martedì 29 agosto 2017

Risorgimento "antistoricizzato": la voce del prof. Antonio Lerra

In varie note pubblicate su basilicatanet.it, il presidente della Deputazione Lucana di Storia Patria, Antonio Lerra, interviene sull’apporto del Mezzogiorno e della Basilicata all’Unità di Italia. 
“Sono in atto da qualche tempo anche in Basilicata disinvolte operazioni pseudo- culturali di chiara ‘marca neoborbonica’, in genere espressione di vera e propria ‘ignoranza’ della Storia e, in particolare, del processo di costruzione dell’Unità d’Italia. Al quale – è proprio il caso di ricordarlo - la Basilicata partecipò attivamente e in prima fila lungo i vari snodi del Risorgimento (1799, 1820-21, 1848-49, 1860-61), come peraltro ampiamente evidenziato nel corso delle tante iniziative scientifico-culturali svoltesi nell’ambito delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia”.
“Sarebbe opportuno – prosegue Lerra - almeno ricordare a chi pensa di potersi disinvoltamente rapportare alla Storia che nel capoluogo della Basilicata, Potenza, Città medaglia d’oro del Risorgimento, l’Unità d’Italia fu proclamata prima ancora che Garibaldi giungesse dalla Sicilia in Calabria. La Storia è una Scienza e, dunque, richiede specifiche, rigorose, competenze e professionalità. Delle quali dovrebbero, intanto, tener conto, tanto più in questa fase, le rappresentanze istituzionali, ai vari livelli. Leggiamo, infatti, con profondo stupore della ‘disinvolta approvazione’, addirittura da parte del Consiglio regionale della Basilicata, il 7 marzo scorso, di una mozione di ‘chiaro indirizzo neoborbonico e di indiretto profilo antiunitario’ presentata dal M5S in tutti i Consigli Regionali del Mezzogiorno d’Italia, in questi giorni notoriamente al centro di ampie discussioni in campo politico-istituzionale e culturale, con diffuse “prese di distanza” da “simili operazioni.
L’Unità d’Italia è un ‘prezioso bene comune’, da salvaguardare ed, anzi, valorizzare, tanto più – sottolinea il professor Lerra - da parte di realtà regionali dal profilo storico quale quello della Basilicata, peraltro sempre più intensamente impegnata in questa fase verso il concreto esercizio del ruolo di baricentro culturale europeo per il 2019. In rapporto a tutto ciò, la Deputazione Lucana di Storia Patria, che, tra l’altro, auspica una sollecita riconsiderazione della mozione approvata dal Consiglio Regionale della Basilicata, avvierà, nell’ambito delle tante attività ed iniziative scientifico-culturali in atto, uno specifico ciclo di informazione-aggiornamento dal titolo Incontri con la Storia: la Basilicata per l’Unità d’Italia. In tale direzione consigliando, intanto, almeno la lettura (per chi non ne abbia avuto ancora la possibilità) del volume La Basilicata per l’Unità d’Italia (Milano, Guerini e Associati, 2014), che raccoglie – conclude Lerra - gli Atti del rilevante Convegno scientifico nazionale svoltosi a Potenza nel 2011 (Aula Magna dell’Università degli studi), che rigorosamente ricostruisce ed analizza le peculiari modalità di approdo del Mezzogiorno d’Italia e, in tale ambito, della Basilicata nello Stato Unitario”.
“Alle sottolineature del Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata, Franco Mollica, sulla «poco discussa e poco meditata» approvazione dell’ormai ben nota mozione di «chiaro indirizzo neoborbonico e di profilo antiunitario» approvata dal Consiglio Regionale il 7 marzo, si è aggiunta la recente dichiarazione del Consigliere Regionale Vito Santarsiero che, definendo tale approvazione come “sbaglio”, ha annunciato altra mozione “tesa ad annullare – ha scritto - quanto infelicemente approvato lo scorso 7 marzo”. 
Riteniamo siano da considerare importanti questi primi segnali istituzionali di “prese di distanza” da vistose e superficiali “operazioni pseudoculturali” ed “antistoriche”, che, tra l’altro, finiscono per alimentare disinvolte strategie di “scardinamento” di uno dei connotati portanti del profilo storico del Mezzogiorno d’Italia e della Basilicata, quale, appunto, è stato il loro diretto ed attivo apporto di prima fila, sul terreno della cultura e della pratica politica, al lungo e difficile percorso di “costruzione” dell’Italia unita, dal 1799 al 1860-61. 
E l’Unità d’Italia – è bene ribadirlo – rappresentò lungo il percorso risorgimentale un obiettivo largamente e direttamente voluto da Sud, in particolare dalla Basilicata, nel cui capoluogo Potenza l’Unità d’Italia fu proclamata addirittura prima che lo stesso Garibaldi ed i garibaldini mettessero piede nel Mezzogiorno continentale, come peraltro attestato dal significativo riconoscimento della medaglia d’oro per il Risorgimento alla città di Potenza. 
Tutto quanto successivo all’Unità d’Italia – dovrebbe essere noto - è da ricondurre alle politiche parlamentari e governative via via attuatesi nel corso del nuovo Stato unitario, espressione istituzionale di rappresentanze d’ambito nazionale e, dunque, anche da Sud. 
E’, per ciò, ancora più significativo che proprio dal Consiglio Regionale della Basilicata venga ora una accurata riconsiderazione della mozione di stampo “borbonista”, fatta strumentalmente approdare nei mesi scorsi nei Consigli Regionali meridionali, mozione che - come è stato evidenziato dal Coordinamento Nazionale delle Società Storiche - si basa, tra l’altro, «su una lettura del momento dell’unificazione nazionale in termini di conquista piemontese delle regioni meridionali, di rapina delle loro ricchezze e di distruzione dei presunti primati borbonici», finendo per riproporre, nell’alveo della letteratura “borbonista”, una «visione dicotomica del Risorgimento, aproblematica e semplificatoria, di “buoni” contro “cattivi”, vittime contro carnefici». 
La Deputazione Lucana di Storia Patria, in piena adesione al documento del Coordinamento Nazionale delle Società Storiche (Giunta Centrale per gli Studi Storici, SISSCO, SISEM, CUSGR, SIS, SIMED, SISI…), auspica vivamente che dal Consiglio Regionale della Basilicata possa venire una sollecita “riconsiderazione” della citata mozione “antistorica e borbonista”, insieme con un chiaro e forte messaggio di rigoroso ancoraggio alle Scienze storiche, ancor più importante in una fase ed in un contesto, quale quello di Basilicata, in cammino verso l’esercizio della funzione di baricentro culturale europeo per il 2019". 

venerdì 11 agosto 2017

Materiali didattici. 33. Bibliografia essenziale di Antonio Cestaro

Come promesso, alleghiamo di seguito una bibliografia (incompleta e suscettibile di modifiche) del prof. Antonio Cestaro, deceduto a Battipaglia il 10 agosto 2017.
Si intende che i testi sono in ordine alfabetico e non cronologico:



-          «La Discussione»: (1873-1904), in “Rassegna di Politica e Storia”, n. 122 (dicembre 1964).

-          1928-1938 tra rivolta ed oppressione: un contributo alla storia di Rocchetta Sant'Antonio di Giovanni Libertazzi, a cura di Antonio Cestaro, Manfredonia, Edizioni universitas, 2008.

-          A. Stassano, Memorie storiche del Regno (1799-1821), introduzione, note e a cura di A. Cestaio, Venosa, Osanna, 1994.

-          Anarchici e clericali a Napoli nei rapporti del prefetto Sanseverino: 1881-1887, Napoli, Libreria scientifica, 1971.

-          Archivi ecclesiastici e centri di ricerche religiose e sociali nel mezzogiorno, in “Archiva Ecclesiae”, 24-25 (1981-82), n. 1, pp. 216-223.

-          Aspetti della questione demaniale nel Mezzogiorno: linee di una ricerca ambientale dal 1750 al 1875, Brescia, Morcelliana, 1963.

-          Bartolo Longo nella società meridionale del suo tempo, in Atti del Convegno storico promosso dalla Delegazione pontificia per il Santuario di Pompei, Pompei 24-28 maggio 1982, 1. Relazioni, dibattito, tavola rotonda, s.l., s.n., 1983, pp. 60-77.

-          Carlo Gesualdo e il suo tempo, in “Rassegna Storica Lucana”, XVII (1997), n. 25-26, pp. 3-12.

-          Cesare Magni, Profilo dragonettiano, in "Rassegna di Politica e di Storia", n. 13 (1967).

-          Chiesa e società nel Mezzogiorno moderno e contemporaneo, a cura di A. Cestaro, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1995.

-          Convegno di storia sociale e religiosa a Capaccio-Paestum, in “Nuova Rivista Storica”, LVII (1973), f. 1-2, pp. 207-211.

-          De Gasperi e il Mezzogiorno: il viaggio in Basilicata del 1950, in Alcide De Gasperi nella storia dell'Italia repubblicana a cinquant'anni dalla morte, Atti del Convegno di studio, Salerno, 28-29-30 ottobre 2004, a cura di Diomede Ivone, Napoli, Editoriale Scientifica, 2006, pp. 213-220

-          De Rosa: ricordo di un lungo viaggio nel Mezzogiorno, in “Ricerche di Storia Sociale e Religiosa”, n.s., XXXIX (2010), n. 78, pp. 83-91.

-          Democratici e moderati nel 1860 ), in “Rassegna Storica Salernitana”, XXI (1960), n.1-2.

-          Don Giuseppe De Luca e la Basilicata, in “Rassegna Storica Lucana”, XVIII (1998), n. 27-28, pp. 3-10.

-          Don Vincenzo D'Elia (1874-1962): prete-giornalista, in “Rassegna Storica Lucana”, XIX (1999) , n. 29-30, pp. 3-9.

-          Eboli nell'Ottocento. Economia Società Cultura, Salerno, Laveglia, 2004.

-          Echi e riflessi del 1870 a Napoli, in "Humanitas. Rivista mensile di cultura", n.s., n. 8/9 (1970), pp. 803-815.

-           Geronimo Seripando e la Chiesa del suo tempo nel V centenario della nascita, Atti del Convegno di Salerno, 14-16 ottobre 1994, a cura di Antonio Cestaio, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1997.

-          Il 1799 in Basilicata, Atti del convegno di Maratea, 8-10 giugno, 1990, a cura di A. Cestaro e A. Lerra, Venosa, Osanna, 1992.

-          Il Concilio di Trento nella vita spirituale e culturale del mezzogiorno tra XVI e XVII secolo, Atti del convegno di Maratea, 19-21 giugno 1986, a cura di G. De Rosa e A. Cestaro, Venosa, Osanna, 1988.

-          Il concordato del 1818 e la ristrutturazione delle diocesi meridionali, in "Rivista di studi salernitani", n. 7 (1971).

-          Il fenomeno confraternale nel Mezzogiorno: aspetti e problemi, in "Ricerche di storia sociale e religiosa", N.S., n. 37/38 (1990), pp. 15-53.

-          Il Mezzogiorno e la Basilicata fra l'età giacobina e il decennio francese (atti del Convegno di Maratea, 8-10 giugno 1990), a cura di Antonio Cestaro, Antonio Lerra, Venosa, Osanna, 1992.

-          Il Mezzogiorno fra ancien regime e decennio francese, a cura di Antonio Cestaro e Antonio Lerra, Venosa, Osanna Venosa, 1992.

-          Il Partito Popolare nel Mezzogiorno, in “Rassegna Storica Lucana”, IX (1990), n. 11, pp. 3-133.

-          Il recupero dei beni archivistici e bibliografici nelle zone terremotate della Basilicata e della Campania, Atti del Convegno di studio promosso dall'Associazione per la storia sociale del Mezzogiorno e dell'area mediterranea: Potenza-Rifreddo, 12-14 aprile 1984, a cura di G. De Rosa e A. Cestaro, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1985.

-          Il terremoto del 1857 e la fondazione della Colonia Agricola di Battipaglia, Venosa, Osanna, 1995.

-          Il vescovo di Policastro e la rivoluzione del 1799 nel Regno di Napoli, in Chiesa e società nel Mezzogiorno. Studi in onore di Maria Mariotti, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1998, vol. 1, pp. 435-440.

-          Il vescovo di Policastro e la rivoluzione del 1799 nel Regno di Napoli, in "Rassegna Storica Lucana", n. 3 (1996), pp. 3-9.

-          Il VI Congresso cattolico italiano nei rapporti del Procuratore generale e del Questore di Napoli, in "Rivista di studi salernitani", n. 4 (1969), pp. 240-270.

-          Internazionalisti anarchici e clericali a Napoli dopo l'Unità, Napoli, Editrice Universitaria Meridionale, 1969.

-          Istruzione pubblica e privata in un Comune del Mezzogiorno nel primo ventennio post-unitario, in "Rassegna Storica Salernitana", XX (1959).

-          Itinerari Turistico-Culturali della Piana del Sele, a cura di Antonio Cestaro, Battipaglia, Cassa rurale ed artigiana di Battipaglia, 1984.

-          Juan Caramuel vescovo di Satriano e Campagna (1657-1673): cultura e vita religiosa nella seconda metà del Seicento, Salerno, Edisud, 1992.

-          L' età rivoluzionaria e napoleonica in Lombardia, nel Veneto e nel Mezzogiorno: un'analisi comparata, Atti del Convegno di Maratea, 15-17 ottobre 1996, a cura di A. Cestaio, Venosa, Osanna, 1999.

-          L. Cassese, Scritti di storia meridionale, a cura di A. Cestaro e P. Laveglia, con una premessa di G. De Rosa, Salerno, Laveglia, 1970.

-          La diocesi di Conza e di Campagna nell'età della restaurazione, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1972.

-          La modernizzazione introvabile: un confronto sul Mezzogiorno, Piero Bevilacqua, Antonio Cestaro, Biagio De Giovanni, Rionero in Vulture, Calice, 1990.

-          La parrocchia nel Mezzogiorno dalla restaurazione ai giorni nostri, in "Orientamenti Sociali", XXXV (1980), n. 2.

-          La parrocchia nel Mezzogiorno dalla restaurazione ai giorni nostriin La parrocchia in Italia nell'età contemporanea, Atti del II Incontro seminariale di Maratea, 24-25 settembre 1979, Napoli, Ed. Dehoniane, 1982, pp. 57-79.

-          La provincia di Salerno: società e politica, 1943-1950, in Mezzogiorno e fascismo, Atti del Convegno nazionale di studi promosso dalla Regione Campania, Salerno - Monte S. Giacomo, 11-14 dicembre 1975, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1975, pp. 271-290.

-          La Provincia: quindicinale cattolico di Potenza": 1908-1915, in “Rassegna Storica Lucana”, XXI (2002), n. 35-36, pp. 3-12.

-          La questione delle terre "quarte" e le agitazioni contadine in Eboli dal 1835 al 1861, in "Rassegna Storica Salernitana", XIV (1953), n. 3-4.

-          La ricerca storico-religiosa nel Sud con particolare riferimento alla tipologie dell'organizzazione ecclesiastica nell'Ottocento, in La società religiosa nell'età moderna, Atti del Convegno Studi di storia sociale e religiosa, Capaccio-Paestum, 18-21 maggio 1972, Napoli, Guida, 1973, pp. 130-165.

-          La ricerca storico-religiosa nel Sud con particolare riferimento alla tipologie dell'organizzazione ecclesiastica nell'Ottocento, in Territorio e società nella storia del Mezzogiorno, a cura di G. De Rosa e A. Cestaro, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1973, pp. 875-909.

-          La Rivoluzione napoletana del 1799 nelle province in relazione alle vicende storiche dell'Italia giacobina e napoleonica (1799-1815), Atti del convegno di Maratea, 15-17 novembre 1999, a cura di A. Cestaro, Venosa, Osanna, 2002.

-          La società operaia di Eboli e le agitazioni agrarie (1864-1875), in “Rassegna Storica Salernitana”, XV (1954), n.1-2.

-          La stampa cattolica a Napoli dal 1860 al 1904, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1965.

-          La stampa cattolica napoletana dopo l'Unità, in "Rassegna di politica e di storia", n. 110 (1963).

-          L'applicazione del Concilio di Trento nel Mezzogiorno: testi e documenti, Salerno, Edisud, 1986.

-          Le campagne e il mondo cattolico: linee di ricerca, in “Annali dell'Istituto "Alcide Cervi"”, 1 (1979), pp. 381-400.

-          Le ricerche di storia sociale e religiosa nel Mezzogiorno: aspetti e problemi, in Chiesa e società nel Mezzogiorno moderno e contemporaneo, a cura di A. Cestaro, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1995, pp. 9-18.

-          Le strutture ecclesiastiche del Mezzogiorno dal Cinquecento all'età contemporanea, in "Ricerche di Storia Sociale e Religiosa", n. 7-8 (1975), pp. 70-119.

-          Leopoldo Cassese a quattordici anni dalla morte, in “Il Picentino”, CIX (1974), n. 3-4.

-          L'industria salernitana tra Ottocento e Novecento, in Profilo storico di una città meridionale: Salerno, Salerno, Pietro Laveglia Editore, 1979, pp. 183-200.

-          Lo "spoglio" dei vescovi nel Regno di Napoli: una fonte poco utilizzata, in Studi di storia sociale e religiosa. Scritti in onore di Gabriele De Rosa, Napoli, Ferraro, 1980, pp. 673-726.

-          M. Bendiscioli, Testi relativi allo sviluppo del sistema politico europeo nei secoli XVII e XIX (trattato di Westfalia - trattati 1815-20): corso di storia moderna, a cura di A. Cestaro, Salerno, Hermes, 1957.

-          Mito storia civiltà. Corso di storia per la scuola media, G. De Rosa-A. Cestaio, 3 voll., Bergamo, Minerva Italica, 1980.

-          Nel tempo: corso di storia per la scuola media, G. De Rosa-A. Cestaro, 3 voll., Bergamo, Minerva Italica, 1986.

-          Nicola Monterisi arcivescovo di Salerno, 1929-1944, Atti del Convegno, Salerno, 27-28 maggio 1994, a cura di Antonio Cestaio, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1996.

-          Nicola Monterisi tra fascismo e dopoguerra: 1929-1944, in Niicola Monterisi arcivescovo di Salerno, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1996, pp. 169-179.

-          Partiti e problemi agrari nel Mezzogiorno tra il 1943 e il 1946: considerazioni e appunti, in “Annali Cervi”, 3 (1981), pp. 339-352.

-          Pasquale Saraceno e la Basilicata, in "Rassegna storica lucana", XXIII (2003), n. 37-38, pp. 175-185.

-          Per il VII Centenario della Fondazione della Chiesa di S. Francesco, 1286-1986, a cura di Antonio Cestaro, Eboli, a cura del Centro di studi storici ebolitani, 1987.

-          Per la storia del principato di Salerno al tempo di Masuccio Salernitano, in "Rassegna di Politica e di Storia", n. 9 (1964).

-          Per la storia del Principato di Salerno nel secolo XV, in "Rivista di studi salernitani", n. 1 (1968), pp. 136-160.

-          Per una definizione tipologica e funzionale della parrocchia nel Mezzogiorno nell'età moderna e contemporanea, in La parrocchia nel Mezzogiorno dal Medioevo all'età moderna (Atti del I Incontro Seminariale di Maratea, 17-18 maggio 1977), Napoli-Roma, Ed. Dehoniane, 1980, pp. 165-189

-          Prefazione a G. D’Andrea, La Basilicata nel Risorgimento: testi e documenti, Potenza, Deputazione di storia patria per la Lucania, 1981.

-          Prefazione a U. Fera-V. Morlicchio, Regno di Napoli e delle Due Sicilie: repertorio bibliografico, Salerno, Edizioni Magna Grecia, 2001.

-          Premessa a G. Libertazzi, Vent'anni di studi e ricerche in Basilicata. 1974-1994, Venosa, Osanna, 1996.

-          Presentazione a A. Capano, Vietri di Potenza e il suo territorio. 3: Età Contemporanea (1861-1914), Vietri di Potenza, Comune, 1996.

-          Presentazione a A. Santangelo, Antiche confraternite a Venosa, Venosa, Osanna, 1984.

-          Presentazione a G. Amato, Il notaio Libero Serafini, molisano di Agnone, martire della repubblica partenopea (1798-1799), Salerno, Laveglia, 1990.

-          Raffaele Ciasca tra meridionalismo ed europeismo, in "Bollettino Storico della Basilicata", n. 4 (1988), pp. 109-126.

-          Rapporti tra autorita civili e autorita ecclesiastiche a Salerno dal 1860 al 1872, in "Rassegna di politica e di storia", n. 110 (1963).

-          Rapporto sulla presenza cattolico-democratica nel mezzogiorno: la Campania, in “Sociologia. Rivista di Scienze Sociali dell'Istituto Luigi Sturzo”, 1987, pp. 13-29.

-          Rodinò, Giulio, in Dizionario del movimento cattolico in Italia, Torino, Marietti, 1982, pp. 549-552.

-          Rodinò, Sturzo e il partito popolare a Napoli, in Luigi Sturzo nella storia d’Italia, Atti del convegno internazionale di studi promosso dall'Assemblea regionale siciliana, Palermo-Caltagirone, 26-28 novembre 1971, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1973, vol. 2, pp. 133-153.

-          Sant'Alfonso e il suo tempo, in Alfonso Maria de Liguori e la società civile del suo tempo, Atti del convegno internazionale per il bicentenario della morte del santo, Napoli, Olschki, 1988, pp. 27-39.

-          Scritti in memoria di Leopoldo Cassese, a cura di A. Cestaio e P. La veglia, Napoli, Libreria scientifica editrice, 1971.

-          Società, politica e religione in Basilicata nel secondo dopoguerra: il contributo dei fratelli Rocco e mons. Angelo Mazzarone di Tricarico, Atti del Convegno di studio, Matera-Tricarico, 25-26 settembre 2009, a cura di A. Cestaro e C. Biscaglia, Galatina, Congedo, 2013.

-          Storia del movimento cattolico in Italia, in “Humanitas”, n.s. (), pp. 925-934.

-          Storia della Basilicata, a cura di Gabriele De Rosa e Antonio Cestaro: 1. L'Antichità, a cura di D. Adamesteanu, 1999; 2. Il Medioevo, a cura di C. D. Fonseca, 2006; 3. L'Età moderna, a cura di A. Cestaro, 2000 (comprende La feudalità ecclesiastica, pp. 175-198); 4. L'Età contemporanea, a cura di G. De Rosa, 2002 (comprende Le grandi inchieste parlamentari, pp. 201-225).

-          Storia di una usurpazione: il comune di Capaccio contro l'ex feudatario: (in margine al quarantotto), in “Rassegna Storica Salernitana”, n. 1-4 (1984).

-          Strutture ecclesiastiche e società nel Mezzogiorno. Studi e ricerche dal XV al XIX secolo, Napoli, Ferraro, 1978.

-          Studi di storia sociale e religiosa: scritti in onore di Gabriele De Rosa, a cura di Antonio Cestaro, Napoli, Ferraro, 1980.

-          Studi e ricerche di storia sociale e religiosa dal XVI al XX secolo, Venosa, Osanna, 1996.

-          Territorio e società nella storia del Mezzogiorno, di G. De Rosa e A. Cestaro, Napoli, Guida, 1973.

-          Un comune del Principato Citeriore alla vigilia del crollo del regno borbonico, in  del XXXVI Congresso di storia del Risorgimento italiano, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1960, pp. 133-143.

-          Un recente studio sul pensiero neoguelfo napoletano dopo l'Unità, in "Humanitas. Rivista mensile di cultura", n. s. (1963), pp. 95-97.

-          Università, vescovi e feudatari nella Diocesi di Campagna e Satriano nei secoli XVII e XVIII, in "Rivista di Studi Salernitani", n. 2 (1968), pp. 92-129.

-          Università, vescovi e feudatari nella Diocesi di Campagna e Satriano nei secoli XVII e XVIII, in Feudalità, clero e popolo nel sud attraverso le visite pastorali del '700, a cura di G. De Rosa, Napoli, Libreria Scientifica Editrice, 1969, pp. 351-401.

giovedì 10 agosto 2017

Addio ad Antonio Cestaro, uno storico tra Campania e Basilicata

È morto, a Battipaglia, il 10 agosto, il prof. Antonio Cestaro, maestro della storiografia meridionale, a 93 anni. Nato a Eboli nel 1924, Cestaro si era speso negli studi sull'area del Sele, del movimento cattolico e della nostra Basilicata, spesso con il suo collega e co-autore di molti volumi, Gabriele De Rosa, scomparso nel dicembre del 2009.
Con De Rosa, Cestaro aveva fondato il Centro Studi per la Storia del Mezzogiorno, fucina di ricerche e progetti che riuscì a riunire giovani studiosi lucani e salernitani (primo nucleo della ricerca storica poi sfociata nell'Università della Basilicata, nell'Associazione per la Storia Sociale del Mezzogiorno e nella rinnovata Deputazione di Storia Patria per la Lucania), con l’intento di contribuire con l’ausilio della ricerca storica alla riscoperta dell'identità meridionale. Cestaro aveva insegnato, oltre che a Salerno, anche nell’Università della Basilicata, penetrando nella complessa realtà lucana, cui avrebbe dedicato numerose pagine. Più tardi, nella maturità, tenne corsi di studi anche al Seminario Metropolitano “Giovanni Paolo II” di Pontecagnano Faiano. Cestaro era anche professore emerito di Storia Moderna nell’Università degli Studi di Salerno.
A noi, che lo abbiamo conosciuto negli ultimi anni in occasione di convegni, resta il ricordo di uno storico serio, rigoroso e profondamente radicato nella realtà socio-culturale del Mezzogiorno e della Basilicata, il curatore della benemerita Storia della Basilicata laterziana con De Rosa, il maestro di tanti nostri docenti. Al prof. Cestaro va il nostro ricordo di studiosi e ricercatori, con la promessa, entro domani, di pubblicare una prima, sia pure incompleta, bibliografia.


giovedì 3 agosto 2017

La famiglia Gesualdo e Venosa. 2. Il principe musico

Carlo nacque a Venosa, in Basilicata, l'8 marzo 1566 da Fabrizio e da Geronima Borromeo.
Poche e frammentarie sono le notizie relative ai primi vent'anni di vita e attività del Gesualdo. È noto però che, pur appartenendo a un "ceto di altissima aristocrazia napoletana", e godendo inoltre del prestigio e dell'autorità che gli derivava dallo zio paterno card. Alfonso - dal 1596 arcivescovo di Napoli e decano del S. Collegio -, cominciò prestissimo a dedicarsi agli studi e alla pratica musicale.
Dopo la morte del fratello primogenito Luigi, esigenze dinastiche e la preoccupazione paterna "di dar moglie al secondo affinché sì ampia ed antica eredità non venisse ad uscire dalla casa" (Ammirato, I, 1580; II, 1651, p. 13), spinsero il Gesualdo a unirsi nel 1586 in matrimonio - previa dispensa papale, trattandosi di cugini primi - con Maria d'Avalos, figlia della zia paterna Sveva e di Carlo d'Avalos, e già vedova, seppur giovanissima, di Federico Carafa. Nacque Emanuele, l'erede desiderato ("Lieto presagio di leggiadra vista" - lo cantò il Tasso), che sposatosi nel 1607 con Maria Polissena di Fürstenberg sarebbe poi morto ancora giovanissimo il 20 agosto 1613, a soli pochi giorni di distanza dalla scomparsa del padre.
Le nozze legarono il casato dei Gesualdo a una delle più potenti famiglie dell'aristocrazia napoletana ma portarono, nella notte tra il 16 e 17 ottobre 1590, a un drammatico e fin troppo celebre epilogo - l'uccisione della moglie e del suo amante Fabrizio Pignatelli Carafa, duca d'Andria: soggetto "nel quale piange e canta tutta Napoli", che per lungo tempo, e fino ai nostri giorni, commosse e accese la fantasia spesso morbosa di cronisti, cantastorie e letterati di mezza Europa. Subito dopo la tragedia, senza aspettare l'apertura del processo, che venne subito archiviato dal viceré di Napoli, J. de Zuñiga, conte di Miranda "stante la notorietà della causa giusta dalla quale fu mosso don Carlo Gesualdo principe di Venosa", motivi di opportunità "politica" e di rispetto nei confronti delle famiglie delle vittime (la cui indignazione era dovuta soprattutto al fatto che a compiere il delitto non era stato in prima persona il marito tradito bensì la mano plebea di servitori) spinsero il Gesualdo a ritirarsi nel castello di Gesualdo, dove rimase per circa un anno dedicandosi alla caccia e alla sua ormai quasi ossessiva passione per la musica e la composizione: quando infatti nel febbraio 1594 raggiunse Ferrara per le nuove nozze con Eleonora d'Este - nipote del duca Alfonso II e sorella di Cesare d'Este - sappiamo che recava con sé diverse composizioni che vennero pubblicate pochi mesi dopo il suo arrivo alla corte estense.
Era stato il cardinale Alfonso suo zio a tessere in prima persona la tela di questa nuova e prestigiosa unione che, se da un lato mirava a sottrarre Carlo a un isolamento sin troppo lungo e intellettualmente sterile, inserendolo in un ambiente culturalmente vivacissimo come quello ferrarese, dall'altro corrispondeva alle aspettative - andate poi deluse - di Alfonso II d'Este di impedire con l'appoggio del potente cardinale napoletano che Ferrara tornasse alla Chiesa dopo la sua morte.
La vivacità della corte estense e la nascita del figlio Alfonsino non riuscirono tuttavia a placare l'umore "malinconico" e l'irrequietezza del "Napuletanissimo" principe il quale, dopo solo pochi mesi di soggiorno ferrarese - felicissimo come si è visto dal punto di vista della creatività musicale, assai meno per le crescenti incomprensioni con i membri della corte estense ("un covo di vipere" arrivò a definirla in una lettera allo zio cardinale, eccezion fatta per il vecchio e gentile Alfonso II) e per i pettegolezzi che circondavano la sua vita privata - con grande sconcerto dei parenti acquisiti e umiliazione della moglie, abbandonò improvvisamente Ferrara per rifugiarsi, nel maggio 1594, nella solitudine di Gesualdo. 
all'inizio del 1596, si stabilì definitivamente nel suo feudo meridionale, ancora una volta senza la moglie, che si rifiutò per lungo tempo di seguirlo. Alle insistenti preghiere che gli giungevano da Ferrara perché vi facesse ritorno e, riavvicinandosi a Eleonora (i maltrattamenti verso la quale erano diventati ben presto oggetto dei malumori della corte), rimediasse alla sua fuga, il Gesualdo oppose sempre giustificazioni di salute, sollecitando a sua volta la consorte a raggiungerlo con il figlio. Alla fine la ebbe vinta: il 3 dicembre 1597 la principessa di Venosa, accompagnata dal conte della Saponara, da F. Sanseverino e dalvconte Fontanelli, raggiunse con il figlio il castello di Venosa, accolta con "honori infiniti" dal marito, con il quale poi - nel maggio successivo - mosse alla volta di Gesualdo. Seguirono anni di sofferenze, per il pessimo trattamento riservatole dal marito e per la perdita del figlio Alfonso (che morì nell'ottobre del 1600).
Anni dunque di febbrile ma fertilissimo lavoro, quelli dell'ultimo lungo periodo trascorso a Gesualdo. Anni però anche di cupa solitudine, di ossessioni religiose, di continue "indipositioni" e tensioni psicologiche, rispecchiate come una sorta di confessione autobiografica in madrigali come "Resta di darmi noia/ Pensier crudo e fallace" o quello ancor più drammaticamente espressivo che recita: "Io pur respiro in così gran dolore,/ E tu pur vivi, o dispietato core", che costituirono la ragione prima dell'isolamento nella sua fortezza campana e che alla fine condussero il Gesualdo a uno stato di completa instabilità fisica e mentale.
L'8 settembre 1613 sopraggiunse la morte, preceduta solo di pochi giorni (20 agosto) dalla tragica scomparsa per una caduta da cavallo del figlio di primo letto Emanuele, che forse ne accelerò la fine.
FONTE: Dizionario Biografico degli Italiani, voce di A. Lanfranchi, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2000, vol. 53.

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