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Visualizzazione dei post da Maggio, 2014

La Basilicata contemporanea. 7. I caduti della Grande Guerra

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Paesi lucani. 21. Marsicovetere: cenni sulla struttura urbana

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Marsicovetere era connotata da molte strutture religiose. Nella strutturazione urbana, infatti, le chiese cittadine avevano un ruolo notevole nel suddividere l’abitato a livello spaziale e, per così dire, di appartenenze familiari, mentre altrettanto importante era il ruolo di “custodia” dell’hinterland svolto dai monasteri. Centro dell’abitato moderno era la Chiesa madre, a sinistra della quale si trovava la cappella della Confraternita del Purgatorio. Salendo sempre in questa direzione, si arrivava al castello baronale, posto ad ovest, circondato da una fitta rete di vicoli, che portavano a S. Maria della Civita. A nord del castello era posta Porta Annessa, edificata già nel XIII secolo.  Nella parte alta dell’abitato, la «Civita», sorgeva la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e, più in là, sulla sinistra, la chiesa dell’Annunziata, di fronte alla quale fu edificata, nel XIX secolo, la casa palazziata dei Tranchitella, seguita a breve dal palazzo dei Gianpietro e dei Piccininn…

Personaggi. 11. Un santo a Marsicovetere: Angelo Clareno

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Frate Angelo Clareno, protetto dal cardinale Giacomo Colonna, alla morte di questi, nel 1318, dovette fuggire a Subiaco, dove fondò l'ordine dei Fraticelli (o Fratelli della vita povera) organizzato come un ordine francescano indipendente e contestò la legittimità dell'autorità papale. Per sfuggire all'Inquisizione si ritirò infine a Marsicovetere, in Basilicata, nel convento di Santa Maria dell’Aspro, dove attirò molti fedeli del luogo, avendo prodotto un'effervescenza religiosa basata su una spiritualità che predicava la povertà degli ecclesiastici e il rinnovamento della vita in attesa dell'Apocalisse. Qui Angelo Clareno spirò il 15 giugno 1337 e la sua tomba divenne meta di frequenti pellegrinaggi. Di seguito stralci dalla sua agiografia:
MIRACULA B. ANGELI Auctore Fr. Philippo ejus familiari. Ex Ms. Caroli Strozzii, Senatoris Florentini.
[1] Frater Franciscus de Saponaria, qui moratur in ecclesia S. Nicolai solitarius, dum molestatus foret a dæmoniis per annos mu…

Isabella di Morra. 2. Le canzoni

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LE CANZONI
XII

Signor, che insino a qui, tua gran mercede,
con questa vista mia caduca e frale
spregiar m'hai fatto ogni beltà mortale,
fammi di tanto ben per grazia erede,
che sempre ami te sol con pura fede
e spregie per innanzi ogni altro oggetto,
con sí verace affetto,
ch'ognun m'additi per tua fida amante
in questo mondo errante,
ch'altro non è, senza il tu' amor celeste,
ch'un procelloso mar pien di tempeste.
Signor, che di tua man fattura sei,
ov'ogni ingegno s'affatica in vano,
ritrarre in versi il tuo bel volto umano
or sol per disfogare i desir miei,
ad altri no, ma a me sola vorrei,
ed iscolpirmi il tuo celeste velo,
qual fu quando dal Cielo
scendesti ad abitar la bassa terra
ed a tor l'uom di guerra.
Questa grazia, Signor, mi sia concessa
ch'io mostri col mio stil te a me stessa.
Signor, nel piano spazio di tua fronte
la bellezza del Ciel tutta scolpita
si scorge, e con giustizia insieme unita
de l'alta tua pietade il vivo fonte,

Isabella di Morra. 1. Biografia e Sonetti

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Isabella di Morra nacque a Favale, in Basilicata, da Giovan Michele e da Luisa Brancaccio, nel 1520 o negli anni immediatamente precedenti. Più anziani di Isabella furono i fratelli Marcantonio e Scipione (con quest’ultimo, il più dotato e precoce, ebbe in comune gli studi); più giovani Decio, Cesare, Fabio, Camillo e la sorella Porzia. I Morra erano in possesso del feudo di Favale, in precedenza appartenuto ai Sanseverino principi di Salerno, sin dai primi anni del Cinquecento, quando ne divenne titolare Antonio, padre di Giovan Michele. Una ricostruzione complessiva della storia dei diversi rami dei Morra si legge nella Familiae nobilissimae de Morra historia di Marco Antonio Morra (Napoli 1629): condotta attraverso documenti e attestazioni originali dalle origini medievali fino al primo Seicento, l’opera riserva spazio specifico ai Morra di Favale, presentando Giovan Michele come «vir corpore licet exiguus, animo tamen grandis et acer» (p. 79) ed elencando le diverse testimonianze…

Materiali didattici. 12. Potenza nell'antichità

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Il lavoro di Annarita Di Noia, Potentia. La città romana tra età repubblicana e tardo‑antica, è un’attenta e puntuale disamina di tutto il materiale a disposizione, partendo dalle fonti archivistiche, importanti linee-guida nella ricostruzione del patrimonio storico della città, per poi passare alle fonti letterarie antiche e all’analisi dei singoli manufatti archeologici ed epigrafici noti per il territorio comunale e non, reperibili nei depositi del Museo Archeologico Provinciale. Il risultato finale è stata la realizzazione di una carta archeologica della città di Potenza attraverso la quale è stato possibile avanzare un’ipotesi ricostruttiva dell’antico circuito urbano della città romana e seguirne le  linee di sviluppo attraverso il corso dei secoli. (Dalla Presentazione)

Paesi lucani. 20. Toponomastica di Tito

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M. T. GRECO, Toponomastica di Tito, con la collaborazione di C. Coronato e G. A. Laurino.

Materiali didattici. 12. Adamo caduto di Serafino da Salandra (1647)

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