venerdì 5 aprile 2013

Metaponto: impressioni di un viaggiatore del 1879


Metaponto è un deserto e vi si arriva attraverso un deserto. Quarantaquattro chilometri separano Taranto dalla stazione di Torremare e in tutto questo percorso lungo la costa non si incontra un'abitazione umana ad eccezione delle case dei cantonieri che sorvegliano la ferrovia., costruite ad intervalli regolari ai margini della strada ferrata. (...). L'assenza di abitanti comporta una assenza di colture. A stento di tanto in tanto si incontra un campo che, a rari intervalli, è scalfito da un aratro identico da sempre a quello del tempo favoloso quando il re Morges insegnava l'agricoltura agli aborigeni. La strada ferrata corre a poca distanza dalla riva, di fronte ai flutti che si rompono sulle dune di sabbia con cupo fragore; a distanze regolari una torre cadente, di forma quadrata, si erge su queste dune. (...). Dall'altro lato della linea ferroviaria, la piana si estende fin tanto che lo sguardo può abbracciarla, monotona e appena ondulata, coperta di lentischi, di kermes e di ontani intristiti dal fogliame grigiastro, mentre la striscia frastagliata delle montagne chiude l'estremo orizzonte. Innumerevoli cinghiali abitano queste foreste, tornati allo stato di ferocia in cui dovettero trovarli i primi immigrati enotrii. Attraverso la pianura mi pareva di ritrovarmi in una delle zone più desolate della Grecia o dell'Asia Minore (...). 


E proprio come in Grecia o in Asia Minore anche qui l'occhio è d'improvviso colpito da oasi di verzura che interrompono l'uniformità della landa deserta e della sua scarsa vegetazione. Lo stesso contrasto con quanto li circonda conferisce a questi scorci di paesaggio intrisi di luce un incanto inesprimibile; e come un sorriso della natura in mezzo alla sua tristezza, un sorriso ancora segnato di dolce melanconia. Dovunque scorre un filo d'acqua il sole sviluppa una vegetazione lussureggiante, che ha il vigore della foresta vergine. I ruscelli che vengono dalla montagna, ostruiti dalla sabbia alla foce, formano piccoli laghi circondati da canneti, coperti di ninfee, su cui pendono grandi alberi piegati dal tempo. Giovani liane dal verde smagliante si arrampicano su questi alberi cercando l'aria e la luce, si allacciano ai loro rami e ricadono in festoni fino a toccare l'acqua. Si avverte, a guardarle, quella seduzione penetrante e morbosa nota a chiunque abbia frequentato i paesi caldi e che si sente nei luoghi dove la malaria e in agguato come per spiare l'imprudente che indugia ai perfidi appelli della sirena.
Torremare, che dà il nome all'attigua stazione ferroviaria, è una antica roccaforte medioevale, rimaneggiata nel secolo XVI, oggi da molto tempo smantellata e trasformata in masseria. Tutta la superficie della pianura circostante, tra il Bradano e il Basento, è coltivata dai contadini che scendono a lavorare dal grosso paese di Bernalda, situato a circa otto chilometri, sulle prime falde della montagna. Il castello, interamente costruito con blocchi sottratti ad antichi edifici, include una piccola chiesa ove questi braccianti trovano messa la domenica e i giorni di festa, quando i lavori dei campi li trattengono nella pianura (...). Qui non esiste un solo sentiero battuto o coperto di ghiaia; si è costretti a camminare attraverso le campagne, il cui suolo grasso e naturalmente irrorato dalle infiltrazioni dei due fiumi, dopo qualche giorno di pioggia si trasforma in un mare di fango. Se in tali condizioni si vogliono visitare le antichità di Metaponto, non c'è altro modo che prendere un carretto altissimo, poggiato su due grandi ruote, e farsi trasportare su questo veicolo non molleggiato (particolare di cui ci si accorge fin troppo presto), da un paio di cavalli tisici, di cui uno, attaccato fuori dalle stanghe, sta li soltanto per forma e non può tirare un bel niente.; senza poi considerare la possibilità di vedere il carretto affondare in una palude [...] Ma non è il moderno confort che si è venuti a cercare nelle rovine di Metaponto, e chi non sa prendere con allegria queste piccole miserie del viaggio ha una sola cosa da fare: restare a Napoli e non azzardarsi mai ad abbandonarla per spingersi più a sud.

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