giovedì 12 settembre 2019

Il Mezzogiorno moderno. 6. Giustino Fortunato senior, ministro dei Borbone (G. Fortunato)

Il marchese Giustino Fortunato, nato in Rionero di Basilicata il 20 agosto del 1777, morì in Napoli il 22 agosto del 1862, vedovo di Raffaella Parisi ed orbo di discendenti in linea maschile. Laureato in giurisprudenza nella Università di Napoli e insegnante di matematica nel Collegio della Nunziatella, giudice di pace per decreto della Repubblica Napoletana e combattente nella guardia nazionale al Ponte della Maddalena, dal privato esercizio dell'avvocatura passò il 1806 a capo divisione del ministero della Giustizia e il 1808 a procurator regio della Gran Corte Criminale. 
Durante il governo di Gioacchino Murat, fu prima consiglier di Stato, poi direttor di Polizia a Firenze, infine intendente provinciale a Chieti.
Dopo il 1815 andò consigliere alla Gran Cortee de' Conti, di cui più tardi fu Procurator Generale. Il 1833 venne mandato a Palermo direttore del ministero di Stato presso il luogotenente in Sicilia pel dipartimento delle finanze. 
Il 1841 tornò in Napoli ministro segretario di Stato senza portafoglio, il 1847 fu nominato ministro delle Finanze, il 1848 pari del Regno, il 1849 (7 agosto) presidente del Consiglio de' Ministri e ministro degli Esteri, della cui doppia carica venne esonerato il 1852 (19 gennaio).
Fondatore il 1808 dell'Accademia Pontaniana, fu presidente della Reale Accademia delle Scienze per il triennio 1855-57. Di lui ho alcune memorie a stampa, quali: Su la responsabilità civile degli agenti del governo (1830), Sul tavoliere di Puglia (1831), e Sul trattato di Navigazione e di Commercio con l'Inghilterra (1839).
FONTE: G. Fortunato, Carteggio. 1865-1911, a cura di E. Gentile, Roma-Bari, Laterza, 1978, vol. 1, pp. 43-44. 

giovedì 5 settembre 2019

La Basilicata contemporanea. 30. Fatalità: da una lettera di Nitti a Fortunato

Noi che non crediamo alla vita futura, e che sappiamo che la vita e la morte non sono termini assoluti, ma fenomeni di natura identica, un avvicendarsi e un sostiuirsi scambievole, noi non dobbiamo, mio caro Giustino, credere alla fatalità.
Se io avessi creduto ad essa non avrei lottato e non lotterei contro difficoltà quotidiane, in ambiente dove nessuno sforzo di bontà e di amore porta i frutti che dovrebbe. Tante volte io pure son preso dallo scoraggiamento. Ma una voce interiore mi dice sempre: lotta e credi. Non ridete di ciò che io vi dico. Ma, ogni giorno che passa, io mi convinco che non vi è nulla che sia compiuto con amore, che non dia risultato. 
(...) Nulla si perde. Se vi accasciate sotto la fatalità, che cosa altro vi resta che uno sterile rimpianto? Voi non fate che rimpiangere ciò cui non potete più credere: rimpiangete la fede religiosa, cioè la illusione; rimpiangete il misticismo scemante, cioè la illusione che si dilegua. Voi non concepite la realità. Avete troppo nel vostro cuore e nella vostra anima il difetto della educazione antica. Non abbandonate la illusione cattolica che tutto si possa fare, se non per l'illusione pessimista, che nulla si possa fare.
(...) Nella vita dei popoli, come nella vita degli individui, non vi è nulla di più malefico della illusione pessimista. L'idealismo rivoluzionario, per quanto dannoso esso sia, vale cento volte di più.
Questa è la mia convinzione tenace, senza di cui non lotterei e non amerei: sento, che se non l'avessi la mia esistenza non avrebbe scopo e la mia opera sarebbe vana.
FONTE: G. Fortunato, Carteggio. 1867-1911. a cura di E. Gentile, Roma-Bari, Laterza, 1978, vol. 1, pp. 41-43 (con tagli) - Lettera di F. S. Nitti a Fortunato del 12/2/1896.

Il Mezzogiorno moderno. 6. Giustino Fortunato senior, ministro dei Borbone (G. Fortunato)

Il marchese Giustino Fortunato, nato in Rionero di Basilicata il 20 agosto del 1777, morì in Napoli il 22 agosto del 1862, vedovo di Raf...