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Visualizzazione dei post da Marzo, 2017

Materiali didattici. 31. A margine di A. Orefice, "Delitti e condannati nel Regno di Napoli (1734-1862)"

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Il testo di Antonella Orefice, Delitti e condannati nel Regno di Napoli (1734 - 1862), presenta una ricchissima documentazione, quella dell'Archivio dei Bianchi della Giustizia, già nota in parte, ma ora resa disponibile agli studiosi del Risorgimento italiano e di quello "da Sud" in particolare. Lo studio dei dati dei 102 volumi dell'archivio, con 128 anni di registrazione, evidenzia l'ampia ed articolata composizione dei condannati, tra i quali emergono, naturalmente, i "patrioti" che, nei diversi snodi del processo risorgimentale, fecero l'Italia, a partire dall'alba di essa, la breve, ma significativa, esperienza del 1799 repubblicano. Tra i 121 condannati della prima Restaurazione borbonica emergono, tragici nomi, i 98 rei di Stato che pagarono con la vita l'aver tentato di rinnovare la società meridionale con il sogno repubblicano; ancora, nel 1822, i nomi e la vicenda degli ultimi giorni dei padri della Rivoluzione costituzionale del…

Paesi lucani. 40a. Teodoro Rendina e la sua Campomaggiore "ideale"

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Teodoro Rendina è considerabile come il “fondatore” di Campomaggiore, costruita su progetto di Giovanni Patturelli, allievo del Vanvitelli, che pose come base della sua progettazione le idee delle teorie utopistiche di Robert Owen e Charles Fourier.  Il centro abitato fu, infatti, progettato per sole 1600 persone, con case disposte a scacchiera, i cui abitanti avessero un appezzamento di terra da coltivare con un numero di ulivi predefinito ed una vigna. Al centro del paese si trovava la Chiesa, intitolata alla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo e il Palazzo baronale, disposti in armonica posizione rispetto alla Piazza dei Voti, per indicare, non più in posizione opposta, quanto piuttosto concorde, la volontà di collaborazione tra i poteri locali. Le prime 16 famiglie si insediarono il 20 novembre 1741. Il modello di comunità agricola di Campomaggiore, dunque, rientrava in pieno nell’alveo della cultura dei riformatori napoletani, in primis di Antonio Genovesi e delle sue Lezioni …

Simboli e antico nel 1799 napoletano: un esempio di "riuso"

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Nel significato originario, con riferimento all'uso dell'antica Grecia, il simbolo era un mezzo di riconoscimento o di controllo che si otteneva spezzando irregolarmente in due parti un oggetto, in modo che il possessore di una delle due parti potesse farsi conoscere facendole combaciare. Si tratta, nella comunicazione effettuale, di un segno o un’immagine che rinvia concettualmente ad altra cosa con la quale è connesso. È naturale, dunque, che i simboli costituiscano un contenitore privilegiato nel riuso dell’antico, in quanto elemento attuativo di veicolazione delle parti. Il simbolo, anche nel corso dell’età moderna, fu variato da implicazioni delle parti e strategie legate alla cultura alta o popolare, che lo utilizzò a più riprese nella comunicazione politica. Nella temperie degli eventi rivoluzionari del 1799, esso prese largamente piede come presentazione visiva ed immediata di principi e ideologie. I rivoluzionari, infatti, misero in campo diverse tipologie comunicati…

IDENTITÀ IGNORATE. Altri danni per la Basilicata

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Sono sconvolgenti, in questo periodo di discussioni sulla/sulle province, disinvolti riferimenti a «Lucania» e «Basilicata» quasi fossero state la stessa cosa, nonché a salti plurisecolari nelle riconfigurazioni territoriali e della Lucania e della Basilicata. Nel rispetto della Storia, alcune precisazioni. In primo luogo, la denominazione «Lucania» è da riferire all’antica provincia romana, compresa tra il Sele e il Lao, ad ovest, e Metaponto e Turi, ad est e che, dunque, pur più estesa dell’attuale Basilica-ta, non comprendeva, nel periodo della sua massima espansione, né l’area materana, né il Vulture-Melfese. 

L’antica Lucania secondo il geografo greco Strabone (I sec. a.C.)
Dal XII secolo in poi, eccezion fatta per il periodo 1932-1946 (quando un telegramma di Mussolini ripristinò il toponimo «Lucania»), il riferimento è unicamente a «Basilicata», il cui territorio fu in parte riconfigurato in due ben precisi momenti. Nel 1663, infatti, per poter dare una sede stabile alla autono…

Paesi lucani. 40. Nova Siri nel 1860 (Carlo Achillea)

Tra i paesi dell’area basso-ionica basilicatese, Bollita fu certamente il più coinvolto nella rivoluzione del 1860, soprattutto grazie alla cultura politica di Pietro Antonio Battifarano . Nato nel dicembre del 1827 dal “dottore fisico” Antonio e da Porzia Stigliano, e medico di professione, egli era stato attivo nel processo risorgimentale sin dagli anni ’40, difatti, già nel 1848 manifestò forti sentimenti liberali, prontamente placati dalla gendarmeria borbonica, la quale lo incluse fra gli attendibili politici; nel ’57 invece, fece parte di quella associazione segreta filorepubblicana, fondata dal rotondellese Giambattista Laguardia e, scoperto, fu accusato di cospirazione, ma riuscì a sfuggire alla cattura rendendosi latitante; nell’agosto del 1860, invece, fu l’organizzatore e il capo del drappello rivoluzionario novasirese, il quale fu inglobato nella VI colonna delle forze insurrezionali lucane che operò al comando di Aquilante Persiani . Gli insorgenti che risposero all’appe…