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Visualizzazione dei post da Marzo, 2015

Paesi lucani. 31. Il territorio di Senise in età spagnola

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Senise era una terra nella zona meridionale della provincia di Basilicata, ricadente sotto la giurisdizione ecclesiastica della diocesi di Anglona Tursi e distante da Matera quaranta miglia e dallo Ionio venti. Questa Terra confinava con Chiaromonte distante un miglio, con Noia (Noepoli) un miglio e mezzo; era distante due miglia e mezzo da Colobraro; quattro miglia da Sant’Arcangelo e da Roccanova e un miglio e mezzo dal Feudo di Battifarano. La sua circonferenza territoriale era di circa venticinque miglia. Si trattava, dunque, di un territorio molto esteso che, nella sua parte centrale, ospitava l’abitato, situato alle falde di un piccolo monte, in una zona non particolarmente salubre, probabilmente per il fatto che la Terra era attraversata per lungo tratto dal torrente Serrapotamo, un affluente del fiume Sinni, che del resto circondava tutto il territorio. Probabilmente proprio dal Sinni derivava il nome del centro, registrato variamente, nelle “descrizioni” del Regno, come «Sini…

La Basilicata moderna. 19. I Benedettini in Basilicata

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Nel corso dell’Età moderna, anche in Basilicata notevole, se non quasi “monocratica”, fu la rilevanza assunta dalla Chiesa, che assunse una posizione tutt’altro che statica nei confronti della società, adoperandosi per stabilire rapporti solidi con il mondo laico, conformando la propria azione in vita di un reale, incisivo, inserimento all’interno dei quadri dirigenti locali. In effetti, la Chiesa seppe garantirsi una rilevante base patrimoniale, tanto più in coincidenza con il difficile periodo attraversato negli anni della Controriforma, soprattutto perché essa gestiva gran parte dell’agro lucano. Se, in effetti, l’«azienda clerale» ricettizia fu il perno socio-economico della provincia, anche in Basilicata gli ordini religiosi ebbero notevole rilevanza nella “riconquista” delle anime e, in realtà, la tenuta del clero sul territorio lucano fu garantita proprio da monasteri e grancie, tra le quali spiccano quelle dei Benedettini, che vi lasciarono una traccia profonda. Notevoli sono…

Risorgimento lucano. 19. I Dipartimenti della Repubblica Napoletana del 1799

La legge sui Dipartimenti, elaborata da Bassal, non teneva conto delle precedenti sedi di Udienze (tranne che per i casi di Cosenza, Catanzaro, L’Aquila, Salerno, Lecce) e delle naturali divisioni provinciali. Il risultato, sulla carta, sarebbe però stato quello di legare, in una fitta rete di corrispondenze, il “corpo” del regno alla Capitale, superando l’ormai secolare divisione tra centro e periferia che, nel corso dei due secoli precedenti, era andata acuendosi e che, per la brevità dell’esperimento repubblicano e le difficoltà di comunicazione, non sarebbe stata risolta. Che la legge fosse soggetta a continui aggiustamenti, provvisoria e di fatto inattuata fin dall’inizio, lo prova l’editto di nomina dei Commissari Organizzatori che integrava l’articolo 3, che sarebbe stato ulteriormente modificato. Vennero, infatti, inizialmente, nominati i seguenti Commissari: Leone Micheletti (Garigliano); Gian Vincenzo Battiloro (Volturno); Gerardo Sabini (Vesuvio); Ferdinando Ruggi (Sele); …

Francesco Mario Pagano. 4. Pagano, Fiorentino e la giustizia

Partendo dall'analisi delle leggi delle XII tavole dell'Antica Roma, Pagano esprime, già nella sua tesi di laurea, una critica feroce del sistema giuridico e legislativo del Regno di Napoli: per il futuro giurista, grazie alla chiarezza sintetica delle proprie norme la legislazione romana aveva garantito una reale uguaglianza degli uomini, resa al contrario impossibile nella sua epoca dalla confusa e farraginosa legislazione napoletana.  Le Considerazioni sul processo criminale, invece, erano un'opera nata dall'esperienza personale maturata da Pagano come docente di Diritto penale e come avvocato. Pubblicate nel 1787, le Considerazioni proponevano una radicale riforma del sistema giudiziario napoletano. La tesi centrale dell'opera è che il livello di civiltà di uno stato sia strettamente correlato alla qualità del suo sistema giudiziario: una legislazione confusa e contraddittoria, che non tutela adeguatamente i cittadini dai soprusi e dalle prepotenze, è infatti …

La Basilicata moderna. 14. Venosa e i suoi feudatari

Venosa  toccava, nel ventennio del mandato del vescovo Andrea Perbenedetti, il suo periodo di massimo splendore, con un’incidenza notevolissima del potere feudale dei Gesualdo, che attuavano una politica di laicizzazione culturale in aperto contrasto con la rigida applicazione dei decreti tridentini promossa dalla Chiesa.  Del resto, notevole era stato il potere feudale nella città oraziana, fin da quando Pirro del Balzo, duca d’Andria, aveva ricevuto dalla moglie, Maria Donata Orsini, figlia di Gabriele, contessa di Montescaglioso, uno Stato ricchissimo, costituito da città e terre, fra cui Acerra, Guardialombarda, Lacedonia, Lavello e appunto Venosa, con il titolo di duca. Qui il del Balzo fece costruire il Castello (dal 1460 al 1470), distruggendo la preesistente cattedrale cittadina, che fece erigere nuovamente - in posizione significativamente decentrata rispetto all’abitato - con lavori terminati solo nel 1502. Incarcerato il del Balzo, coinvolto nella congiura dei baroni del 1…