sabato 13 aprile 2013

Oronzo Albanese, patriota di Tolve. 2. Il rivoluzionario e il martire

Intanto che l’azione sanfedista si faceva sempre più oppressiva, a Tolve venne costituito un gruppo di armati ed allestito un Tribunale Rivoluzionario, in accordo a quanto previsto dal Patto di Concordia, che la Municipalità aveva sottoscritto assieme ad altri centri del Potentino. Tale “Patto”, una vera e propria lega di autosoccorso, prevedeva, tra l’altro, difesa reciproca dagli attacchi nemici; difesa in ogni comune della Repubblica; diffusione delle nuove idee negli altri centri; impedire il ricongiungimento delle truppe sanfediste di Ruffo e Sciarpa.
Fedele agli accordi presi, Albanese doveva sorvegliare l’area bradanica con postazioni armate di difesa che fecero deviare le truppe del cardinale Ruffo. Quando a marzo prima San Chirico poi Matera e Grassano, erano dichiaratamente antirivoluzionarie, la situazione divenne preoccupante. La restaurazione di San Chirico risultò possibile grazie all’aiuto dei realisti tolvesi; gli stessi, che rafforzatisi con l’arrivo di uomini da Grassano, si diressero verso Tolve nel tentativo di far cadere la Municipalità del posto. La Guardia Civica, nonostante il grosso dei suoi uomini si trovasse ancora sul Bradano, ne ebbe comunque ragione. Caduti i fratelli Perrone, organizzatori di quell’offensiva, le forze antirivoluzionarie cercarono di riparare alla volta di Macchia Orsini, dove furono disperse. Nell’occasione furono catturati alcuni realisti -tra gli altri Nicola D’Auria- in seguito giudicati dal Tribunale Rivoluzionario presieduto da don Oronzo.
Non potendo intervenire in tutta la Provincia, i repubblicani di Basilicata concentrarono le loro forze tra Muro, Calvello, Tolve e Palazzo San Gervasio, riconoscendo ampi poteri a Michelangelo Vaccaro, designato dal Governo Provvisorio al comando militare della zona. Per poter controllare quest’area, e soprattutto Potenza, occorreva riprendere San Chirico.
Le voci che giungevano da Napoli erano allarmanti; questa volta era il cuore stesso del sentimento democratico ad essere in pericolo; contingenti provenienti da tutte le Province, si diressero verso la capitale. Il sacerdote democratico di Tolve fece altrettanto, lasciati i presidi bradanici a Diomede Alicchio, si distinse, assieme ad altri tolvesi, nella difesa del Castello di S. Elmo.
Il 15 luglio fu catturato dai sanfedisti e dopo un breve soggiorno a Castel dell’Olmo venne trasferito nelle carceri di San Francesco a Matera, dove, dopo un processo dalla sentenza scontata, il 30 dicembre fu condannato alla pena capitale, all’età di 51 anni.
Dall’atto di morte, contenuto nei Registri dell’Arcipretura di Matera –pubblicato a suo tempo da Raffaele Riviello – si evidenzia l’atteggiamento, dagli aspetti complessi e addirittura sfiorante l’eresia, che l’Albanese tenne:
 
Anno 1799 die Mensis Decembris R.dus D.us Orontius Albanese Sacerdos Civitatis Tulbi anno actatis suae 51 circiter in vinculis detentus hujus Regiae Audientiae Basilicatae ob perduellionis crimina praecedentibus mensibus admissa, tempore inique Anarchiae, in Comunione S. Matris Ecclesiae humillime ita. ut omnibus non in certa praeberet verae contritionis signa ex Ecclesia Iesu Flagellis traditi, vulgo dicta degli artisti ductus fuit in pubblicam patibulum extra Portam Civitatis, praecedentibus Albis Confratribus Nobilibus Sanctae Mariae de Costantinopoli, ac nonnullis Sacerdotibus, ubi laqueo suspensus animam Deo reddidit, Sacrementis Poenitentiae et Eucharistiae presepe refectus, Sacramento Extremae Unctionis in voto suscepto, ac Ind. Plen. a R:mo Archip.te D. Dominico. Antonio Sarra prope idem patibulum munitus; (…) Cuius Corpus circa horam 23 ejusdem dici ipsius Mortis fuit asportatum in hanc Matr.nam Ecc.am, et humatum fuit in sepulcro Sacerdotum prope Aram S. Mariae de Bruna”.  
 
Condannato al patibolo, Albanese rifiutò i sacramenti dell’eucarestia, della penitenza e dell’estrema unzione per non identificarsi con quei religiosi che avevano, di fatto tradito le idee che avevano segnato la sua azione civile, oltre che religiosa.
 
Bibliografia:
N. MONTESANO, Se non fosse per quel santo. Tolve. La storia, il prete, il patrono, Matera, Altrimedia, 2012.

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