eredi il 31 gennaio 1954. Le sue proprietà terriere furono scorporate dall’Ente per la Riforma Fondiaria di Puglia e Basilicata e distribuite ai nostri contadini.
L’antico nome Montepeloso venne cambiato con quello attuale con una delibera del Consiglio comunale del 6 febbraio 1895.

2 commenti:

  1. giuseppe basile30 giugno 2016 13:10

    gent.mo prof. A proposito di Irsina, ha notizie delle rivele di questo paese ed eventualmente come si potrebbe fare per averle.La ringazio e auguri:
    basileis@virgilio.it

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    1. Buongiorno a lei, grazie per la visita. Le rivele si trovano sicuramente all'Archivio di Stato di Napoli, sezione Catasti. Basta recarvisi e chiedere il Catasto di Irsina.

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