giovedì 9 febbraio 2017

Paesi lucani. 39. Il Pollino all'inizio dell'Ottocento

La strada fuori Rotonda è bellissima, e tutto vi è coltivato come non si può meglio. La quantità di acqua che scende da vicini monti è col più grande accorgimento impiegata nelle irrigazioni; nè vi è parte di quell'esteso territorio, che l'industria degli abitanti non abbia reso irrigabile. […] Lungo la strada incontriamo a sinistra un edifizio considerevole, che ci si è detto essere un Ospedale di proietti, col titolo di S. Maria della Consolazione. […] Avanzando la strada verso le falde del monte, dopo bel tratto di cammino arriviamo al luogo detto il Tempone, che corrisponder potrebbe alla Serra di Mauro nella Carta del regno. […] 
Il piano che qui tutti chiamano di Ruggia, nella carta del regno può corrispondere al luogo detto La Cupia, e che altri chiamano Rabbia. Al nord dello stesso piano, sulla citata carta è notato un monte col nome di Grattaculo, ma noi per quanto ne abbiamo richiesti le guide ed i pastori niuno ha saputo darcene contezza. […] 
Dopo 3 ore di cammino, ci siam trovati nel centro di nera foresta, ove difficilmente umane orme s'imprimono. I faggi e gli abeti di mole piucchè colossale, si stringono per modo da non permettere l'adito che a qualche debole ed interrotto raggio di luce. Molli di questi grandi alberi, dalla violenza de" turbini schiantali, a barricarci la strada si frappongono. A volerne giudicare a colpo d' occhio, sembraci esservene di fino a i3o palmi di altezza, su di un diametro di circa tre piedi. […] 
Quì tutto è abbandonato alla, natura, e solo di volta in volta sogliono i pastori impiegar qualche faggio per costruirne le loro capanne. Anche da Rotonda, una volta l'anno, gran parte della po-polazione qui recasi per abbattere e trasportarsi uno de' più grossi abeti destinato a servir di majo in una delle loro pubbliche feste. Le nostre guide ci han detto puranco, che più di una vol-ta si avrebbe voluto trar partito di quelle foreste; ma che la difficoltà de' trasporti ne ha fatto abbandonare il pensiero. Generalmente crediamo che il nostro paese sia povero di boschi, per-ché sogliamo giudicarne da quelli che vediamo a portata de' luoghi accessibili, ma se vorremmo darci la pena di seguire il pedestre cammino de' pastori fin nell' interno de' nostri sterminati monti, oh come ci sarebbe facile disingannarci!
Alle 5 pomeridiane siamo fuori della foresta nel luogo chiamato fiaccamo, e presso a sboccare sulla tempo, del Pollino. Questo luogo è frequentato da greggi di capre e di pecore, che più facilmente si accomodano de' meno pingui pascoli di questa boscosa regione. Un rigagnolo di freddissima acqua, opportuno ci si offre nel più basso fondo della valle, onde apprestate!grato rinfresco, dopo il disagiatissimo cammino percorso. Nella carta del Regno questo luogo è segnato col nome di Conocchìella, ed il rigagnolo che vi è dappresso scorgesi immettere nel torrente detto Frido, che si scarica nel Sirino. La corona de' monti che questa valle circoscrivono, si compone, al sud, di una delle più alte cime del Pollino, detta Pollinello, su cui in varie undulazioni tuttora si spandono larghe fasce di neve; all' ovest, di un monte boscoso, detto la serra del Prete, ed al sud-est, di un altra più elevata punta del Pollino, detta di Dolce Dorme.

FONTE: L. PETAGNA-G. TERRONE-M. TENORE, Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata e della Calabria citeriore, Napoli, nella Tipografia Francese, 1827, pp. 44-50 (con tagli).


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