Risorgimento lucano. 3. Giambattista Pentasuglia un materano tra i Mille


«Garibaldi aveva dato ordine a Crispi, a Castiglia, ad Andrea Rossi e a Pentasuglia di prender terra immediatamente, sia per disporre quanto occorreva allo sbarco, sia per impossessarsi del  telegrafo elettrico, del municipio, delle carceri e della tesoreria.[…] 
Pentasuglia corse al telegrafo, e puntando un revolver sul  petto dell'impiegato, s'impossessò della macchina. L'impiegato  aveva già trasmessa a Palermo la notizia dello sbarco, con quei  particolari che poté procurarsi. Il telegrafo elettrico era in diretta comunicazione col luogotenente, anzi la macchina dell'ufficio di Palermo stava proprio nel gabinetto del Galletti, il quale  aveva alla sua immediazione un telegrafista di fiducia, chiamato De Palma, tuttora vivo. Furono chieste da Palermo maggiori notizie, e soprattutto se la città era tranquilla, al che il Pentasuglia rispose: Tranquillissima: i due vapori arrivati sono vapori nostri. La, contraddizione lampante con le prime notizie e l'osservazione fatta al Galletti dal De Palma, che era cambiata la mano del telegrafista, persuasero il primo che lo sbarco di Garibaldi era avvenuto e il telegrafo già passato in mano di lui». 
Da R. DE CESARE, La fine di un regno (Napoli e Sicilia), Città di Castello, Lapi Tipografo-Editore, 1900, parte II, p. 208.

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