Uno dei prodotti più importanti in tal senso fu l’Historiarum epitome de rebus Salernitanis del medico Antonio Mazza, priore dell’Almo Collegio Medico . L’opera, strutturata secondo l’ormai canonico schema delle storie municipali, si presentava di notevole importanza per una decisa polarizzazione della rappresentazione cittadina intorno alla nobiltà ed alle emergenze del ceto togato, incentrato sull’Almo Collegio medico, relegando la maggiore gloria cittadina, l’essere sede della Regia Udienza provinciale, in un breve capitolo. D’altro canto, Mazza non toccava argomenti di tipo economico, assai scottanti per la perdita d’importanza e la riduzione dei traffici commerciali salernitani, ma decisamente poco consoni all’immagine di città di cultura che l’opera intendeva offrire.
In effetti, come medico, Mazza metteva soprattutto in evidenza lo Studio ed il Collegio salernitano, espressione culturale ed ideologica della migliore nobiltà cittadina, che intendeva mostrarsi, attraverso l’opera di Mazza, come istituzione a vocazione internazionale ed alla ricerca di una specifica identità rispetto allo Studio napoletano attraverso una serie di riforme miranti ad implementare la residenzialità degli allievi nella città e ristrutturare i corsi per renderli concorrenziali rispetto alla nuova fisionomia delle professioni che privilegiava l’aspetto pratico dell’exercitium sulla formazione teorica.
Antonio Mazza, secondo il topico modulo della trattatistica napoletana umanistica, invece, espose queste virtù civiche in un vero e proprio trattato de nobili-tate. In esso, l’autore divideva la popolazione di Salerno in tre classi, prima delle quali era quella dei nobili di seggio; la seconda era composta dai patrizi more nobilium viventes, fuori dai Seggi ma «famosi per armi, lettere, dignità, feudi e molte celebri opere dei loro antenati»; la terza, quella dei mercanti, artigiani e plebe, gli artifices. Mazza, dunque, abbozzava uno schema di società d’ordini molto simile a quelli circolanti nella contemporanea trattatistica degli ordini.
Ovviamente, si trattava di una schematizzazione piuttosto abbozzata, anche perché, nel trattatello di Mazza, manca la dialettica interna degli ordini, anche se, si potrebbe pensare, tale mancanza fu voluta, in vista della collocazione di Salerno all’interno di un rigido centralismo quale quello della vicina capitale del Regno e, dunque, volto a mantenere l’idea di fedeltà assoluta della periferia al centro.
