Risorgimento lucano. 6. Rocco De Petrocellis. Da Missanello per l'Unità d'Italia


Rocco De Petrocellis nacque a Missanello il 15 ottobre 1815 da Pierluigi de Petrocellis junior e Cristina Marotta. Di ricca famiglia gentilizia, fu iscritto nei ruoli fondiari per un imponibile di 140,91 ducati. Affiliato alla Carboneria, nel 1848 militò nella corrente radicale e favorì i moti contadini. Capitano della Guardia Nazionale di Missanello, nel giugno del 1848 si recò a Castronuovo e si mantenne in corrispondenza con i parenti Vitelli e Lacava. Fu ospite di Pietrp Lacava e proprio a casa sua apprese la notizia dell’insurrezione scoppiata in Calabria e principalmente in Cosenza: proprio dopo aver preso contatti con gli insorti calabresi, tornò a Missanello, organizzandovi un reparto armato per sostenere il movimento insurrezionale al fine di costruire un Governo a Potenza. 
Intensi furono i rapporti tra i patrioti lucani che in contatto con le direttive del Circolo Costituzionale Lucano si preparavano per la chiamata del 10 luglio, come stabilito nel convegno del 25 giugno. Ma vani furono i tentativi e le spinte motivazionali che portarono i missanellesi, di numero venti, capitanati da Rocco de Petrocellis e dal primo tenente Francesco Paolo Di Pietro a raggiungere i gallicchiesi, un’ottantina, capitanati da Giambattista Robilotta e Giuseppe Robertella, il più battagliero tra i patrioti, alla volta di Armento, Montemurro, Corleto. In nessuno dei tre paesi menzionati si riuscì a reclutare gente per formare quella truppa che avrebbe successivamente marciato su Potenza. Il tentativo insurrezionale fallì e il giorno 8 luglio tutti ritornarono alle loro case. Nel 1849 Rocco de Petrocellis aderì alla setta dell’Unità Italiana e, ricercato dalla polizia borbonica, sfuggi alla cattura rendendosi latitante fino alla primavera del 1850, quando fu fermato e rinviato a giudizio della Gran Corte Speciale di Basilicata per rispondere di «cospirazione e attentato ad oggetto di distruggere e cambiare la forma del legittimo Governo eccitando i sudditi ed abitanti del Regno ad armarsi contro l’autorità Reale». 
Il 13 giugno del 1849, iniziò il processo contro i reati politici commessi nel 1848 da Rocco De Petrocellis insieme a Giuseppe Robertella e altri. Domenico Juliana, giudice della Gran Corte Criminale fu mandato direttamente da Napoli per giudicare i reati commessi a Potenza e Provincia. Un processo che non fu imparziale. Nella lunga fase istruttoria raccolte le varie testimonianze degli accusatori del De Petrocellis si arrivò alla decisione d’arresto di cinque gallicchiesi e due missanellesi. Prima del processo, De Petrocellis usufruì della sovrana indulgenza del 17 gennaio 1852 e ottenne la libertà provvisoria. La condanna al carcere fu tramutata con provvedimento del 20 febbraio di quello stesso anno in arresto domiciliare ma, nonostante fu sottoposto a stretta vigilanza dalla polizia, mantenne sempre rapporti con i liberali lucani. 
Il 16 agosto 1860, De Petrocellis fu a capo degli insorti missanellesi che accorsero a Potenza per sostenere il Governo prodittatoriale. Tra gli insorti che accorsero a Corleto Perticara insieme a Rocco De Petrocellis e seguirono la I colonna delle forze insurrezionali lucane che operò al comando di Giuseppe Domenico Lacava bisogna ricordare, oltre al figlio Pier Luigi, che nel 1910 pubblicò un breve articolo di Ricordi Storici, almeno l’avvocato Giuseppe Alianelli, figlio di Nicola, che aveva studiato a Potenza. O ancora, Antonio Labella, nato da una famiglia distintasi con quell’Antonio ricordato dall’Alianelli come insigne pittore morto in Missanello. Fu avviato agli studi giuridici e a Napoli ebbe rapporti con elementi del movimento liberale.
De Petrocellis fu incaricato, per la zona di Sant’Arcangelo, di svolgere funzioni di «commissario installatore della Giunta insurrezionale». Furono, questi, giorni di grande impegno politico: infatti il 25 agosto 1860 nominò la Giunta a Missanello, e nominò, oltre a se stesso, altri due componenti, Andrea Alianelli e Costantino Pandolfo. Incaricò come sostituto cancelliere Carlo De Sanctis, già incluso tra gli «attendibili» politici e sottoposto a «sorveglianza di polizia». 
A seguire istituì la Giunta ad Armento e Gallicchio il 27 agosto, a Gorgoglione il 28 agosto, mentre a Guardia, quello stesso giorno, trovò la Giunta già organizzata dal commissario Paolo Pizzicara. Il 29 agosto fu a Cirigliano, il 31 a Stigliano, l’1 settembre ad Aliano, il 3 settembre a S. Arcangelo, il 4 settembre a Roccanova e il giorno seguente a Castronuovo. Prevalentemente il criterio di valutazione nella scelta dei componenti delle Giunte Insurrezionali fu la precedente partecipazione alla rivoluzione del 1848.
Dopo il 1860, Rocco De Petrocellis ricoprì la carica di Primo cittadino e partecipò alla repressione dei moti l i legittimisti scoppiati in Basilicata nell’aprile del 1861, distinguendosi a San Chirico e dando la caccia ai briganti. Eletto, altresì, Consigliere Provinciale di Basilicata, mantenne fede agli impegni presi risolvendo molteplici problemi riguardanti il proprio collegio. Aderì, inoltre, al Comitato di Provvedimento a Garibaldi per Roma e Venezia. 
Estremamente importante fu l’influsso di Rocco De Petrocellis e della sua famiglia nella diffusione della Massoneria a Missanello. Aggregato già dal 1849 alla setta massonica per l’Unità d’Italia, con il grado di alto dignitario massonico Rocco De Petrocellis organizzò a Missanello un’energica Loggia, «La Insurrezione Lucana», fondata nel 1871. Proprio a Missanello egli morì il il 12 ottobre 1885.



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