giovedì 14 marzo 2013

Podestà e sindaci a Potenza. 1940-1946


In Italia il regime fascista introdusse la figura del podestà con la legge 4 febbraio 1926, n. 237, una delle cosiddette leggi fascistissime.
Dal 21 aprile 1927 al 1945 gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunta e dal consiglio comunale furono trasferite al podestà, nominato con Regio decreto per cinque anni e in ogni momento revocabile. Nei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti il podestà poteva essere affiancato da uno o due vice-podestà (a seconda che la popolazione fosse inferiore o superiore a 100.000 abitanti), nominati dal Ministero dell'Interno. Il podestà era inoltre assistito da una consulta municipale, con funzioni consultive, composta da almeno 6 consultori, nominati dal prefetto o, nelle grandi città, dal Ministro dell'Interno.
Un ordinamento speciale fu invece previsto per la città di Roma alla cui amministrazione venne preposto un governatore.


Il periodo fascista comporto per la città di Potenza  una ridefinizione degli spazi urbani, mentre a capo dell’amministrazione cittadina si alternarono vari podestà. Nell’estate del 1942 un primo segno della ripresa della vita democratica si ebbe con l’incontro regionale, a Potenza, delle componenti parrocchiali cittadine, sotto l’impulso dato negli anni precedenti dai vescovi lucani, per fornire un indirizzo alla vita democratica e sociale in vista della caduta del regime fascista.
Successivamente, nel 1943, quando podestà era Giovanni Cristalli, otto ragazzi fondarono nel capoluogo il circolo del Partito azzurro, che contestava il fascismo e la sua alleanza con la Germania, sostenendo l’impossibilità del predominio sovietico in Italia una volta conclusasi la Seconda guerra mondiale.
Con la firma dell’armistizio stipulato con gli Alleati, il capoluogo subì il bombardamento del 9 settembre 1943: gli Alleati entrarono il 20 settembre, affidando l’amministrazione cittadina al commissario Vito Reale che, nominato sottosegretario agli Interni, fu sostituito da Umberto Lapenna, coadiuvato dall’indipendente Michele Riviello, dal socialista Antonio Colombo, dal comunista Basilio Napoli e dal nittiano Antonio Tamburrini. Intanto, la vita democratica cittadina rinasceva con l’apertura, nel 1943, della sezione comunista con il contributo di Michele Mancino, mentre la Democrazia cristiana aveva costituito la sua sezione con il sostegno del vescovo Augusto Bertazzoni e di don D’Elia e i socialisti si erano riorganizzati sotto la guida di Enzo Pignatari. Forte sostegno ebbe la Democrazia cristiana dalla Chiesa, che ebbe il suo punto di riferimento in Emilio Colombo, vicepresidente dell’Azione cattolica, mentre il partito nittiano del capoluogo era guidato da Vito Reale. Il 3 gennaio 1944 divenne commissario cittadino, con nomina prefettizia, Michele Riviello, che, dopo il passaggio della città dall’amministrazione alleata a quella italiana, nel successivo giugno fu nominato sindaco. La Giunta provvisoria, insediatasi alla presenza del maggiore Hoover delle forze alleate, era composta dal socialista Francescantonio Colombo, dal democristiano Nicola Lamorgese, dal comunista Napoli, dal nittiano Antonio Tamburrini e dai supplenti Mazzoccoli, comunista, e Padovani, socialista. Il sindaco e la Giunta chiesero una verifica dalla quale, però, non emersero irregolarità: nonostante ciò il Riviello, gli assessori Tamburrini e Colombo si dimisero. Fu quindi avviato l’ennesimo commissariamento del Comune con la nomina a commissario di Giovanni Guaiana, in carica fino alle elezioni del 31 marzo 1946.

1940  Podestà: Cav. Avv. Giovanni Cristalli (PNF)
1941  Podestà: Cav. Avv. Giovanni Cristalli (PNF)     
         Vice Podestà Avv. Domenico Labbate
1942  Podestà: Cav. Avv. Giovanni Cristalli (PNF)
         Vice Podestà Avv. Domenico Labbate
NB Dal 30 maggio è Commissario Prefettizio il Comm. Rag. Nicola Pergola (PSI).
1943 Commissario Prefettizio Comm. Rag. Nicola Pergola (PSI)
           Dal 3 aprile è Commissario Prefettizio il Comm. Avv. Enrico Vita, che dal 24 aprile 1943 si firma come Podestà.
NB Dal 9 ottobre 1943 gli atti sono firmati dal Commissario Prefettizio Avv. Vito Reale (Partito Democratico del Lavoro [nittiano]), che dallo stesso giorno viene indicato come Podestà. Tale alternanza di titolatura continua fino al 30 ottobre.
Dal 10 novembre 1943 è Commissario Prefettizio il Comm. Dott. Umberto Lapenna (socialista nittiano), fino al 30 dicembre.
1944  dal 3 gennaio è Commissario Prefettizio il Prof. Michele Riviello (indipendente), che si firma Sindaco dal 4 marzo 1943, ma viene nominato Sindaco il 7 giugno dal Prefetto, su designazione del Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale.
1945  Sindaco: Prof. Michele Riviello.
          Dal 22 marzo firma le delibere della Giunta il Commissario Prefettizio Comm. Rag. Giovanni Guajana, fino alle elezioni del 31 marzo 1946.
1946 Dal 29 aprile firma come Sindaco l’Avv. Pietro Scognamiglio (DC), fino al 31 dicembre.
1947  Sindaco: Pietro Scognamiglio (DC)
1948  Sindaco: Pietro Scognamiglio (DC). Dal 28 febbraio 1948 firma le delibere il Sindaco Notaio Giuseppe Sivilia (DC), che resta in carica fino al 15 settembre 1949.
1949 Avv. Vincenzo Torrio (PSIUP, poi PCI).

Fonti consultate presso l’Archivio Storico Comunale di Potenza (ASCP)
Fondo Amministrazione, Deliberazioni del Podestà:
- voll. 183, 184 (1941-1942)
Fondo Amministrazione, Deliberazioni del Commissario Prefettizio:
- voll.196, 197, 198 (1943-1944)
Fondo Amministrazione, Deliberazioni della Giunta:
-voll. 260, 261, 262, 263 (1945-1949)

Bibliografia consultata
- L. Calabrese, La città di Potenza tra il crollo del fascismo e la nascita della Repubblica (1943-1948). Contesto politico-istituzionale e assetti amministrativi, in «Bollettino Storico della Basilicata», xxi (2006), n. 22.

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