martedì 9 luglio 2013

Paesi lucani. 8. Pisticci: Territorio e struttura urbana (Carmen Cazzetta)

I primi insediamenti in territorio di Pisticci risalgono al X secolo a.C., ad opera degli Enotri, e sono testimoniati da diverse necropoli.
 
Successivamente l'area venne colonizzata dai Greci e Pisticci divenne un importante centro del territorio di Metaponto. Tra il V e il IV secolo a.C. vi visse e operò il cosiddetto Pittore di Pisticci, primo ceramografo italiota ad aver adottato la produzione di vasi a figure rosse. Successivamente alla sconfitta di Taranto, Pisticci passò sotto la dominazione romana e diventò un importante centro agricolo. Intorno all'anno 1000 i Normanni costituirono il feudo di Pisticci, posseduto in successione dai Sanseverino, dagli Spinelli, dagli Acquara e dai De Cardenas. Sempre nello stesso periodo, i Benedettini fondarono il cenobio di Santa Maria del Casale, poco distante dall'abitato, sui resti di un antico insediamento basiliano.
Nel 1565 in località Scannaturchi (così nominata proprio dopo l'evento) si combatte una battaglia tra Pirati Saraceni e un manipolo eterogeneo di pisticcesi, professionisti, chierici e contadini. In questi decenni le invasioni dei pirati sono molto frequenti e per questo nel territorio metapontino viene costruita una rete di torri di avvistamento. Nel Seicento l'abitato contava circa 6000 abitanti e comprendeva i rioni Terravecchia, Santa Maria dello Rito (oggi Loreto), Osannale, Santa Maria del Purgatorio e Casalnuovo. La notte del 9 febbraio 1688, a seguito di un'abbondante nevicata, una frana di enormi proporzioni fece sprofondare i rioni Casalnuovo e Purgatorio, causando circa 400 morti. Dopo la frana la popolazione rifiutò l'offerta del conte De Cardenas, sotto la quale si nascondeva una grossa speculazione, di spostare l'abitato più a valle, dove sarebbero state costruite nuove case per gli abitanti, che in cambio avrebbero dovuto pagare tasse supplementari al conte. Sul terreno della frana furono quindi costruite 200 casette in filari, tutte uguali (foto 1), bianche, a fronte cuspidata. Il nuovo rione prese significativamente il nome di Dirupo, a ricordo della frana.
Il territorio di Pisticci si estende per 23.000 ettari ed è compreso tra i fiumi Basento, a Est, e Cavone, a Ovest, che separano il territorio pisticcese rispettivamente dai comuni di Bernalda e Montalbano Jonico. 
Le tre colline su cui sorge il centro storico, Serra Cipolla, San Francesco e Monte Como, sono situate nella parte occidentale, dove il terreno è prevalentemente argilloso e i versanti delle colline sono caratterizzati da profonde scanalature, i calanchi.
A causa della natura del terreno, Pisticci è stata spesso interessata da fenomeni di dissesto idrogeologico.
Nella parte orientale del territorio invece, si estende un altopiano che digrada dolcemente verso la pianura metapontina e verso gli 8 km di costa, limite comunale sul mar Jonio.
L'ipotesi meno probabile vuole che l'etimologia del nome Pisticci derivi dal greco Pistoikos, luogo fedele (da pistis, fede, e oikos, luogo). Infatti, durante la guerra tra Taranto e Roma nel 291 a.C., Pisticci fu l'unica città metapontina che rimase fedele a Taranto, da qui il nome di luogo fedele, poi latinizzatosi in Pisticium.
L'altra ipotesi è che il nome derivasse dal tardo latino Pesticium o dal basso franco Pestiz che significano terreno pascolativo. Quest'ipotesi è tuttavia la più accreditata al momento.
La M e la P presenti sullo stemma cittadino (foto 2), ricordano il fatto che Pisticci gravitasse nell’area di influenza di Metaponto e anche la spiga di grano ne è un simbolo: infatti la spiga era il simbolo stesso di Metaponto ed era effigiata sulle monete della colonia greca. Il primo stemma cittadino era costituito dalla sola spiga ed è situato sul basamento dell’altare della chiesetta rurale di San Vito.
Nell'ambito delle trasformazioni urbane cinquecentesche, la nuova realtà sociale svolge un ruolo determinante.
 Il centro della vita comunale a Pisticci continuò ad essere il largo spazio antistante la Chiesa Madre .Uno dei fattori decisivi per la crescita urbana del 500 fu la nascita delle nuove categorie sociali come quello dell’attuale Piazza Plebiscito ,all’epoca Piazza Grande determinando l’ampliamento delle città.
 L’evento che assume una importanza fondamentale è l’edificazione del Convento dei Frati Francescani,fuori dalle mura delle città. 
Gli sfruttamenti effettuati dal casato dei Sanseverino sul feudo di Pisticci ebbero fine nel 1553,quando la famiglia venne privata di tutti i privilegi e dei beni posseduti ,cosi il destino del feudo di Pisticci fu legato alle varie famiglie baronali . Nello stesso 1553,si registra la vendetta del feudo di Pisticci da parte della Regia Corte di Napoli al Conte di Seminara Don Pietro Antonio Spinelli il cui possesso durò 4 anni.
Nel 1557, la città fu acquistata dal Barone di Acquara Don Matteo Còmite,il quale si prodigò ad emanare un elenco di privilegi, le cosiddette Gratie Et Concessioni fatte all’università di Pisticci. Ne venne fuori tra l’università e il feudatario una grossa avvertenza,che portò all’omicidio del Dr.Fisico D.Giovanni Pietro Russo ad opera di sicari del Feudatario nei pressi del Basento. Il Còmite venne arrestato per omicidio e condannato. Il Còmite, con un atto del 7 luglio 1567 e così prese possesso delle città e nel 1573 effettuò la cessione del Feudo che fu preso in fitto dall'università fino al 1593.
Nello stesso anno la città fu acquistata da Don Bernardino De Cardenas, Marchese di Laino e Conte di Acerra.
La famiglia De Cardenas, di origine spagnola, dei Conti di Acerra compare nella vita e nella storia di Pisticci per oltre due secoli: Pisticci visse una situazione più serena generata dalla devozione del nuovo signore stimato e benvoluto dai sudditi pisticcesi ,il buon governo dei De Cardenas portò prosperità nella città di Pisticci.
Con la Costituzione della Repubblica napoletana, la famiglia De Cardenas scomparve sia dalle vicende politiche che dalla vita pisticcese: la stirpe si estinse con Don Ferdinando che fu l’ultimo feudatario di Pisticci.

I grandi palazzi nobili hanno affermato il prestigio della classe. All’interno di uno scenario urbano costituito dalle cosidette ‘casedde’ a schiera ,emergono numerosi esempi di residenze appartenenti alle famiglie più facoltose .
Furono edificati nei secoli XVII e XVIII, come i palazzi Santissimo, Giannantonio, Cascino-Rogges, Latronico, altre residenze già esistenti sin dai secoli precedenti come il palazzo De Franco.
I palazzi signorili si distinguono, oltre che per le dimensioni e per la ricercatezza archittetonica. Gli ambienti si dispongono qualche volta , intorno a corti o a giardini interni e sono dotati di cappella privata oltre le cantine e cisterne per l’acqua .La loro collocazione nel contesto urbano avviene in quei punti dove viene ostentata la supremazia sociale e del potere della famiglia cui appartengono.
Palazzo Giannantonio (foto 3): Edificato sul finire del 600 di proprietà della famiglia De Franco,si eleva alle spalle del convento Francescano ,in gran parte circondata da terreni coltivati ,da cui dominava la vista dell’intero territorio verso est , fino al mare. Articolati intorno ad un piccolo cortile di ingresso (si accede attraverso un portale)con un pozzo sormontato da un arco poggiante su due massicci pilastri,le stanze si dispongono su due piani .Il palazzo si inserisce nell’ambiente urbano con una posizione ruotata dall’antico largo del mercato (attuale Piazza dei Caduti). Nella fitta trama urbana di Pisticci, non sempre accade che le grandi residenze signorili abbiano la possibilità di prospettare su sezioni stradali che in effetti molti dei palazzi sei-settecenteschi si inseriscono nel nucleo della città antica. Lungo il percorso degli stretti vicoli tortuosi,le residenze signorili appaiono fra le ‘casedde’(le casette bianche) di rione dirupo. 
Palazzo De Franco (foto 4): attiguo alla chiesetta dell’Annunziata,una delle più interessanti costruzioni che occupa gran parte di un isolato nel cuore del borgo medievale,e Casa Sion inserita nel blocco delle schiere murali. Addossato alla porta nord della città(porta della piazzolla),il cui ingresso ,con un portico di fattura rinascimentale ,che nel marmo ,sotto lo stemma di famiglia ,reca la data 1768.L’edificio è stato manomesso e deturpato sia all’interno che all’esterno.All’interno c’erano belle porte di stile barocco .
Foto: Portale con bugne a raggiera decorate e volute laterali del Palazzo De Franco in Via Mazzini.





Palazzo Cascino-Rogges (foto 5): antica famiglia potente e rinomata. Si sviluppa lungo la via che da Piazza Plebiscito,conduce alla Chiesa Madre .Gli ambienti del piano terreno ,nel loro sistema ,denunciano l’accorpamento di una serie di unità edilizie a schiera della proprietà medievale.
Foto 5: palazzo Rogges

La Torre di Bruni (foto 6): Quasi vicina a casa Rogges, si incontra la residenza signorile appartenuta alla famiglia Bruni,il portale all’ingresso arcuato e nel mezzo del fabbricato si inserisce un’antica Torre a forma rotonda ,probabilmente risale ai tempi della potenza di Metaponto.
Foto 6: Torre Bruni
Palazzo Santissimo (foto7): situato nel quartiere dell’osannale,presenta un carattere architettonico che si allontana dal tipico palazzo sei-settecentesco. Questo palazzo è simile al palazzo Cramanda (ormai in ruderi)situato alle spalle della chiesa Immacolata Concezione.
Foto 7: Palazzo Santissimo














Palazzo Minaja (foto: residenza signorile che allo stato attuale si trova inserito,con relativa cappella privata(chiesa di S. Caterina) risale XVII sec., quando la zona non era stata ancora raggiunta dall’urbanizzazione. Essa doveva essere la residenza della campagna della famiglia Minaja che possedeva molti terreni. Lo stemma di famiglia riporta quattro torri ed al centro una testa di moro ,con su un’aquila bicipite . Tale stemma era dipinto sul soffitto della chiesetta di Santa Caterina ,chiesa della famiglia.

Foto 8: palazzo Minnaja e stemma







3 commenti:

  1. Buona sera per cortesia mi servirebbero se possibile le foto con lo stemma del Palazzo De Franco ... è possibile ?

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    1. Buona sera a lei, purtroppo non ho foto del palazzo in questione...potrebbe rivolgersi al Comune o all'APT. Mi faccia sapere!

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  2. Buongiorno per cortesia mi servono per effettuare foto; quindi vorrei sapere la Via del Palazzo Minaja e sia del Palazzo Santissimo zona Osannale.Grazie

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