venerdì 14 giugno 2013

Nicola Addone di Potenza nel giudizio di un contemporaneo



Un cittadino di Potenza,Niccolò Addone, ricco, fiero per natura, devoto della cristiana religione, amante di repubblica, ma occulto, perché temeva nelle dubbietà di quello stato arrischiare le sue ricchezze, quando vide lo spettacolo atroce, giurò vendicarlo, e noi potendo apertamente, usò d'inganni. Conciossiachè, fingendosi Borboniano, allegro della morte del vescovo, chiamò a convito gli uccisori, e, dopo lauta mensa e bevere trasmodato, tutti gli spense; né già di veleno, ma di ferro; e più col braccio proprio che de' suoi fedeli, che pure a mensa o nascosti nella casa attendevano il comando della strage.
Orrida scena, che spiacque a' partigiani medesimi di repubblica; e l'Addone, ciò visto, fuggì di Potenza, e tenutosi lungo tempi ne' boschi, si riparò in Francia. Anni appresso, perdonato di quei misfatti per decreti del nuovo re Giuseppe Bonaparte, tornò in Regno; e l'età nostra lo vide accusatore calunnioso di delitti di maestà a pro de' Borboni, e a danno di onesti cittadini. Né fu punito; e vive ancora tra ricchezze avite, o mal tolte.


Da P. COLLETTA, Storia del Reame di Napoli, su liberliber.it

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