mercoledì 7 agosto 2013

Tra Calabria e Basilicata: proposte per una storia "globale"

La zona nord-occidentale della Calabria è stata ampiamente indagata per quanto concerne l'antichità magno-greca e romana, nonché per il problema del brigantaggio; manca, tuttavia, uno studio d'insieme atto ad individuarne le caratteristiche in età moderna e, soprattutto, il carattere di "microstoria dinamica" che tale area presenta tra il Quattrocento ed il Settecento. In tal senso, bisogna partire proprio dall'assunto che la zona in questione, che giunge ad inglobare nei suoi processi evolutivi anche Maratea, presenti un costante carattere di dinamicità non ancora del tutto compreso ed indagato. Ciò in una visione volta ad evidenziare in primo luogo gli assetti urbani e rurali, partendo da quelle spie più macroscopiche dell'evoluzione storica che sono monumenti ed assetti urbanistici, per poi concentrarsi sulle istituzioni e sull'iconografia sacra, altro importante specchio dei cambiamenti socio-culturali.
Un primo passo è quello di affrontare appunto l'evoluzione dei contesti, ottenuti in primo luogo tramite l'analisi delle istituzioni, ma anche dell'onomastica, che giunge in soccorso della ricostruzione storica quando mancano le fonti d'archivio, tramite l'osservazione delle sedimentazioni che danno misura del tempo e delle dominazioni sul territorio. Un secondo passo è quello di analizzare, inoltre, i monumenti come prove del loro essere punti di raccordo ed accentramento in aree a forte vocazione strategica come quella dell'alto Tirreno cosentino, che assume una forte valenza di controllo commerciale poi persa con lo sviluppo urbano post-normanno.
Se l'assetto rurale è analizzato tramite il ricorso alle fonti monumentali e toponomastiche, in un secondo momento bisogna mirare alla ricostruzione, nel microambiente calabrese, degli effetti dell'interazione tra poteri locali e direttive ecclesiastiche.
Soprattutto l'organizzazione ecclesiastica rivela come, dopo il Concilio di Trento, nell'area nord-occidentale della Calabria si vengano costituendo fondamentalmente delle "piccole repubbliche cristiane" con un assetto istituzionalizzato e di tipo sociale, che fanno di confraternite ed altre iniziative della Chiesa vere e proprie organizzazioni para-istituzionali e proto-democratioche, che - come l'autore rileva con dovizia di riferimenti - avrebbero dato, specie nel XVIII secolo, un forte impulso al giurisdizionalismo riformatore. L'assetto istituzionale, rigorosamente definito e volto a coprire le sempre più numerose mancanze del potere nei vari ambiti, si nota specialmente negli statuti, che appaiono come codifiche regolari di elezioni e cariche, basati su un burocratismo "positivo" evidente nella diversificazione dei compiti e soprattutto nella volontà di non assolutizzare un capo unico e fisso come nel governo centrale. 
Gli statuti delle associazioni e delle Università marcano anche la volontà unitaria degli intenti dei loro membri, diretti a diversificare gli obiettivi pur perseguendo uno scopo unitario: si spiega, così, l'attenzione alle più minute regole di organizzazione dei compiti e degli ambiti su cui operare. Le stesse confraternite, con le loro iniziative come i Monti di pietà, si pongono come veri e propri punti di interscambio tra politica e Chiesa, in cui la consonanza di vedute permette al potere ed alle organizzazioni ecclesiali di interagire e migliorarsi a vicenda, in un'ottica illuminata basata su codici di condotta armonica tra due dimensioni percepite come diversi aspetti del vivere civile e che creano un nuovo fedele integrato nella società.
Accanto alla ricostruzione basata sulle fonti archivistiche, altrettanto fondamentale, inoltre, risulta l'analisi sociale fondata sull'iconografia e sviluppata in special modo sul complesso snodo della regione monastica del Mercurion.
In quest'ambito, risulta utile una lettura sub specie imaginis dello sviluppo socio-economico dell'ampio territorio tra Maratea e Scalea tramite l'analisi dei repertori iconografici presenti nelle chiese e visti come espressione evidente, come "visibile parlare" di problemi che affiorano chiari pur nell'apparente astoricità del soggetto religioso. Nel caso del basilianesimo, vanno recuperate le frammentarie testimonianze di diversi siti basiliani di età tardo-medievale per far notare come l'eredità del monachesimo italo-bizantino si protragga fino al XVI secolo, con strascichi "ecistici" e, in generale toponomastici. L'importanza del fenomeno venne compresa dalla Controriforma, che recupera la vitale attività socio-spirituale dei basiliani per contrapporsi al devozionalismo "dinamico" dei protestanti. Esempi del dialogo tra Chiesa tridentina e basilianesimo sono dati dai vari recuperi di temi artistici di tipo bizantino, come nell'amplissima diffusione di martiri orientali come San Biagio a Maratea, patrono dei cardatori della lana in un'area a grande sviluppo agricolo, e san Leonardo, patrono della semina.
Da un simile e variegato discorso socio-politico potrebbe emergere un progetto di storia globale, in cui le direttrici della "grande" storia si rispecchiano ed arricchiscono di valenze in un'area tradizionalmente ritenuta priva di storia ed immobilizzata nel ricordo di ciò che fu l'antichità.

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